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lunedì 31 luglio 2017

A ME GLI OCCHI di Georges Feydeau


A ME GLI OCCHI
di Georges Feydeau
traduzione di Marco Parodi






Personaggi:

BORIQUET
VALENCOURT
JUSTIN, domestico di Boriquet
ELOIS, domestico di Valencourt
FRANCINE, sorella di Boriquet
EMILIÈNNE, figlia di Valencourt


Scena:

Casa Boriquet. Saletta in un appartamento da scapolo. Arredamento elegante. Un tavolino quadrato a sinistra, che può servire da tavola da pranzo. Una piccola “console” dove già si trovano piatti, quattro coltelli, quattro forchette, tovaglia, tovaglioli, quattro bicchieri, del pane, una bottiglia di vino. A destra uno scrittoio con libri, opuscoli, calamaio, ecc. Lo scrittoio deve essere piano e solido, onde permettere a Boriquet di saltarvi sopra.




























ATTO UNICO

SCENA 1
Elois, Justin, poi Boriquet

Justin entra dal fondo, seguito da Elois che porta un baule.

JUSTIN - Vieni, vieni, schiavo! Porta qui il tuo involtino.
ELOIS - Pesa come un accidenti, pesa! (Scarica il baule in mezzo alla scena) Oh! Posso tirare il fiato, come si suol dire!
JUSTIN - Ah, io certo non mi divertirei a far scorrazzare simili pesi.
ELOIS - Perché, pensi che io mi diverta? È il padrone che m’appioppa ‘sta roba, cosa credi.
JUSTIN - A me potrebbe appiopparmi quel che vuole, che avrebbe per risposta un “chissenefrega”! Del resto, per le cose pesanti ho la proibizione del medico.
ELOIS - Ma guarda!
JUSTIN - Come non mangio aragoste, così non sposto bauli.
ELOIS - Ma sentilo, non mangio aragoste… Neanch’io mangio aragoste. Ma questo non mi impedisce di trasportare bauli.
JUSTIN - Perché non fai come me? Io li faccio portare al padrone.
ELOIS - Ma va’…
JUSTIN - Parola!
ELOIS - Tu fai portare i bauli al tuo padrone?
JUSTIN - I suoi e i miei.
ELOIS - Accidenti! Un padrone fuori del comune, eh?
JUSTIN - Puoi dirlo.
ELOIS - Eh sì, un padrone molto comodo.
JUSTIN - È un orso, un porcospino, il mio padrone, altro che! Solo, io ho trovato il sistema… lo tratto con le scienze occulte.
ELOIS - Le scienze ocché?…
JUSTIN - …culte!
ELOIS - Non conosco questa roba.
JUSTIN - È una cosa straordinaria, sai? (Voce dall’interno: “Justin!”) Oh, sento che sta arrivando. (A Elois) Ehi, vuoi che gli facciamo portare di sopra il tuo baule? (Elois, ridacchiando, fa cenno di sì) Stai a vedere. (Entra Boriquet)
BORIQUET - Justin!… (Inciampa nel baule) Acc!… Ma che cosa c’è? Chi c’è qui?
JUSTIN - C’è Elois, signore, il domestico del dottor Valencourt, che ha preceduto il suo padrone con i bagagli.
BORIQUET - Ah!
ELOIS - Buongiorno, signore.
BORIQUET - Buongiorno. E il vostro padrone, e sua figlia, non vengono per il pranzo?
ELOIS - No, signore… hanno detto, sa, di non aspettarli per il pranzo… che hanno già mangiato al buffet della stazione e vengono dopo, per sistemarsi qui una buona volta.
BORIQUET - Saranno i benvenuti. (A Justin) Justin! Per il dottore la camera blu, per la figlia la camera verde. Aiuta questo giovane a portare di sopra il baule.
JUSTIN - Subito, signore.
BORIQUET - (Andando a sedersi) Bene bene, il mio futuro suocero e sua figlia… il dado è tratto. Ecco arrivato il giorno del fidanzamento ufficiale.
ELOIS - (Sottovoce, a Justin) Beh, non lo vedo portare nessun baule, come si suol dire.
JUSTIN - E aspetta un momento. (Si avvicina a passi felpati a Boriquet, e facendogli ampi gesti alle spalle lo ipnotizza) Sta a vedere. (Justin continua le sue mosse. Boriquet subisce via via l’effetto del fluido)
ELOIS - E che cosa gli fa, a lui, ricevere quelle mosse?
JUSTIN - Zitto… (A Boriquet) Quante dita?
BORIQUET - (Addormentato) Sette.
JUSTIN - Ci siamo!
ELOIS - Dio mio, è malato.
JUSTIN - No, è sotto l’influenza del sonno ipnotico.
ELOIS - Ha l’influenza.
JUSTIN - (A Boriquet) Su, vieni qui tu, pappamolla! (Dirige Boriquet al centro della scena, guidandolo con un dito) Alza una gamba!… L’altra! (Boriquet obbedisce sempre) Baciami la mano! Bene.
ELOIS - Ma guarda come è ben ammaestrato.
JUSTIN - Là! E adesso tu sei una bella donna… è vero che sei una bella donna?
BORIQUET - Sì, sì, sono una bella donna!
JUSTIN - (A Boriquet che esegue in pantomima tutti gli ordini: lo guida tenendogli sempre un dito davanti agli occhi, che rimangono fissi) Su, fa una passeggiatina, bellezza… là, bene, così… Oh, un ruscello… attenta alla gonna… (Boriquet fa il gesto di sollevare la gonna e di scavalcare il ruscello. Scavalca, in realtà, il baule. Justin lo fa girare.)
ELOIS - Ma che divertente!
JUSTIN - Ecco un fiore, lo vuoi un bel fiorellino? (Gli porge il piumino per la polvere, che è andato a prendere sul caminetto)
BORIQUET - Uh! Ha un buon odore… (Annusa il piumino con evidente soddisfazione)
JUSTIN - Vero?
BORIQUET - Di geranio…
JUSTIN - Bravo, l’hai detto… (Parla a Elois davanti a Boriquet) Eh, gli faccio o no prendere lucciole per lanterne?
ELOIS - Proprio.
JUSTIN - Su, ridammi il fiore… per favore!… Non vuole ridarmelo… (Gli strappa di mano il piumino e lo rimette sul caminetto. Poi torna da Boriquet con la mano tesa) E ora basta fare la scimmia, fuori venti franchi! (Boriquet, automaticamente, tira fuori dal taschino del gilet venti franchi e li dà a Justin)
JUSTIN - Perfetto, bravo. E adesso, per il disturbo, ti prendi questo baule e lo porti nella camera blu. Quando hai fatto, torna qui. Forza, avanti! Hop! (gli allenta un calcio nel sedere. A Elois, mentre Boriquet esce portando via il baule) Ecco quello che si dice le “scienze occulte”.
ELOIS - Divertente, io però lo chiamerei, piuttosto, un calcio nell’occul… to!


SCENA 2
Detti, meno Boriquet

JUSTIN - Eh, cosa ne dici? (Va a sedersi sulla sedia che si trova tra il caminetto e lo scrittoio. Elois si siede sulla sedia dall’altra parte dello scrittoio)
ELOIS - Sono sbalordito.
JUSTIN - Ecco cosa intendo per servitù. Far sgobbare il padrone.
ELOIS - Sì, cioè avere un padrone al nostro servizio. È che non capisco come riesci a…
JUSTIN - Eh! Ho l’occhio!… È tutto qui, avere l’occhio… io guardo fisso il padrone “acutizzando” le pupille… così, acutizzo ed è fatta.
ELOIS - Tu acutizzi? È difficile acutizzare?
JUSTIN - No, è questione di volontà. Me ne sono accorto un giorno che guardavo una bella ragazza… mi dicevo: accidenti, che ragazza… quanto mi piacerebbe, eccetera, eccetera… Allora mi metto a farle l’occhietto, per farle capire la cosa, no? Non avevo neppure cominciato che lei sgrana le pupille e viene diritta su di me, naso contro naso, occhi negli occhi, e si mette a seguirmi a destra, a sinistra, avanti, indietro, sempre appiccicata alla punta del mio naso… Non sapevo più come liberarmene, qui va a finire che questa mi porta a letto, pensavo. (Si alza)
ELOIS - (Alzandosi) E non era quello che volevi?
JUSTIN - Ma non così, naso contro naso… Senza contare che mi faceva diventare strabico. Allora ho avuto un’ispirazione, anche se avevo mangiato cipolla le faccio pfffùuu!… Lei fa aaah!… Ed ecco come sono venuto a sapere che sono “magnetico”.
ELOIS - Accidenti! Ma pensi che anch’io potrei essere “magnetico” col mio padrone come te, una buona volta?
JUSTIN - E come no, devi solo provare… perché è tutta una questione di volontà. Tu ti metti dietro al tuo uomo, così, fai un po’ così con le mani, (fa dei gesti, Elois lo imita) pensi intensamente “dormi, dormi, lo voglio!”, acutizzi le pupille… (Elois sembra sul punto di cadere addormentato) acutizzi… ohhu! Sveglia… (Elois si risveglia di soprassalto) Acutizza un po’ le pupille!… (Elois sgrana gli occhi) Bene. Dopo di che, se vedi che il tuo padrone dorme, è fatta, puoi partire… (Si porta in fondo a destra per ascoltare se il padrone ritorna)
ELOIS - Che bella cosa, però, la scienza! Guarda, voglio provare oggi stesso. E se il padrone una buona volta dorme, ah, allora glielo insegno io il servizio al borghese. (Ritorna Boriquet, sempre addormentato)
JUSTIN - Eccolo qua, l’ostrogoto!


SCENA 3
Detti e Boriquet

JUSTIN - (Piazza il solito dito davanti agli occhi di Boriquet) Vieni qui, tu! Hai trasportato il baule?
BORIQUET - Sì.
JUSTIN - Va bene. Puoi sederti. (Lo fa sedere, poi torna verso Elois) E ora attenzione: lo risvegliamo. (Gli soffia sulla faccia)
BORIQUET - (Risvegliandosi) Accidenti! Da dove arriva quest’aria?
JUSTIN - Il signore ha chiamato?
BORIQUET - No! Ah, eccovi qua, voi due! Avete portato di sopra il baule?
JUSTIN - Sì, sì, signore, ho le braccia rotte…
ELOIS - (trattenendo a fatica il riso) Anch’io.
BORIQUET - Ma ci avete messo pochissimo, non ho avuto neppure il tempo di muovermi…
JUSTIN - È che quando noi ci mettiamo, sa…
BORIQUET - (a parte) Niente da dire, questo ragazzo avrà dei difetti, ma quanto al servizio è di una rapidità…
ELOIS - Io vado di là, signore… (scappa, non riuscendo più a trattenersi)
BORIQUET - Sì, andate. (A Justin, che fa per seguire Elois) No, voi restate.


SCENA 4
Boriquet, Justin

JUSTIN - Il signore ha degli ordini?
BORIQUET - (Alzandosi) Sì, ho mia sorella, la signorina Francine, che viene a colazione da me.
JUSTIN - (tra i denti) Ah, la zitella.
BORIQUET - (che è andato a prendere un sigaro) Come dite?
JUSTIN - Niente, signore.
BORIQUET - Mi sembrava che aveste detto “quella bella”.
JUSTIN - Non mi permetterei mai.
BORIQUET - Lo spero bene. (Accende il sigaro e si siede)
JUSTIN - (a parte) Soprattutto parlando di lei.
BORIQUET - Quindi preparate tavola per due. (Justin fa per andare) Ma prima pulite a fondo questa stanza. Ieri è stata fatta molto alla carlona, sono rimasto molto insoddisfatto del vostro lavoro.
JUSTIN - Sono contento che il signore me lo dica, la cosa non si ripeterà.
BORIQUET - Voglio crederlo.
JUSTIN - Il signore ha da comandarmi altro?
BORIQUET - È tutto… Ah sì, a mezzogiorno in punto scendete in portineria a prendere la posta, e a mezzogiorno e mezzo andrete in cantina e porterete su un carico di legna.
JUSTIN - Bene, signore. È tutto?
BORIQUET - (seduto in poltrona, mentre fuma il suo sigaro) Tutto.
JUSTIN - (a parte, mettendosi alle spalle di Boriquet) E ora, a noi due. (Fa dei gesti magnetici alle spalle di Boriquet, il quale via via ne subisce l’influsso. Quando Justin lo vede addormentato, lo tira a sé piazzandogli un dito davanti agli occhi)
JUSTIN - Agli ordini, tu!
BORIQUET - Cosa?
JUSTIN - Prima di tutto non si dice “cosa”, si dice “cosa, signore”. Puoi darmi anche un po’ del signore, qualche volta.
BORIQUET - (sillabando, a fatica) Si-gno-re!

JUSTIN - Alla faccia! (Portandogli una scopa) Su, prendi questa scopa e fa’ la stanza a fondo. E cerca di muoverti, sai! Oh! Sembra che sei rimasto piuttosto insoddisfatto del lavoro di ieri, che hai trovato che qui non era pulito come si deve. Bene, bisogna che questo non si ripeta. Non ho nessuna voglia di prendermi delle girate da te quando ti svegli. Chiaro?
BORIQUET - Bene, signore.
JUSTIN - Avanti! E poi prepara la tavola per due, perché hai tua sorella a colazione.
BORIQUET - Mia sorella?
JUSTIN - Sì, tua sorella, quella carampana di tua sorella che non ha mai trovato un pedalino di marito. Non so che bisogno c’era di invitare quel cesso di donna! Avremmo potuto pranzare noi due, tête à tête… Avanti, lavora. (Vedendo che Boriquet porta il sigaro alla bocca) E non si fuma quando si scopa! Su, dammi il sigaro. Non aver paura, te lo tengo io. Forza, ragazzo, all’opera! (Justin, dopo aver tolto il sigaro di bocca a Boriquet, si accomoda a suo bell’agio a fumare sulla sedia, mentre Boriquet comincia a scopare) Bravo, Boriquet, il sigaro è eccellente! (Vedendo che Boriquet si muove con molta fiacca) Ehi, tu, dove hai imparato a scopare, eh? Mica stai dipingendo! Andiamo, un po’ di vigore, che diamine! Più forza… Ancora! Su, ancora di più!… Di più! (Al pubblico) È che bisogna scuoterlo, non si applica. Però, che comodità! Io me ne sto con le mani in mano, e lui si fa venire le vesciche! Lui fa il mio lavoro, e io mi fumo i suoi sigari. (A Boriquet, che gli sta scopando la polvere in faccia) E un po’ d’attenzione! Va bene, va bene, basta, hai scopato abbastanza! (Gli porta via la scopa) Ora credo che vada bene. Se poi non sei contento, lo rifai. Su, che ora ti sveglio. Ah, importantissimo: a mezzogiorno devi andare dal portiere a prendere la posta; la metti su quel tavolino e, educatamente, sai come faccio io, no? (Gli fa vedere) “La posta del signore”. Ripeti.
BORIQUET - “La posta del signore”.
JUSTIN - Bravo. Dopo di che, ti risveglierai. A mezzogiorno e mezzo, invece, scendi in cantina e porti su un bel cesto di legna! Capito bene? Bravo, siediti là che adesso ti risveglio. (lo fa sedere) Ah, aspetta! (Tira ancora una o due boccate dal sigaro, dopo di che lo rimette in bocca a Boriquet, che viene così a trovarsi nella stessa posizione di quando si era addormentato) Così, e adesso… (gli soffia in faccia per risvegliarlo) Ecco fatto, il signore è servito.
BORIQUET - Di già, ma dove diavolo trovate il tempo?
JUSTIN - Oh, signore, posso dire che non mi accorgo di lavorare.
BORIQUET - Straordinario! Oh, ma che caldo… È curioso, non mi sono mosso di qui, e sono tutto sudato, come se avessi fatto mezz’ora di moto.
JUSTIN - È la primavera, signore, è la primavera.
BORIQUET - Ma non siamo ancora in primavera.
JUSTIN - Ma sta arrivando, signore, sta arrivando. (Suonano)
BORIQUET - Hanno suonato. Andate ad aprire.
JUSTIN - Sì, signore. (Esce)
BORIQUET - Davvero, ci sono fenomeni che non mi spiego. Sta accadendo in me qualcosa di anormale…


SCENA 5
Boriquet, Justin poi Francine

JUSTIN - (Entrando) È la signorina Boriquet.
BORIQUET - Mia sorella. Fate passare.
FRANCINE - (Entrando come un granatiere) Buongiorno Gerard, come va? Fa’ vedere la faccia. Oh, ma come sei pallidino! (Si toglie il cappello che depone sul camino)
BORIQUET - Pallidino!… Devo essere tutto rosso, invece, lo dicevo poco fa a Justin. Non faccio il minimo movimento, mi siedo, fumo un sigaro… e sudo, sudo subito come se avessi fatto un chilometro di corsa. (Intanto Justin ha incominciato ad apparecchiare)
FRANCINE - Potrebbe essere il sigaro che non ti fa bene.
BORIQUET - Non so… è un fenomeno che mi capita specialmente a quest’ora, vero Justin?
JUSTIN - (Continuando ad apparecchiare) Sì, direi proprio, signore.
BORIQUET - Vero?… È sempre pressappoco nelle ore in cui voi fate l’appartamento.
JUSTIN - Casualmente, signore, sì.
FRANCINE - Curioso. Che dipenda dal fegato?
BORIQUET - Bisogna che ne parli al dottore… Bene, Justin, potete andare. Ci servirete quando sarà pronto. (Justin esce)
FRANCINE - Il dottor Valencourt e sua figlia non pranzano con noi?
BORIQUET - (accomodandosi sul divano) No, sai, hanno passato la notte in treno; il tempo di mettersi in ordine, di sistemarsi. Ci avrebbero fatto ritardare il pranzo. Hanno preferito mangiare un boccone al Buffet della Stazione. Saranno qui tra poco.
FRANCINE - (Commossa, tendendogli le mani) Ah, mio povero Gerard!
BORIQUET - Ma cosa c’è?
FRANCINE - Quando penso che presto sarai un uomo sposato, avrai una famiglia, dei bambini…
BORIQUET - Beh, mi sembra una cosa più che naturale.
FRANCINE - Sì, ma che cosa diverrò io per te?
BORIQUET - Non temere; sarai sempre la mia sorellina.
FRANCINE - (molto commossa) Tu dici?
BORIQUET - Te lo prometto.
FRANCINE - Nonostante ciò, io sono felicissima per te. Fai un ottimo matrimonio. La signorina Valencourt è carina, un eccellente partito. Suo padre è un medico tra i più stimati.
BORIQUET - Valencourt, una delle glorie della Scuola di Nancy; sostenitore del “magnetismo applicato alla medicina”, la guarigione per ipnosi! Un uomo di scienza molto affermato.
FRANCINE - Sì, e pare proprio che sia una cosa seria. Io non so, mi domando come si possano addormentare le persone solo fissandole.
BORIQUET - Mia cara, dipende dai caratteri, si capisce; ci vogliono dei temperamenti fragili, nervosi. Io, per esempio, non mi addormenterei mai.
FRANCINE - Lo credo bene. Comunque chiederò al dottore di farmi assistere a qualche esperimento.
BORIQUET - Sì, ma dopo il matrimonio.
FRANCINE - Certo, mio povero caro! Ma tutto sta andando così speditamente. Il dottore non viene a Parigi per il fidanzamento ufficiale?
BORIQUET - Eh, se non ci si sposa alla mia età, dopo è troppo tardi. Il matrimonio, vedi, Francine… (A questo punto la pendola suona mezzogiorno. Il viso di Boriquet cambia espressione, lo sguardo gli diventa fisso come quello di una persona ipnotizzata)
FRANCINE - Toh, mezzogiorno. Dicevi?… (Scoprendo l’espressione di Boriquet) Oh, Dio mio, cos’hai? (Boriquet non risponde) Gerard!… Gerard!… (Al secondo colpo di pendola, Boriquet si alza come spinto da una molla, ed esce precipitosamente per il fondo)


SCENA 6
Francine, poi Justin, poi Boriquet

FRANCINE - Ma dove va? (Chiamandolo) Gerard!… Non risponde!… Ma che gli prende, mio Dio, che gli prende?…
JUSTIN - (Entrando da destra con un pollo su un piatto e una insalatiera con insalata) Vediamo di servire… Il signore non c’è?… (Posa piatto e insalatiera sulla console a sinistra)
FRANCINE - Ah! Justin! Che ha mio fratello? Appena è suonato mezzogiorno, se ne è andato come un pazzo…
JUSTIN - (A parte) È sceso dal portiere per la posta.
FRANCINE - Ma dov’è andato?
JUSTIN - La signorina non si impressioni. Il signore ha, come dire, di tanto in tanto di queste stravaganze, esce e ritorna… Ma è inoffensivo… la cosa più saggia credo sia non parlargliene.
FRANCINE - Oh, ma io sono molto agitata! Povero Gerard, non è naturale! Figuratevi, stavamo parlando, di colpo si ferma… io lo guardo come sto guardando voi… (guarda Justin che la fissa: evidentemente impressionata, ripete meccanicamente) Non guardatemi così! Mi fa girare la testa.
JUSTIN - (A parte) Toh, toh, toh…
FRANCINE - (A parte) Che strana impressione mi fanno i suoi occhi.
JUSTIN - (A parte) Lo stesso temperamento, fratello e sorella, guarda guarda…
FRANCINE - (a Justin che le fa dei gesti alle spalle per sincerarsi del suo temperamento) Io allora lo guardo come… come… no non vi guardo più!… E tutt’a un tratto mi accorgo che… che… che… (resta immobile, addormentata)
JUSTIN - (trionfante) Anche lei! Ma bene, benissimo! Così ho tutta la famiglia in pugno. (Le soffia sulla faccia per risvegliarla e ritorna al tavolo, facendo finta di apparecchiare)
FRANCINE - (ridestandosi) Dove sono? Ah! Dio mio, cos’ho avuto?
JUSTIN - (sempre apparecchiando) Assolutamente nulla, signorina.
FRANCINE - È curioso, è come se mi fosse successo qualcosa dentro. Che cosa vi stavo dicendo?
JUSTIN - Mi parlava dell’emozione che aveva avuto vedendo il signor Boriquet andarsene, ma le ripeto, signorina, non c’è da preoccuparsi, non è niente… Del resto, ecco il signore che sta tornando.
FRANCINE - Lui! Oh, guardate che lineamenti contratti! Gerard!
BORIQUET - (venendo avanti con passo da sonnambulo fino allo scrittoio di destra. Ha un pacchetto di lettere e dei giornali su una guantiera: depone tutto sullo scrittoio) La posta del signore.
FRANCINE - Eh?! (Boriquet sembra ricevere una scossa interna e, non essendo più sotto suggestione, il suo viso, da fisso e immobile che era, ridiventa disteso e sorridente) Che cosa hai detto?
BORIQUET - (Riprendendo da dove era rimasto prima di addormentarsi) Dicevo: il matrimonio, vedi, Francine…
FRANCINE - Ma no! Hai detto: “la posta del signore”.
BORIQUET - Io? Sei pazza.
JUSTIN - (sottovoce a Francine) Non lo contraddica, signorina.
BORIQUET - Scusate, Justin, io ho detto: “la posta del signore”?
JUSTIN - Non ho sentito, signore.
BORIQUET - Perbacco! Perché avrei dovuto dire… No! Stavo dicendo: il matrimonio, vedi, Francine… e tu hai capito: “la posta del signore”.
FRANCINE - Tu credi?
BORIQUET - Ma certo! (A parte) Sta diventando un po’ sorda, mia sorella.
FRANCINE - (a parte) Povero ragazzo!…
BORIQUET - Justin, potete servire. Francine, a tavola.
FRANCINE - Sì, caro. (A parte) Mio fratello mi preoccupa! (Siedono a tavola. Justin serve il pollo e l’insalata)
BORIQUET - Prego, Francine. Serviti.
JUSTIN - (Fra sé) E io, adesso, dovrei stare qui a guardarli mangiare? Eh, no! (Va a prendere la bottiglia di vino che si trova sulla console a sinistra e versa da bere a Francine)
BORIQUET - Justin, qui a servire, dove andate?
JUSTIN - (che si era allontanato un po’) Vengo, signore. (Va a piazzarsi dietro la tavola, tra Boriquet e Francine, faccia al pubblico. Mentre l’uno e l’altra si servono, fa loro dei gesti “magnetici”)
BORIQUET - Toh, prendi questo pezzetto di… di… di… (si addormenta)
FRANCINE - Cosa dici? Vedi, non sai più cosa… co… co… (si addormenta)
JUSTIN - (imitandola) Tu non sai più cosa… co… co… (trionfante) Eccoli qua, ho la coppia!


SCENA 7
Detti, Elois

ELOIS - (Entrando da destra) Ma che stai facendo ancora?
JUSTIN - Non vedi? Mi aumento il personale.
ELOIS - Formidabile!
JUSTIN - (ai due addormentati) Avanti, forza, voi due! In piedi! (Boriquet e Francine si drizzano come spinti da una molla. A Elois) Arrivi al punto giusto, sto facendo servire. Vuoi pranzare con me?
ELOIS - Con piacere. (Si siede al posto di Francine)
JUSTIN - (Sedendosi al posto di Boriquet) Su, mettete due coperti. (Boriquet e Francine si affrettano a cambiare i coperti)
ELOIS - Però, sono dei buoni domestici!
JUSTIN - (dispiegando il tovagliolo) Cosa vuoi, non sono del mestiere. Su, passate il pollo! (Boriquet e Francine si precipitano sul piatto del pollo, ciascuno volendo servire) Calma, calma, troppo zelo, non litigate! (A Boriquet) Su, tu servi il pollo, la mammina passerà l’insalata. (Fanno come Justin comanda)
ELOIS - Meno male, ho proprio una bella fame… (A Justin, che lo osserva mentre si serve) Perché mi sbirci in quel modo?
JUSTIN - Niente… guardavo se per caso prendevi il mio pezzo.
ELOIS - Ho preso la coscia, una buona volta.
JUSTIN - Bene… e io prenderò il boccone del prete. (A Francine) Insalata! (Francine gli porge l’insalata)
ELOIS - (mentre Justin si serve) Bisogna che ci sbrighiamo, sai, perché il dottor Valencourt fra poco arriverà con sua figlia.
JUSTIN - (mentre Elois si serve) Cosa vengono a fare, poi, a Parigi? Come mai hanno chiesto ospitalità qui al borghese?
ELOIS - Credo che sia per un matrimonio, vuole sposare la figlia, il dottore.
JUSTIN - Con chi?
ELOIS - Ah, non saprei.
JUSTIN - Non col mio padrone, spero. Ci mancherebbe altro!
ELOIS - (a Francine, che non ha smesso di servire, come del resto il fratello, versando da bere, ecc.) Prenderei un po’ d’insalata… Ehi, signorina… ehi! (Francine non si muove) Ehi, tu! (A Justin) Non mi dà ascolto la tua serva!
JUSTIN - Francine, non senti? Il signore ti chiede l’insalata. (Francine si precipita con l’insalata verso Elois)
JUSTIN - Una meraviglia!… Ah, devo provare anch’io col mio padrone! (Suonano. Justin, spaventato, posando il tovagliolo) Hanno suonato!
ELOIS - È di sicuro il dottore con la figlia.
JUSTIN - Oh Dio, devo svegliarli!… Tu va ad aprire.
ELOIS - Sì. (Esce rapidamente per il fondo)
JUSTIN - Ehi! Voi due! Qui! (Li fa sedere tutti e due ai posti che occupavano) Bene. (Annodando il suo tovagliolo al collo di Boriquet) Su! Mangiate! (Tutti e due mangiano) E ora, svegliamoli! (Versa del vino a Boriquet e a Francine per darsi un contegno, poi gli soffia in fronte e i due si risvegliano) Là! (Quindi si dispone diritto e corretto come un maggiordomo inglese)
BORIQUET - (mangiando) Buono questo pollo.
FRANCINE - Ottimo.
ELOIS - (entrando rapidamente) Signore… ci sono il dottor Valencourt e la signorina.
BORIQUET - (alzandosi di scatto) Loro! (A Francine) Presto, Francine, c’è la mia fidanzata con suo padre.
JUSTIN - Ehhh!!!?
FRANCINE - La sua fidanzata! (Esce di corsa dietro al fratello)


SCENA 8
Justin, Elois

JUSTIN - Che cosa ha detto?
ELOIS - Ha detto: “la mia fidanzata”.
JUSTIN - Eh sì, ha detto “la mia fidanzata”… No, no, questo è troppo! Se crede che io gli permetterò di sposarsi!… (Parlando rimette a posto i coperti sulla console) Ha fatto il misterioso, non me l’ha detto… adesso vede. Una donna qui! Per disturbare il nostro ménage! Per mettermi i bastoni tra le ruote. E poi, chi le fa le camere?!
ELOIS - Sta zitto, eccoli!


SCENA 9
Detti, Boriquet, Francine, Valencourt, Emiliènne

BORIQUET - Si accomodi, caro dottore, avevo molto desiderio di averla mio ospite.
VALENCOURT - Lei è troppo gentile. Spero non ci abbia aspettati per il pranzo.
BORIQUET - No, il suo domestico ci aveva avvertiti.
FRANCINE - È stanca del viaggio, mia cara?
EMILIÈNNE - Oh no, io dormo benissimo in treno. È il papà, poveretto, che non ha chiuso occhio.
BORIQUET - Davvero?
VALENCOURT - Eh, mi sono sorbito una piacevole notte in bianco, caro lei.
BORIQUET - Se vuole riposarsi, le camere sono pronte.
VALENCOURT - No, grazie, la siesta mi appesantisce poi per tutto il giorno.
FRANCINE - E lei, mia cara Emiliènne?
EMILIÈNNE - Io, signorina, vorrei solo levarmi il mantello e rinfrescarmi un po’… Si prende tanta di quella polvere sui treni!
BORIQUET - Justin, volete accompagnare la signorina in camera sua?
VALENCOURT - E voi, Elois, andate a disfare i bagagli.
ELOIS - Subito, signore.
JUSTIN - Se la signorina vuole seguirmi… (Fra sé) Justin, incomincia la lotta! (Escono)


SCENA 10
Boriquet, Francine, Valencourt

BORIQUET - (Ritornando a Valencourt che, durante la fine della scena, ha sonnecchiato in piedi) Ebbene, mio caro dottore!
VALENCOURT - (sussultando) Eh? Cosa succede?
BORIQUET - Oh, l’ho svegliata!
VALENCOURT - No, no… mi si sono abbassate un momento le palpebre, non è niente. Eccomi a lei!
BORIQUET - Mio caro dottore, poiché ci troviamo qui riuniti, vogliamo parlare del progetto che mi sta a cuore?
VALENCOURT - Volentieri. Del resto non è un discorso lungo. Io non le nascondo che come genero lei mi conviene. Restavano da conoscere le intenzioni di mia figlia, io l’ho fatta parte della sua domanda, e lei ha subito aderito!
BORIQUET - Adorabile!
VALENCOURT - Mi ha detto: “Come vuoi, papà, ma facciamo presto perché ho scommesso con mia cugina che mi sposerò prima della fine dell’anno…” Allora, la cosa le fa guadagnare la scommessa.
BORIQUET - Che sentimenti gentili!
VALENCOURT - E ora, io in affari sono franco… Lei ha…?
BORIQUET - Trentott’anni.
VALENCOURT - Dicevo di patrimonio.
BORIQUET - Ah! Dodicimila franchi di rendita in titoli di Stato, Ferrovie, Suez, qualche Panama…
VALENCOURT - (con una smorfia) Ah, ah, ah… le Panama!
BORIQUET - Sì, lo so.
VALENCOURT - Vanno a rotoli le Panama.
BORIQUET - E poi ho il mio guadagno, che varia da quindici a ventimila all’anno.
VALENCOURT - E… eredità in vista?
BORIQUET - Mia sorella qui presente.
FRANCINE - (che è seduta dall’altra parte dello scrittoio) Mi realizzi subito?
BORIQUET - No, ti porto in conto.
VALENCOURT - Bene, e io do a mia figlia trecentomila franchi, in titoli di Stato, Fondiarie, qualche azione delle miniere d’oro di Saint-Germain-en-Laye…
BORIQUET - Ah, ah, ah… le miniere d’oro di Saint-Germain-en-Laye sono una montatura, sa, non valgono niente.
VALENCOURT - Infatti mi hanno consigliato di disfarmene al più presto, perciò le costituisco in dote.
BORIQUET - È che…
VALENCOURT - Oh, ma sono pochissime!
BORIQUET - (Alzandosi) E poi, io non faccio questioni di denaro.
VALENCOURT - E allora, caro genero, qui, tra le mie braccia. (Si alza e tende le braccia)
FRANCINE - (molto commossa, precipitandosi al posto del fratello) Oh, signore!
VALENCOURT - No, dicevo a suo fratello.
FRANCINE - Lo so… vai, Gerard!
BORIQUET - Mio caro suocero!
VALENCOURT - E ora, quanto alla sua fidanzata, benché io sia certo del suo consenso, sarà bene che si dichiari lei stesso, personalmente… Faremo in modo di creare subito un incontro intimo.
BORIQUET - Caro dottore, lei mi rende il più felice degli uomini. Lasci, perciò, che le esprima un sentimento che mi viene dal cuore… (la pendola suona mezzogiorno e mezzo. La faccia di Boriquet si trasforma, diventa fissa. Si volta e dice) Vado a prendere la legna.
FRANCINE e VALENCOURT - Eeeh?! (Boriquet esce rapidamente con andatura da automa)
FRANCINE - Oh, Dio mio, gli riprende!
VALENCOURT - Che cos’ha?
FRANCINE - (andando verso il fondo e chiamando) Gerard!…Gerard!… Se ne va… è già per le scale…
VALENCOURT - Gli prendono sovente simili… fantasie?
FRANCINE - (molto agitata) Oh, non lo so!… Non so… Justin!… Justin!…


SCENA 11
Detti, Justin

JUSTIN - (Arrivando dalla porta di destra) La signorina desidera?
FRANCINE - Ah, Justin, che cosa significa, il signore all’improvviso se ne è andato un’altra volta!
JUSTIN - (con finta sorpresa) Il signore?
VALENCOURT - Sì, ha detto: “Vado a prendere la legna”.
JUSTIN - Che ore sono?
FRANCINE - Ma come, che ore sono?
JUSTIN - (A parte) Mezzogiorno e mezzo. Sì, è sceso in cantina. (A voce alta) La signorina non si impressioni… a certe ore fisse, al signore prendono di questi capricci. Scende per la posta, porta su la legna… Ma è inoffensivo, ed è meglio non parlargliene dopo, gli secca.
FRANCINE - Tutto questo non è naturale, dottore.
VALENCOURT - Cosa vuole, sono fenomeni che talvolta si manifestano in nature “ordinate”.
JUSTIN - E poi penso lo faccia per ragioni igieniche. Il medico gli ha raccomandato il moto: il signore è un po’ anemico.
VALENCOURT - Ah, beh, allora è chiaro. (Vedendo Boriquet che ritorna) Eccolo. (Boriquet, sempre addormentato, entra portando una cesta di legna sulle spalle)
FRANCINE e VALENCOURT - Oooh!!
FRANCINE - (precipitandoglisi incontro) Gerard!… Fratello mio! (Senza dir motto, Boriquet respinge la sorella e proseguendo il suo cammino con incedere da sonnambulo esce per la porta di destra. Francine, seguendolo) Ah, Dio mio, Gerard! (A Justin, sempre seguendo il fratello) Venite, Justin!
JUSTIN - Vengo, vengo. (Escono entrambi)


SCENA 12
Valencourt, poi Elois

VALENCOURT - (ridendo) Ah, ah, ah! Divertente! Col cesto della legna! Beh, mi piace… indubbiamente non è un uomo comune. (Cambiando tono) Oh, come sono stanco, mi sento cascare le palpebre. Meglio chiuderle del tutto. (Rimanendo in piedi, semplicemente appoggiato al divano di sinistra, chiude gli occhi e sonnecchia)
ELOIS - (entrando) Ecco qua, ho disfatto il baule… (Vedendo Valencourt che sonnecchia girato di spalle) Oh, il padrone è solo!… Se provassi una buona volta il sistema di Justin! (Va a passi felpati dietro a Valencourt, gli fa dei gesti roteando gli occhi e mormorando qualcosa a voce bassa, come gli ha insegnato Justin. Valencourt, nello stesso momento, lascia cadere la testa in avanti, addormentato) Eh?… Dorme!… Ho addormentato il padrone… Ah, alla buon’ora! (Si avvicina a Valencourt e gli assesta un calcio nel didietro, poi gli tende la mano) E ora, fuori venti franchi!
VALENCOURT - (ridestandosi di soprassalto) Ma, oh! Sei tu, disgraziato!
ELOIS - (terrorizzato) Non dormiva! Non dormiva!
VALENCOURT - Ma cosa fai, scimunito? Che cosa fai?! (Lo riempie di pugni)
ELOIS - Ohi! Ohi! Ohi! Ohi! (Gira intorno al divano, inseguito dal padrone)
VALENCOURT - Tu ti permetti!… Mascalzone! Toh! Toh e toh! (Chiude in bellezza con un calcio nel sedere) Tieni, e fila via!
ELOIS - (cercando scampo nella fuga) Ohiohiohiohi!
VALENCOURT - S’è mai vista una cosa simile!… Prendermi a pedate!… Mascalzone! (Ricomponendosi di colpo, alla vista di Boriquet che torna, senza cesto ma sempre addormentato) Mio genero; calma.



SCENA 13
Valencourt, Boriquet, Justin, Francine

FRANCINE - (rientra, lamentandosi, dietro al fratello) Oh mio Dio, mio Dio! (Boriquet è ritornato esattamente allo stesso posto in cui si trovava prima di addormentarsi. Di colpo il suo volto cambia espressione; Boriquet si risveglia. Gli altri lo guardano ansiosamente)
BORIQUET - (riprendendo il filo del discorso, come se niente fosse) E allora… cosa stavamo dicendo?
VALENCOURT - Quando?
BORIQUET - Poco fa.
VALENCOURT - Poco fa? Lei non diceva niente. Trasportava tronchi.
BORIQUET - Come?
VALENCOURT - Trasportava legna, se preferisce.
BORIQUET - (al pubblico, ridendo) Vaneggia, il dottore.
JUSTIN - (sottovoce, a Valencourt) Dottore!… Le ho detto che si secca!…
FRANCINE - Dio mio! Dio mio!
VALENCOURT - Io, se fossi in lei, farei piuttosto del sollevamento pesi.
BORIQUET - Perché, del sollevamento pesi?
VALENCOURT - Perché è più efficace dei cesti di legna.
BORIQUET - (poco convinto) Ah!…
VALENCOURT - E ci aggiungerei del “ferro chinato”.
BORIQUET - (al pubblico) Chiaramente, vaneggia. Perdoni, dottore. Stavamo parlando del contratto, e lei viene fuori con pesi e “ferro chinato”?
VALENCOURT - Ah, lei dice… (al pubblico) Che sia davvero un po’ squilibrato?
BORIQUET - Quando avrò l’onore di parlare da solo a solo con la signorina sua figlia?
VALENCOURT - Vado subito a chiamarla. (A parte) Dovrò tenere sotto osservazione questo ragazzo. (Esce a destra)


SCENA 14
Detti, meno Valencourt

FRANCINE - Sei proprio sicuro di star bene, caro?
BORIQUET - Chi? Io? Ma si può sapere cosa avete tutti? Ho l’aria sofferente, Justin?
JUSTIN - (nel frattempo, sempre osservando, piega i tovaglioli e rimette tutto a posto sulla console) Il signore sta d’incanto.
BORIQUET - Oh! E adesso, Francine, va’ di là; sta venendo la mia futura sposa, voglio rimanere solo.
FRANCINE - Come vuoi. (Esce sospirando e scuotendo la testa)
BORIQUET - È ridicola mia sorella…
JUSTIN - Oh sì, è proprio ridicola… (ma un’occhiata di Boriquet lo fulmina)
BORIQUET - Non ho bisogno di voi, Justin! (E va a sedersi sul divano)
JUSTIN - Bene, signore. (Fa finta di uscire) È il momento! (Si porta a passi felpati dietro a Boriquet e gli fa i soliti gesti alle spalle) Vlang! Vlang!… Via! Andiamo! (Boriquet, sotto l’influsso del fluido, si è via via addormentato) Ecco fatto!… Boriquet, la tua fidanzata è brutta, è orribile! Vero che è orribile?
BORIQUET - (ipnotizzato) Sssì!… Sì!
JUSTIN - Non avrai paura di dirglielo?
BORIQUET - No, no!
JUSTIN - Devi dirle che non la vuoi sposare. Sarai molto sgarbato, vero? Più villano che puoi, capito?
BORIQUET - Sì, sì!
JUSTIN - Bravo! (Vedendo arrivare Emiliènne da destra) Eccola. Vado. Mi raccomando, Boriquet…


SCENA 15
Boriquet, Emiliènne

EMILIÈNNE - Papà mi ha detto che deve farmi la dichiarazione; sono tutta commossa. (Vedendo che Boriquet non le risponde) Mio padre mi ha detto che desidera parlarmi…
BORIQUET - Lei?… Oh, quant’è brutta! Che mostro!
EMILIÈNNE - (stordita) Come?
BORIQUET - Che muso da porco! Dove l’hai preso quel brutto muso? Va’ a nasconderti!
EMILIÈNNE - Oh, mio Dio! Ma cos’ha?
BORIQUET - Che schifo! Toh! (Tira fuori la lingua, facendole un’orribile smorfia)
EMILIÈNNE - È diventato pazzo!… E lei… lei mi vorrebbe sposare?
BORIQUET - Io entrare nella famiglia di quell’idiota di tuo padre?
EMILIÈNNE - Oh!
BORIQUET - (incalzandola) Io sposare un pitale come te! Eh no, cara! Togliti dalle palle, mostriciattolo! Pussa via! Via!… Vattene via!…
EMILIÈNNE - Oh, Dio! Papà! Papààà!… (corre via sconvolta)
BORIQUET - (come percorso da un tremito nervoso) Ma quant’è brutta! Quant’è brutta!


SCENA 16
Boriquet, Justin, poi Valencourt ed Emiliènne, infine Francine

JUSTIN - Perfetto! Benissimo! E ora arriva il dottore… Boriquet, sai cosa sei tu?
BORIQUET - No.
JUSTIN - Tu sei una scimmia del Continente Nero. È vero che sei una scimmia?
BORIQUET - Sì, sì! (Fa schioccare la lingua come una scimmia, con movimenti scimmieschi)
JUSTIN - Perfetto… (Vedendo entrare Valencourt con Emiliènne) Il suocero, perfetto. (Si defila sul fondo)
EMILIÈNNE - (seguendo il padre, lamentandosi) Oh, papà!… Papà!…
VALENCOURT - Lascia fare a me, Emiliènne. (A Boriquet, che fa la scimmia) Signore, che cosa ha detto a mia figlia? (Boriquet fa un balzo, accompagnato da schiocchi di lingua e da gesti scimmieschi)
VALENCOURT - Ma che cos’ha, Justin?!
JUSTIN - (fingendo inquietudine) Non lo so… Anch’io ho trovato il signore così.
VALENCOURT - È un attacco di febbre tropicale. Presto, andate a chiamare la sorella…
JUSTIN - Corro… (Al pubblico) Aspettala, la sorella! (Esce correndo. Boriquet, intanto, fa una corsa folle per la stanza, saltando sui mobili)
EMILIÈNNE - È spaventoso! (Boriquet si calma improvvisamente e adesso appare intento a cercarsi le pulci e a mangiarsele come una scimmia)
VALENCOURT - Su, Boriquet, amico mio, torni in se stesso. (Boriquet prende Valencourt per il collo, lo avvinghia con un braccio e con la mano libera incomincia a spidocchiarlo)
VALENCOURT - Vuole lasciarmi?!
EMILIÈNNE - Oh, papà, papà!
VALENCOURT - Non gridare! (Vedendo Justin che ritorna) Ebbene, la signorina Francine?
JUSTIN - Arriva.
VALENCOURT - E che arrivi! (Andandole incontro) Signorina! Signorina!
JUSTIN - (al pubblico) A lei ho intimato di essere Carmen e di ballare la “Cachucha”.
VALENCOURT - Venga, signorina, venga!
FRANCINE - (canta sull’aria della “Carmen”) “È l’amore uno strano augello… nessun lo può domesticar!”
VALENCOURT - Anche lei?! (Emiliènne, terrorizzata, si è rifugiata tra le braccia del padre. Intanto Boriquet, accovacciato sul tavolo di sinistra, imita il suono della chitarra, facendo le smorfie come le scimmiette automatiche delle pianole)
VALENCOURT - Ma è una famiglia di pazzi! Emiliènne, tu non entrerai in questa famiglia! Andiamo! (Escono dal fondo, mentre Francine canta e danza con furia orgiastica e Boriquet, afferrando libri e incartamenti dallo scrittoio, li scaglia dietro ai fuggitivi)
JUSTIN - (trionfante) Hurrà! Vittoria! (Cerca di interrompere l’esibizione dei due) Adesso basta, voi due! Ehi! Ho detto basta! (Ma la coppia sembra essersi molto immedesimata nei rispettivi ruoli) Basta, insomma! Maledetti! Insomma!… Tu, là! E tu, là! (Li fa risedere a tavola. Ficca nella forchetta di Boriquet un pezzo di pollo e in quella di Francine dell’insalata) E adesso… (soffia loro in faccia) arrangiatevi! (Esce a sinistra)
FRANCINE - Che caldo!
BORIQUET - Strano, anch’io ho un gran caldo.
FRANCINE - Non capisco che cosa mi abbia messo in questo stato.
BORIQUET - Neanch’io.


SCENA 17
Detti, Velencourt, meno Justin

VALENCOURT - (entrando da destra, col cappello in testa) Elois! Elois!
BORIQUET - (alzandosi da tavola) Oh, eccola qua, caro dottore!
VALENCOURT - (facendo un balzo all’indietro) Ancora!
BORIQUET - Ha detto alla sua deliziosa figliola…?
VALENCOURT - La mia deliziosa figliola!… Basta, signore! I nostri impegni sono infranti!
BORIQUET e FRANCINE - Come?!
BORIQUET - E perché?
VALENCOURT - Perché non intendo legare mia figlia a dei pazzi furiosi.
FRANCINE - Come dice?
VALENCOURT - Evidentemente, adesso la crisi è passata… ma io vi ho visti, e mi è bastato, “signor Scimpanzé”!
BORIQUET - Come?!
VALENCOURT - (accennando la danza del ventre) E la “signora bajadera”!
FRANCINE - Io?
BORIQUET - Eh no, scusi, signore, lei sta oltrepassando i limiti. Che lei voglia rompere, va bene, che noi non siamo legati, va bene…
VALENCOURT - No, voi siete “da legare”!… Siete pazzi da legare!
BORIQUET - Mi sembra che il pazzo sia lei, signore!
VALENCOURT - Perché voi non vi siete visti.
FRANCINE - Gerard, ti prego, ritiriamoci!
BORIQUET - Sì, hai ragione, andiamocene. Lei, caro dottore, faccia come vuole, le cedo il campo.
VALENCOURT - (seccamente) Buongiorno! (Boriquet esce a sinistra, seguito da Francine)


SCENA 18
Valencourt, poi Emiliènne ed Elois

VALENCOURT - Quando penso che stavo per dare in moglie mia figlia a un alienato!
EMILIÈNNE - (entrando da destra) Ah, papà!
VALENCOURT - Vieni, figlia mia, vieni. Andiamocene da questa casa.
EMILIÈNNE - Sì, papà! (Fanno per uscire, ma li ferma Elois, che, in lacrime, si getta ai loro piedi)
ELOIS - Ah! Ah! Ah!
EMILIÈNNE - Elois, che avete?
VALENCOURT - Ancora tu, deficiente!
ELOIS - Ah, signore… mi butto ai suoi piedi!
EMILIÈNNE - Ma che cos’ha?
ELOIS - Perdono, signore, perdono!
VALENCOURT - Perdonarti!
ELOIS - Sì, signore… per la familiarità che mi sono permesso con voi…
VALENCOURT - Chiamala “familiarità”!…
ELOIS - Non è colpa mia, signore, è colpa di Justin, il domestico, che mi ha dato il cattivo esempio. E questo mi ha dato l’ardire di provare su di voi una cosa che mi avrebbe aiutato nel lavoro.
VALENCOURT - Ma di cosa vai cianciando?
ELOIS - Non ciancio, signore, dico solo che Justin fa sempre così col suo padrone… (imita i gesti di Justin) dei trucchi così… e poi così… e: “dormi, lo voglio!”… e poi ancora con gli occhi… con degli occhi “specifici”, e allora il suo padrone, come si suol dire, si addormenta…
VALENCOURT - Oh lampo!
ELOIS - E questo mi ha dato manie di grandezza! Perdono, signore, perdono.
VALENCOURT - Ora capisco… quelle crisi… quegli attacchi… è chiaro, il domestico ipnotizzava quei disgraziati.
ELOIS - (supplicando) Signore…
VALENCOURT - Ma certo, certo. Dov’è questo Justin? (Chiama) Justin!
EMILIÈNNE - Ma cosa succede?
VALENCOURT - Niente, lasciami fare. Justin!!
JUSTIN - (entrando da sinistra) Il signore ha chiamato?
VALENCOURT - Vieni qui, miserabile! Che cosa hai fatto? (Lo prende per il bavero e lo trascina al centro della scena)
JUSTIN - Io, signore?
VALENCOURT - Ne ho sentite delle belle!… Tu ti permetti di addormentare il tuo padrone… di ipnotizzarlo!
JUSTIN - Io, signore?… Chi gliel’ha detto?
VALENCOURT - Lo so… e anche sua sorella! Confessa!
JUSTIN - (dibattendosi) Mi lasci, signore.
VALENCOURT - Ti dico di confessare…
JUSTIN - Non vuole lasciarmi?… Ebbene, stia a vedere! (Justin, mentre Valencourt lo tiene per il bavero, cerca di difendersi con la sua potenza magnetica: si sforza di ipnotizzare l’avversario, facendo dei gesti, magnetizzandolo con lo sguardo)
VALENCOURT - (intuendo le sue intenzioni) Tu vorresti giocare a questo gioco con me… Ah! Capiti bene. (Valencourt, senza lasciarlo, si mette a fissarlo nel profondo degli occhi. Justin lo fissa allo stesso modo; i due uomini, come in un duello, lottano a chi farà addormentare l’altro)
EMILIÈNNE - Vi prego, Elois, separateli.
ELOIS - Li lasci fare, signorina; è una lotta di gladiatori.
VALENCOURT - (prendendo a poco a poco il sopravvento su Justin) Te ne accorgerai! Sono uno dei più forti della scuola di Nancy!
JUSTIN - La vedremo! (La lotta continua, seguita con ansietà da Emiliènne, con ammirazione da Elois. Infine Justin, stroncato dal fluido superiore di Valencourt, appare totalmente in suo dominio)
VALENCOURT - (vittorioso) “Ecce homo”!
ELOIS - (applaudendo) Bravo!
EMILIÈNNE - (abbracciandolo) Oh, papà!
VALENCOURT - (a Justin) E adesso, in ginocchio! (Justin si mette in ginocchio. Valencourt va a chiamare Boriquet e Francine) Venite, voi!


SCENA 19
Detti, Boriquet, Francine

BORIQUET - Lei è ancora qui, dottore?
VALENCOURT - Sì, e ne sentirete delle belle.
FRANCINE - Ma che cosa fa, Justin, in ginocchio?
VALENCOURT - Appunto, signorina Francine, la parola a lui!… Poco fa io vi avevo presi per pazzi.
BORIQUET - Preferirei non tornare su quest’argomento!
VALENCOURT - Torniamoci, invece. Perché no, voi non eravate pazzi… L’istigatore dei vostri atti, che avevano parvenza di follia… eccolo là!
BORIQUET e FRANCINE - Ma quali atti?
VALENCOURT - Voi non potevate averne coscienza, eravate ipnotizzati.
BORIQUET - Andiamo, via!
VALENCOURT - Sì, Justin ha cercato di ipnotizzare anche me! Ma qui ha avuto a che fare con qualcuno più forte di lui; e ora è lui che soccombe dormiente! State a sentire: parla, tu! Confessa che sei stato un miserabile, che ti sei comportato con i tuoi padroni da scellerato!
JUSTIN - Oh, sì! Sono un miserabile! Sono io che ipnotizzavo tutti i giorni il padrone per fargli fare l’appartamento, dare la cera ai parquets, portare su la legna, insomma tutto il servizio.
BORIQUET e FRANCINE - No!
JUSTIN - Sì! Sono io che poco fa gli ho ordinato di dire villanie alla sua fidanzata. Io che gli ho intimato di essere una scimmia delle foreste africane!
BORIQUET - Una scimmia, io!
JUSTIN - Sì, e alla signorina di essere la Carmen e di ballare la “cachucha”.
FRANCINE - (per un momento compiaciuta) La “cachu…”… ah, miserabile!
VALENCOURT - E perché facevi questo?
JUSTIN - Perché volevo mandare a monte il matrimonio del signore per averlo sempre al mio servizio.
BORIQUET - Ma io lo uccido!
VALENCOURT - Lasci stare. Piuttosto, è convinto?
BORIQUET - Sono indignato…
FRANCINE - Addormentare noi… un domestico!
BORIQUET - Carogna!
FRANCINE - Quando penso che avrebbe potuto abusare di me!
BORIQUET - No, questo è impossibile.
VALENCOURT - Voglio sperare che dopo questo chiarimento lei vorrà tornare ad essere mio genero, signor Boriquet. (Gli tende la mano)
BORIQUET - Se la signorina acconsente.
EMILIÈNNE - Beh, certo… è stato molto sgradevole poco fa, ma era… “per procura”!
BORIQUET - Oh, signorina, com’è buona! (Si stringono le mani, sopra la testa di Justin)
FRANCINE - E di lui che ne facciamo?
BORIQUET - Lo metto alla porta seduta stante.
VALENCOURT - No, ascoltate: poiché lo tengo in pugno, ne farò un domestico modello. Justin! Ti impongo di rinunciare per sempre ad esercitare il tuo perfido influsso sui tuoi padroni e ti invito a servirli come il più devoto dei domestici!
JUSTIN - Lo farò.
VALENCOURT - E per penitenza, ripeti per un’ora: “Sono un miserabile!”
JUSTIN - (in ginocchio, battendosi il petto) Sono un miserabile! Sono un miserabile!
VALENCOURT - È la legge del taglione!


SIPARIO




sabato 10 giugno 2017

Fuori dal fango al Testaccio

FUORI DAL FANGO: Un appuntamento a teatro da non mancare alla vigilia dell’estate
di Karmel Attolico
Dopo la prima nazionale a Melegnano del 21 aprile e la replica al Salone Liberty a Milano del 23 aprile, a giorni va in scena al Teatro Testaccio di Roma – in calendario il 17 giugno alle ore 21 – “Fuori dal fango”, l’ultimo lavoro teatrale di Sergio Scorzillo in cui i valori umani dei personaggi prevalgono sulle contrastanti ideologie dominanti alla data del 25 aprile 1945, giorno-simbolo della Liberazione dell’Italia dal regime fascista.
La commedia di Scorzillo , autore e regista eclettico, ricalcando le orme di un noir di guerra al chiuso di una stanza, affronta grandi temi  e ideali che non possono prescindere da un confronto difficile e complesso su quello che vuol dire perseguire il bene di un’intera collettività nazionale, con ciò confermando a lungo raggio l’importanza dell’attuale dibattito politico nella nostra Italia vessata da qualsivoglia problematica di carattere sociale in tempi di crisi culturale ed economica.
La rappresentazione della vicenda narrativa si svolge in una Casa cantoniera del milanese dall’ambiente spartano che mette in evidenza le difficoltà del vivere quotidiano in un contesto dove l’unico barlume di speranza visibile allo spettatore ai primi impatti con la scena è costituito da una radio che trasmette solo canzoni d’amore.
Sul palcoscenico troviamo tre uomini che incarnano altrettanti personaggi avvincenti nelle loro vesti, con differenti destini e concezioni della vita che si intersecano in un continuo incontro-scontro. Accade che il partigiano Macchia – interpretato da Luigi Vitale – supportato dal compagno soprannominato Treno – nei cui panni si cimenta Matteo Bevilacqua – se la prende con Giuliano – incarnato dal giovane Bruno Petrosino – e sospettandolo essere fascista arriva alla decisione di recluderlo nella cantoniera dove lavora Treno. Cosa succederà nella prigione partigiana è un delirio che va dalla vendetta personale all’esibizione di un fanatismo ideologico, forse esagerato e proveniente da altro vissuto personale del partigiano.
Il recluso ha solo la sua umanità come strumento per replicare alle accuse di essere fascista, una umanità che si esprime nella custodia simbolica dei versi di Eliot – tratti da “The Waste Land” (La terra desolata), complesso poema pubblicato quattro anni dopo la fine della prima guerra mondiale – in un’armonica a bocca, in poesie scritte a mano da lui stesso ed altro ancora.
Lo scenario, in un crescendo emozionale, per le dinamiche narrative ispirate a fatti realmente accaduti a poche ore dal 25 aprile 1945, offre tuttavia la possibilità di esprimere sentimenti di forte intensità ai protagonisti della pièce, riunificati nella speranza di ritrovarsi “fuori dal fango” in cui la guerra li aveva costretti.
Uno spettacolo che in 75 minuti e in unico atto consegna agli spettatori uno squarcio poetico di un’umanità storica, politica e sociale che induce a riflettere sul carattere di un popolo come quello italiano – che tanto ha dovuto faticare per trovare l’unità e l’identità nazionale – rappresentando persone che riescono ad emozionarsi nonostante l’asprezza del momento storico in cui vivono, della quotidianità non certo esaltante, fatta di rinunce e poche prospettive. Ma il sogno della libertà è dietro l’angolo e i personaggi dello spettacolo non riescono a nasconderlo perché è l’essenza di loro stessi, intimamente convinti che solo “fuori dal fango” la vita torna ad avere senso.

lunedì 5 giugno 2017

“Fuori dal fango”: in scena l'ultima pièce di Sergio Scorzillo

di Marisa Gorza
Al Circolo Cooperativo Ferrovieri di Milano, dopo la prima a Melegnano, l’ultimo lavoro teatrale del poliedrico autore-regista in cui i valori vincono sulle discordanti ideologie
Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio......(T.S.Eliot 1922)
Non è certo casuale che all'interno dell'ultima pièce di Sergio Scorzillo siano reiterati i versi di T.S. Eliot tratti da “ The Waste Land”(La terra desolata). Complesso poema pubblicato appena quattro anni dopo la fine della prima guerra mondiale. Metafora della sterilità della cultura occidentale e oggettiva critica alla folle e inutile strage di vite, causata dall'immane conflitto.
La commedia di Scorzillo, se pure biasima la guerra, risulta soprattutto un racconto di ravvedimento, di liberazione catartica e di difficoltoso recupero dei valori umani. Ma procediamo con ordine. “Fuori dal fango”, lavoro teatrale in un unico atto, scritto e diretto appunto dal nostro poliedrico autore-regista, rappresentato domenica 23/4 presso il Circolo Cooperativo Ferrovieri di Milano, si ispira a dei fatti realmente accaduti a poche ore dal 25 aprile 1945. Giorno della Liberazione d'Italia.
In scena tre uomini, tre personaggi emblematici con tre differenti destini e concezioni che si incontrano, si scontrano, si incrociano. La vicenda si svolge in una imprecisata Casa Cantoniera ferroviaria del milanese, un ambiente frugale che ben rispecchia le difficoltà contingenti. Unico lusso una radio che trasmette le canzoni del momento. Tutte d'amore... Mentre si consuma questo noir al chiuso di stanza.
Il partigiano Macchia (un irruente, sanguigno Luigi Vitale), aiutato dal compagno, denominato Treno (un timido, scrupoloso Matteo Bevilacqua), intercettano Giuliano (un distaccato, raffinato sognatore perfettamente reso dal giovane Bruno Petrosino) che suppongono essere fascista e lo nascondono nella cantoniera dove Treno lavora. Per inciso va detto che tutti e tre gli attori sono perfettamente calati nella parte in una mimesi ad hoc che li identifica in pieno con i personaggi.
Le prime scene vedono il malcapitato Giuliano alquanto maltrattato dall'impetuoso Macchia che sembra deciso ad ucciderlo e a torturarlo. Significativo il dialogo tra i due caratterizzato dai toni da popolano arrabbiato dell'uno, contrapposti agli accentui colti e ricercati dell'altro. Sembra inutile l'opposizione di Treno che non capisce questa valanga di odio che si ripercuote sullo sfortunato ragazzo. “La guerra è finita!”-continua a ripetere all'amico, già intravvedendo l'inutilità di fanatismi e accanimenti pseudo ideologici. Forse si tratta di una vendetta personale? Mano a mano che la vicenda si dipana verità supposte o confermate si alternano e si ribaltano. Il gioco dei tradimenti si fa teso e drammatico. Anzi vengono svelate tragedie inconcepibili. Nel tascapane di Giuliano, prima perso e poi ritrovato, ci sono i versi di Eliot(si tratta di un messaggio in codice?) una armonica a bocca, poesie scritte a mano da egli stesso e la fotografia di quello che viene chiamato “l'uomo della fisarmonica”, ucciso senza ragione proprio dai compari del ragazzo. Forse un amore mai dimenticato, una fiamma speciale accesa dall'affinità elettiva? Prove che Giuliano è davvero un fascista? Nel suonare l'armonica, il recluso accenna alle struggenti note di Lili Marleen, canzone che, se pur nata tedesca, durante la seconda guerra mondiale era diventata il motivo preferito di ogni soldato che per andare al fronte aveva dovuto abbandonare la sua “Lili”.

Sentimenti umani

Dunque “il fascista” è capace di commozione e sentimenti? La conoscenza dell'umanità reciproca finisce per alterare la percezione delle cose, le complica e impedisce di giudicare i fatti dal punto di vista “politico” e strettamente di parte. Dov'è allora il confine tra giusto e sbagliato? Chi è il buono e chi è il cattivo? Ebbene si scopre che i due si erano davvero incontrati, soprattutto avevano amato la stessa donna: Ester, di cui Macchia ha una fotografia. Anzi la fotografia la ritrae insieme a Giuliano. La generosa ragazza aveva aiutato il partigiano, catturato dai nazisti e in procinto di essere deportato, a fuggire. Fuggire con lei. Lo aveva aiutato a ricredere nella vita proprio parlandogli del suo amore per quello splendido ragazzo che sapeva apprezzare musica e poesia. Poi Ester era stata catturata né dai fascisti e né dai partigiani, ma da balordi cani sciolti. Era stata ripetutamente violentata e soppressa in modo atroce e indegno.
Ma il vero incontro tra i due protagonisti avverrà successivamente. Comandato di fare una rappresaglia alle Casermette, con l'ordine di far fuori un gruppo di fascisti, Macchia, debitamente mascherato, si trova davanti Giuliano. Vorrebbe ubbidire agli ordini, ma non se la sente di uccidere il ragazzo amato da Ester e lo ferisce semplicemente. Quando lo rivede, lo riconosce e gli assale la rabbia di non essere stato il freddo esecutore come gli era stato richiesto. Una rabbia che non sa come gestire, tra l'altro subisce in pieno il fascino del giovane colto, così diverso da lui. Vuole ucciderlo per chiudere quel cerchio rimasto aperto, ma ancora una volta non ci riuscirà. Nella sua confusione -che va di pari passo con le variazioni di ritmo tra una scena l'altra- intuisce quanto tutto sia complesso e sfaccettato, quanto i fanatismi li abbiano impantanati in valenze che non appaiono più tali. Dopotutto Giuliano, quando viene catturato, stava veramente ritornando da sua madre, ritornando alla terra che purifica e nutre, fuggendo da ideologie che già non gli appartenevano proprio più.
Tutti e tre si siedono ad aspettare che arrivino gli “altri” a sbrogliare la matassa, nella speranza di ritrovarsi insieme fuori dal fango in cui la guerra li aveva relegati.

Tra i lavori che Sergio Scorzillo ha portato al successo ci sono, “La via della Croce”, “Ballata lirica”, liberamente tratta dalla “Ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde e “Taccuino di una sbronza”, quest'ultimo ispirato alla vita Charles Bukowski. Nonché “La guerra di Alvise”, la storia di un alpino dal cuore puro e patriottico. Non di meno Scorzillo ha vinto due premi Carlo D'Angelo come autore al Concorso Nazionale Vallecorsi di Pistoia. Drammaturgo, attore poliedrico, regista, cabarettista, insegnante di recitazione, consulente di editoria musicale.. e che altro? La sua grande passione è il teatro, la mimesi, tutto quello che rappresenta la metafora della vita. Senza trascurare i grandi temi e i grandi ideali. Anche quando questi comportano un confronto difficile e complesso, come nel caso di quest'ultima pièce.

lunedì 23 maggio 2016


Achab (da Moby Dick di John Huston)


...è una giornata tranquilla, Starbuck,
e un cielo d’un azzurro dolcissimo.
Lento nel rotolio della risacca
schiuma il Pacifico a lambire i corpi
immobili degli Indios in attesa,
dipinti e ornati per l’ultimo viaggio;
salpano pigramente per l’eterno,
da madre a madre saldando l’anello.
Noi siamo cacciatori di balene,
non pescatori d’anime, e l’arida 
pietà che ci è concessa affonda al cuore
sul ferro acuminato dei ramponi,
perchè la bestia sia spacciata in fretta
e in fretta poi sia sbrigato il lavoro.
Ma sotto gli occhi assenti di altri cieli,
dai viali dei cecchini alle boscaglie
flebili di sussurri al cauto lume
di profughi bivacchi, ancora l’uomo
dal cuore delle tenebre si apposta,
e d’altri corpi, e di ben altra strage
caninamente si nutre e si appaga.
E al lugubre rintocco di campana
che grida al mondo la notte dei vivi,
nello schioccare all’osso dei machetes,
nel miagolio selvaggio degli shrapnels
su piazze inermi in coda per il pane
uguale rulla il canto, uguale ringhia
la consegna: non fate prigionieri.
Non più sarà possibile innocenza,
nessuna verità sarà accordata,
nessuna fede più, se non l’orrore
di cui rendiamo il computo esatto
nei nostri inutili libri di bordo,
Starbuck. 
E tutto il tempo questo cielo
sorridente, e questo mare insondato,
e la lusinga nel vento propizio
d’altre dolci giornate come questa
nel nostro tranquillo villaggio, quando
sul molo sciamano i ragazzi in frotta
al trepido richiamo dei battelli
che annunciano il ritorno, e buona pesca;
e mentre già si sta facendo sera,
e calmo e lento si richiude il solco
dietro le nostre spalle, sulle carte
sbiadisce il segno, e affonda la memoria,
ad inghiottire insieme i vivi e i morti.

martedì 23 febbraio 2016

UN “TRANQUILLO” VENERDÌ MILANESE




Ciondolavo pigramente per Milano. Ci tornavo dopo alcuni anni e volevo riscoprirla nella calma serale, per vedere quanto era cambiata in mia assenza.
Di colpo il vento si alzò. Il cappello, calzato con cura, prese il volo da quella palla da biliardo della mia testa e rotolò giù per via Cusani. Arrancai all’inseguimento del feltro volatile che si fermò tra le ruote di un autobus, parcheggiato di traverso sul marciapiede. <Che strano> pensai. <Cosa ci fa un pullman della Zani qui a quest’ora? Sembra buttato lì per caso>. La famosa agenzia di viaggi era di certo chiusa alle 9.00 di quel venerdì sera tipicamente meneghino, dedicato a relax e apericena assortiti.
Mi fermai a guardarlo. Sulla fiancata del rosso e vecchiotto double-decker campeggiava una gigantesca scritta: “Milano Misteriosa - Mistery Tour”. <Ecco. La solita baggianata per attirare i creduloni e gli allocchi>, riflettei scettico, <chi vuoi che ci creda a queste frottole>. Mi guardai attorno, la strada era stranamente deserta. In giro non si vedeva proprio nessuno, nemmeno l’immancabile questuante con nenia straccia-zebedei incorporata. Solo in quel momento ci feci caso: dall’autobus risaliva un sordo brontolio, sembrava quasi un rantolo meccanico. Una porta cigolò sul fondo e lentamente si aprì, sbirciai all’interno: sembrava vuoto. Una mano comparve dal buio e mi fece segno di salire, era bianca in maniera innaturale e quasi scheletrica. <Però!L’hanno organizzata bene la messinscena>, mi dissi. Sempre più deciso a smascherare la farsa salii rapidamente i pochi gradini ed entrai. La porta si chiuse di scatto intrappolandomi. <Cazzarola!>, pensarlo e dirlo fu un tutt’uno. Mentre cercavo di riprendermi dal coccolone, sentii provenire dal fondo una voce debolissima: <Aiutami, ti prego aiutami. Vogliono mandarmi al rogo>. Riuscii a scorgere una ragazza pallidissima, rannicchiata sui sedili. <Siiii, figurati se ci casco. Mica siamo nel Medio Evo>, le dissi ridendo. <Ormai l’unico fumo che si alza in piazza Vetra è quello delle canne>. Per chi mi avevano preso? Mi avvicinai per guardarla meglio e per cercare di capire se fingeva o stava male sul serio, ma i capelli lunghi e ramati le nascondevano buona parte del volto. <Mi chiamo Caterina, Caterina Medici e mi accusano di stregoneria>, rantolò. <Vabbeh, ora stanno proprio esagerando>, pensai. E poi, di chi era la mano che mi aveva invitato a salire?
La presunta strega sembrava incapace persino di respirare.
Solo in quel momento scorsi al posto di guida qualcuno: un barbuto incappucciato si nascondeva nella penombra.
Lo strano monaco diede gas e l’autobus a due piani partì.
L’orrore ebbe inizio.


Per sapere come va a finire, si deve solo prenotare il prossimo Mistery Tour di Zani Viaggi. Ogni venerdì sera, i bravissimi Carlotta Oggioni e Massimo Barberi vi guideranno attraverso i segreti più nascosti di Milano e vi sveleranno le nere leggende che si sono stratificate nei secoli, a partire da quella legata al Biscione, dalla “scrofa semilanuta”, passando per il Diavolo di Porta Romana, le streghe di piazza Vetra, il tribunale della Santa Inquisizione di Sant’Eustorgio. Lo sapevate che Re Magi e cavalieri Templari convivono in Sant’Ambrogio? E che fu il Diavolo in persona a richiedere la costruzione del Duomo? Attenzione, poi, ai fantasmi, quelli abbondano in Parco Sempione e dintorni. 

di Gianpiero Di Bari

mercoledì 23 dicembre 2015

La Chicago degli anni venti si colora di rosa

Milano, 22 dicembre 2015

La Chicago degli anni venti si colora di rosa

di Marisa Gorza
Con il musical “Pink Chicago”di Sergio Scorzillo vanno in scena al Pime di Milano le atmosfere torbide e incandescenti del Proibizionismo americano
musical
La storia è ambientata nella iconografica Chicago degli annni Venti. Centro nevralgico del jazz e del blues, capitale del gioco d'azzardo e  delle lotte tra le bande di gangster, dei fumosi night club che pullulano di contrabbandieri e tipi loschi, di flapper scatenate nel charleston, di seduzione, tentazione e fascino del proibito. Quell'atmosfera torbida e incandescente propria del Proibizionismo  americano, dove trasgredire era d'obbligo. Trasgressione, delitto, passione, ricerca della fama ad ogni costo... elementi ritrovati sul palcoscenico del teatro milanese Pime, con il debutto(17 e 18 dicembre) del musical/parodia“Pink Chicago”di Sergio Scorzillo, già nostro amico(autore tra l'altro de “La guerra di Alvise”, ricordate?) e la regia di Raffaella Marchegiano. Tutti i tipici componenti in primo piano, dicevamo, più uno che domina da cima a fondo lo spettacolo: una spassosissima ironia.
Ma ritorniamo alla vicenda che si svolge, appunto, nella città della musica nero-americana, dello spettacolo e della vita vissuta come sulla scena. E' è in questo clima che le due protagoniste inseguono la gloria del palcoscenico e pur di raggiungerla, non si arrendono davanti a nulla.Vilma(Raffaella Marchegiano) è una star dalla fama offuscata(l'oscura anche l'ombra di un delitto d'amore e gelosia) in cerca della riconferma come donna e come show girl, mentre la giovaneRoky(Thomas Centaro) è una novellina dal carattere d'acciaio, determinata a sfondare. Tuttavia non è come sembra,  sotto le mentite spoglie dell'intraprendente attricetta si nascondono il talento e la risolutezza di un uomo, capace di travestirsi e trasformarsi in una credibile sexy biondona, pur di arrivare alle luci della ribalta, pur di diventare la regina delle notti di  Chicago. Per questo finirà con corrompere e perfino  uccidere. Il delitto si compierà alle spese di Jimmy(l'attore e coreografo Bruno Giotta), un losco trafficante che aveva promesso la fama alla “bella” Roky, ma per la verità mirava solo a portarla a letto(?). La bellona riuscirà ad ingannare tutti, dalla carceriera Mama(Sara Orlacchio) alle compagne di cella( le ballerine  Laura Pavan, Francesca Duranti, Mariangela Murolo, Stefania Lomonaco, Luciana Rossi) e perfino il suo scafato, avido avvocato Billy Flann(un esilarante Sergio Scorzillo). Tuttavia Roky, che prenderà il nome di  Roxie, non sarà solo in questa avventura. A sostenerlo, ad aiutarlo  fino alla negazione di se', sarà lo smisurato amore della moglie, la dolce Amy(la deliziosa Chiara Rossi),una dotata ballerina che in qualche modo lo porterà al successo. Anzi al successo arriveranno insieme i tre protagonisti uniti in un vivacissimo trio: la piccola Amy, che inaspettatamente si svela avvenente e talentuosa, Roxie en travesti e Vilma che ritorna in auge.
                                Pensierino natalizio
Questa è la vicenda snocciolata lungo una trama anticonvenzionale e inframezzata dalle note briose della colonna sonora con brani d'atmosfera, tra i quali “And All that Jazz”, “Razzle Dazzle” e “Cell Block Tango”. Tuttavia l'opera non si basa solo sul mero divertimento, bensì fa rimarcare la diffusa difficoltà di superare i pregiudizi sociali e di portarsi al passo con i tempi. Ciò succedeva negli anni Venti, esattamente come  ai giorni nostri.
“Con questo lavoro -spiega Raffaella Marchegiano- abbiamo cercato di realizzare il nostro intento( va sottolineato che Raffaella è alla direzione di Doppio Sogno, l'associazione culturale che ha promosso la pièce), cioè di non lasciarsi relegare da ruoli imposti dalla società e di essere sempre sé stessi. Quello di Roky che si traveste al femminile è un paradosso, ma tutti, prima o poi siamo costretti ad indossare una maschera. In particolare mi riferisco alle donne che per fare carriera devono assumere atteggiamenti aggressivi e magari mascolini, altrimenti addio promozione. Uomo o donna cosa importa cosa sei? Basta con preconcetti ed evviva la tolleranza!”
-La commedia lascia però intravvedere che per raggiungere il successo bisogna lottare, magari in maniera sleale e ricorrere al bluff...
“E' così, ma alla fine della commedia a vincere è la dolce e sincera Amy, professionale e preparata e che non ha certo bisogno di ricorrere a sovrastrutture infide...”, inoltre  per dare maggior enfasi   a  un caloroso mood di stagione e rimarcare la serietà dell'impegno di Doppio Sogno, una parte del ricavato dello spettacolo  è stata devoluta in beneficenza. Dopo il debutto milanese, lo spettacolo approderà a gennaio al teatro Fratello Sole di Busto Arsizio. Per iniziare l'anno con tutti i buoni propositi ...teatrali di questo mondo.

mercoledì 4 novembre 2015

arriva Pink Chicago


Info spettacolo

Un pizzico di  ironia e trasgressione Pink Chicago, il musical che, per la prima volta a Milano, sarà on stage Il 17 e il 18 dicembre al teatro Pime, in via Mosè Bianchi 94. L'associazione culturale Doppio Sogno porta in scena la pièce in due atti scritta da Sergio Scorzillo con la collaborazione di Raffaella Marchegiano, che cura anche la regia, la direzione musicale diSara Orlacchio e le coreografie di Bruno Giotta. Protagonista l'attore e cantante Thomas Centaro. Pink Chicago è anche serietà e impegno sociale, parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza all’Associazione SAMARI per infanzia in Congo.  Per ulteriori info:www.pinkchicagoilmusical.it
Chicago anni '20. La storia comincia da qui, da quella che fu la capitale del gioco d'azzardo, dei gangster e dei night club in pieno Proibizionismo americano. Nel sottobosco notturno dei locali fumosi, delle orchestre di jazz e dei contrabbandieri le due protagoniste Vilma e Roky cercano la gloria del palcoscenico e non si fermano davanti a nulla pur di arrivare. Vilma (Raffaella Marchegiano) è una stella ormai offuscata che cerca il riscatto di sè, mentre Roky è una novellina, decisa a tutto pur di sfondare. Ma a Chicago niente é come sembra e sotto le mentite spoglie di Roky si nascondono il talento e la determinazione di un uomo capace di travestirsi per arrivare alla ribalta. Così, in una frenetica girandola di colpi di scena, Thomas Centaro, l'attore giusto per superare a teatro il confine tra uomo e donna, porterà la sua showgirl en travesti a uccidere, corrompere e a mentire a tutti pur di diventare famosa. A farne le spese saranno: Jimmy (l'attore e coreografo Bruno Giotta), un losco trafficante che promette a Roky la fama, ma che poi muore per mano di quest'ultima, il suo avvocato Billy (interpretato dall'autore Sergio Scorzillo), la carceriera Mama (Sara Orlacchio) e le compagne di cella (le ballerine e cantanti Laura Pavan, Francesca Duranti, Mariangela Murolo, Chiara Rossi,Stefania Lomonaco, Luciana Rossi). Roky, alias Thomas, non è sola in quest'avventura, ad aiutarla l'amore smisurato di Amy (Chiara Rossi), sua moglie, una ballerina di fila che lo sosterrà fino al successo.
Argutamente mascherata tra le risate e le note jazz della colonna sonora, la trama anti convenzionale di quest'opera mette in risalto la difficoltà che hanno uomini e donne di portarsi al passo con i tempi e di superare qualsiasi pregiudizio, sociale e lavorativo. Nel 1920 e ancora oggi. A rimarcare la serietà dell'impegno sociale del musical e dell'associazione culturale Doppio Sogno, parte dell'incasso delle serate sarà destinata  ad Associazione SAMARI Via Mosè Bianchi, 2 Milano,  per i bimbi del Congo. Informazioni più approfondite si possono trovare sul sito: www.pinkchicagoilmusical.it 
Dopo il debutto milanese, Pink Chicago approderà a Busto Arsizio il 16 gennaio 2016, al teatro Fratello Sole e poi a Torino, il 16 aprile 2016, sul palcoscenico del teatro Cardinal Massaia.

Note

Roky Heet / Thomas CentaroVilma Killing / Raffaella MarchegianoBilly Flann / Sergio ScorzilloAmy Heet / Chiara RossiJimmy Cash / Bruno GiottaMama / Sara OrlacchioMrs Sunny / Maria Marchegiano
CORPO DI BALLO E CANTO:
Francesca Duranti - Morris Faccin - Bruno Giotta - Stefania Lomonaco- Laura Pavan- -Mariangela Murolo- Chiara Rossi – Luciana Rossi
Direzione Musicale Sara Orlacchio – Coreografie Bruno Giotta – Sound & Light  directions Roberto Bruno – Loris Zigliani
Scenografie digitali & Sound  Andrea Centaro – Tecnico scene digitali Daniele Viola Trucco e Acconciature Accademia DIADEMA
Scenografie on stage  Marco Brandellero – Stefania Lomonaco   
Acting Coach Sergio Scorzillo - Regia Raffaella Marchegiano  

Informazioni sull'organizzatore

Doppio Sogno
VIA MONTE LEONE - 21013
Località: GALLARATE VA
cartella stampa a cura di Gianpiero Di Bari

lunedì 26 ottobre 2015

Kitsch me Licia, tanta voglia di Ottanta

Kitsch me Licia, tanta voglia di Ottanta

Torna a Milano il musical di Thomas Centaro. In scena al Pime, il 31 ottobre, una brillante parodia dei rutilanti anni '80 e del cartone cult di quel decennio: Kiss Me Licia, riletto in chiave ironica e accompagnato con canzoni degli Spandau Ballet, di Madonna, Bonnie Tyler e dei Culture Club

di Gianpiero Di Bari

Molti di noi li hanno vissuti appieno, tanti ne hanno solo sentito parlare, alcuni li ricordano con nostalgia e altri vorrebbero riviverli ora. Tornano a Milano i mitici anni '80, quelli degli Spandau Ballet e degli Wham, quelli di Madonna con pizzi e crocifissi, quelli dei paninari con le Lumberjack e dei colori primari fluo sparati su tutto.

Al teatro Pime e solo per la sera di Halloween, va in scena lo spettacolo Kitch me Licia, di e con Thomas Centaro e con una nutrita schiera di scatenati attori, che sul palco ballano e cantano sulle note delle canzoni più famose di quel decennio. La storia se la ricordano un po' tutti, è tratta dal famoso manga Aishite Knit, di Kaoru Tada, da cui fu tratto l'altrettanto famoso cartone animato Kiss me Licia. In breve: ci sono Licia e Mirko, lei è una diciottenne ingenuotta che lavora nel ristorantino paterno, lui è uno studente universitario e il leader della rock band dei Bee Hive. Complice l'amore non corrisposto di Satomi, le amiche gelose e impiccione e via dicendo, ai due ne succedono di ogni prima di innamorarsi e stare, finalmente, insieme. Se la storia è già di per se funambolica, Centaro pigia ancora di più sull'acceleratore dell'ironia, per ricavarne una graffiante parodia che mette alla berlina tutti i luoghi comuni del periodo. Ed ecco spiegato il "kitsch" del titolo. Accanto all'autore, sul palco svettano Silvia Romeo, nei panni di Licia, Alessandro Fortarezza, che interpreta Satomi, l'innamorato non corrisposto della protagonista e Andrea Bonati, un improbabile e baffuto Marrabbio, padre di Licia. Contornati anche da Alessandra Ruta, che impersona Marika la manager del gruppo, da Elena Centaro, nei panni di Manuela, la migliore amica di Licia, da Annalisa Longo a cui è toccato il ruolo di Andrea il fratello minore di Mirko e da Francesca Tretto nei panni del gatto Giuliano. Insomma, gli ingredienti per uno spettacolo di successo ci sono tutti, complice anche la particolare attenzione ai dettagli di scena, rigorosamente eighties, e alla selezione dei 22 brani cantati dai protagonisti, che vanno da Bonnie Tyler a Madonna, da Spagna ai Culture Club, tradotti e adattati in italiano, per sottolineare l'ironia voluta da Centaro nel musical. Le coreografie sono di Bruno Giotta. 

martedì 16 giugno 2015

“La guerra di Alvise"

Desio, 15 giugno 2015

“La guerra di Alvise". Certezze e illusioni di un giovane lombardo di un secolo fa

di Marisa Gorza
Al teatro "Il Centro" di Desio una pièce, scritta e diretta da Sergio Scorzillo, che restituisce in pieno lo spirito e i puri valori del Corpo degli Alpini
alpini spettacoli
“Ci sono dentro tutti e se bisogna fare una cosa la si deve fare e basta, senza troppo pensare...” Parole semplici ed ingenue, tuttavia piene di determinazione, amor di patria, entusiasmo e soprattutto di una grande fede nei valori in cui il giovane contadino Alvise crede in modo incondizionato.
Parole pronunciate alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, quando infervorato dal suo animo puro e generoso, decide di arruolarsi nel Corpo degli Alpini, il più consono al suo sogno romantico di diventare un degno soldato. Alvise con tutte le sue certezze, le sue illusioni e le inevitabili disillusioni, è il personaggio chiave della pièce “La guerra di Alvise”, appunto, scritta e diretta da Sergio Scorzillo, rappresentata in anteprima assoluta nel Teatro Il Centro di Desio lo scorso sabato con toccante partecipazione della audience.
C'è difatti uno stretto legame tra le terre del Seveso e le gloriose gesta del Corpo degli Alpini di cui, qui, si hanno molte memorie. Oltretutto i temi principali del lavoro teatrale sono stati illustrati ed enfatizzati dai canti di montagna più popolari e vibranti. Ad eseguirli dal vivo l'affiatato Coro A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) Nikolajewka. Si comincia sulle note di:
"E Cadorna manda a dire
che si trova là sui confini
e ha bisogno degli Alpini
per potersi avanzar...”

La morte di Alvise
Eccolo, quindi, lo stato d'animo di Alvise (un convincente Luigi Vitale), quando si accomiata dalla fidanzata Bianca (Monica Gianfreda) per recarsi, senza indugi, al fronte, dove incontrerà l'amico Tonio (un intenso Matteo Bevilacqua) che, al contrario di lui, è un disincantato intellettuale, proveniente da una famiglia borghese. Tra i due, durante l'addestramento, sono subito scintille, ideologiche, mitigate da quella che diventerà una vera e solidale amicizia.
È uno dei punti principali dell'opera, proprio come sottolinea Sergio Scorzillo: “Questo lavoro non vuol essere una ricostruzione fedele di uno dei momenti più drammatici della nostra storia, ma una messa in scena , tra il realistico e il simbolico, di temi quali l'abnegazione, l'amicizia, la disperazione, la fede, la pochezza umana, la speranza in qualcosa che cerchiamo di raggiungere, ma non riusciamo a raggiungere mai...”.
Risalta, in modo particolare, il personaggio del genuino Alvise, soprattutto quando racconta del suo “corpo a corpo” con il nemico. Ed ecco che si rende conto, con vera disperazione, che si tratta di un essere umano, qualcuno come lui che lo fissa spaventato negli occhi. Il buon ragazzo non ha il coraggio di finirlo, ma gli sorgono, poi, molti dubbi: “Non me la son sentita. Non sono un vigliacco”. Ricorda la guerra com'era nei racconti di suo nonno, quando gli appariva una bella favola di coraggio e di eroismo. Si rende conto che non è così e comincia la paura:
“Era una notte che pioveva
e che tirava un forte vento
immaginatevi il gran tormento
per un alpino che stava a vegliar”
Il dramma si sta per compiere. Il nostro protagonista si accinge a raggiungere Tonio in trincea, con il tricolore che gli è stato affidato dal sergente. Però cade ferito al cuore da una scheggia di granata e farfuglia tra sé: “Eccola qua. La mia bandiera. La nostra. Devo metterla qui, sennò si sporca di sangue. Sangue italiano. Il nostro sangue è il mio...
Gli alpini in coro accompagnano la sua ultima disillusione:
“Dio del cielo,
Signore delle cime,
un nostro amico
hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo:
su nel Paradiso
lascialo andare per le tue montagne...”
Tra i lavori che Sergio Scorzillo ha portato al successo ci sono, “La via della Croce”, “Ballata lirica”, liberamente tratta dalla “Ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde e “Taccuino di una sbronza”, quest'ultimo ispirato alla vita Charles Bukowski. Non di meno ha vinto due premi Carlo D'Angelo come autore al Concorso Nazionale Vallecorsi di Pistoia. Drammaturgo, attore poliedrico, regista, cabarettista, insegnante di recitazione, consulente di editoria musicale.. e che altro? La sua grande passione è il teatro, la mimesi, tutto quello che rappresenta la metafora della vita. Senza trascurare i grandi temi e i grandi ideali. Quindi non è casuale questo connubio con l'autentico spirito del Corpo degli Alpini.
Come nasce il Coro A.N.A. Nikolajewka? Da un'idea del capo gruppo Ottone Iachelini e di una ventina di persone del Gruppo Alpini di Desio, formulata nel 1994. Il tradizionale spirito di corpo guida gli attuali trenta componenti alla conoscenza, interpretazione e diffusione dei canti popolari di guerra e di montagna, tant'è che intervengono a diverse esibizioni, sia in Italia che all'estero, come a Sonthofen (2007), Praga (2010), Vienna (2014). Molto viva è la partecipazione a piccoli e grandi eventi, sempre con lo scopo di portarvi i canti delle nostre Alpi. Tutto per non dimenticare.