Powered By Blogger

venerdì 12 aprile 2013

I fiori di Palazzeschi


I fiori

Non so perché quella sera,fossero i troppi profumi del banchetto...irrequietezza della primavera...un’indefinita pesantezza mi gravava sul petto,un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...ero stanco, avvilito, di malumore.Non so perché, io non avea mangiato,e pure sentendomi sazio come un re digiuno ero come un mendico,chi sa perché?Non avevo preso parte alle allegre risate,ai parlar consueti degli amici gai o lieti,tutto m’era sembrato sconcio,tutto m’era parso osceno,non per un senso vano di moralità,che in me non c’è,e nessuno s’era curato di me,chi sa...O la sconcezza era in me...o c’era l’ultimo avanzo della purità.M’era, chi sa perché,sembrata quella sera terribilmente pesala gamba che la buona vicina di destra teneva sulla mia fino dalla minestra.E in fondo...non era che una vecchia usanza,vecchia quanto il mondo.La vicina di sinistra,chi sa perché,non mi aveva assestato che un colpetto alla fine del pranzo, al caffè;e ficcatomi in bocca mezzo confetto s’era voltata in là,quasi volendo dire:"ah!, ci sei anche te".

Quando tutti si furono alzati,e si furono sparpagliati negli angoli, pei vani delle finestre,sui divani di qualche romito salottino,io, non visto, scivolai nel giardino per prendere un po’ d’aria.E subito mi parve d’essere liberato,la freschezza dell’aria irruppe nel mio petto risolutamente,e il mio petto si sentì sollevato dalla vaga e ignota pena dopo i molti profumi della cena.Bella sera luminosa!Fresca, di primavera.Pura e serena.Milioni di stelle sembravano sorridere a morose dal firmamento quasi un’immane cupola d’argento.Come mi sentivo contento!Ampie, robuste piante dall’ombre generose,sotto voi passeggiare,sotto la vostra sana protezione obliare,ritrovare i nostri pensieri più cari,sognare casti ideali,sperare, sperare,dimenticare tutti i mali del mondo,degli uomini,peccati e debolezze, miserie, viltà,tutte le nefandezze;tra voi fiori sorridere,tra i vostri profumi soavi,angelica carezza di frescura,esseri puri della natura.Oh! com’ è bello sentirsi libero cittadino solo,nel cuore di un giardino.- Zz... Zz…- Che c’è?- Zz... Zz...- Chi è?M’avvicinai donde veniva il segnale,all’angolo del viale una rosa voluminosa si spampanava sulle spalle in maniera scandalosa il décolleté.- Non dico mica a te. Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli che son sulla spalliera,ma non vale la pena.Magri affari stasera,questi bravi figliuoli non sono in vena.- Ma tu chi sei? Che fai?- Bella, sono una rosa,non m’hai ancora veduta?Sono una rosa e faccio la prostituta.- Te?- Io, sì, che male c’ è?- Una rosa!- Una rosa, perché? All’angolo del viale aspetto per guadagnarmi il pane, fo qualcosa di male?- Oh!- Che diavolo ti piglia?Credi che sien migliori,i fiori,in seno alla famiglia?Voltati, dietro a te,lo vedi quel cespuglio di quattro personcine,due grandi e due bambine?Due rose e due bocciuoli? Sono il padre, la madre, coi figlioli.Se la intendono... e bene,tra fratello e sorella,il padre se la fa colla figliola,la madre col figliolo...

Che cara famigliola!È ancor miglior partito farsi pagar l’amore a ore,che farsi maltrattare da un porco di marito. Quell’oca dell’ortensia,senza nessun costrutto,si fa sì finir tutto da quel coglione del girasole.Vedi quei due garofani al canto della strada?Come sono eleganti!Campano alle spalle delle loro amanti che fanno la puttana come me.- Oh! Oh!-  Oh! ciel che casi strani,due garofani ruffiani.E lo vedi quel giglio,lì, al ceppo di quel tiglio?Che arietta ingenua e casta!Ah! Ah! Lo vedi? È un pederasta.- No! No! Non più! Basta.- Mio caro, e ci posso far qualcosa io,se il giglio è pederasta,se puttana è la rosa?- Anche voi!- Che maraviglia!Lesbica è la vainiglia. E il narciso, quello specchio di candore,si masturba quando è in petto alle signore.- Anche voi!Candidi, azzurri, rosei,vellutati, profumati fiori...- E la violacciocca,fa certi lavoretti con la bocca...- Nell’ora sì fugace che v’è data...- E la modestissima violetta,beghina d’ogni fiore?Fa lunghe processioni di devozione al Signore,poi... all’ombra dell’erbetta,vedessi cosa mostra al ciclamino...povero lilli,è la più gran vergogna corrompere un bambino- misero pasto delle passioni.Levai la testa al cielo per trovare un respiro,mi sembrò dalle stelle pungermi malefici bisbigli,e il firmamento mi cadesse addosso come coltre di spilli.Prono mi gettai sulla terra bussando con tutto il corpo affranto:- Basta! Basta!Ho paura.Dio,abbi pietà dell’ultimo tuo figlio.Aprimi un nascondiglio fuori della natura!

Aldo Palazzeschi 

(da L'Incendiario)

Nessun commento:

Posta un commento