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mercoledì 2 marzo 2011

Mascagni/Verga/Targioni-Tozzetti e Guido Menasci: Cavalleria Rusticana

PERSONAGGI


TURIDDU MACCA
COMPAR ALFIO DI LICODIANO
LA GNÀ LOLA, sua moglie
SANTUZZA
LA GNÀ NUNZIA, madre di Turiddu
LO ZIO BRASI, stalliere
COMARE CAMILLA, sua moglie
LA ZIA FILOMENA
PIPPUZZA




La piazzetta del villaggio, irregolare. In fondo a sinistra, il viale alberato che conduce alla chiesuola, e il muro di un orto che chiude la piazzetta; a destra una viottola, fra due siepi di fichidindia, che si perde nei campi. Al primo piano a destra, la bettola della gnà Nunzia, colla frasca appesa all'uscio; un panchettino con su delle ova, pane e verdura, in mostra; e, dall'altra parte dell'uscio una panca addossata al muro. La bettola fa angolo con una stradicciuola che immette nell'interno del villaggio. All'altra cantonata la caserma dei carabinieri, a due piani, collo stemma sul portoncino. Più in là, sulla stessa linea, lo stallatico dello zio Brasi, con un'ampia tettoia sul davanti. Al primo piano, a sinistra, una terrazza con pergolato. Poscia una stradicciuola. Infine la casetta della zia Filomena.


SCENA I

Lo zio Brasi attraversa la scena dalla sinistra con un fascio di fieno in capo, che va a deporre sotto la tettoia. Comare Camilla sulla terrazza, ripiegando della biancheria di bucato. Donne lungo il viale per andare in chiesa. Un contadino seduto sotto la tettoia, col mento fra le mani canticchiando. Suona la messa. La zia Filomena esce dalla bettola della gnà Nunzia, portando roba sotto il grembiale.

COMARE CAMILLA     Spesa, zia Filomena?
ZIA FILOMENA              Oggi è Pasqua, colla grazia di Dio!
Entra in casa.
COMARE CAMILLA     (A Santuzza, che arriva agitata dalla prima viottola a sinistra, col viso nascosto nella mantellina). O comare Santa, che andate a confessarvi?
Santuzza leva il capo verso di lei e tira via senza rispondere.
ZIO BRASI                       (a comare Camilla, dalla porta dello stallatico). Tu rientra in casa, e bada ai fatti tuoi, linguaccia!
Comare Camilla rientra in casa. A un carabiniere ch'è affacciato sul terrazzino della caserma:
Mi vuol sempre cimentare, quel diavolo di mia moglie!
Al contadino ch'è sotto la tettoia:
Venite qua, compare Peppi.
Lo conduce via nello stallatico.
SANTUZZA                      (sull'uscio della bettola). O gnà Nunzia!
GNÀ NUNZIA                  (affacciandosi). O tu!… che vuoi?
Il carabiniere rientra.
SANTUZZA                      Non temete, me ne vado subito. Ditemi soltanto se c'è vostro figlio Turiddu…
GNÀ NUNZIA                  Sin qui vieni a cercarmi mio figlio Turiddu?… Non c'è.
SANTUZZA                      Ah, Signore benedetto!
GNÀ NUNZIA                  Lo sai che nei vostri pasticci io non voglio entrarvi!
SANTUZZA                      (scostando la mantellina). Ah, gnà Nunzia, non mi vedete la faccia che ho? Fate come Gesù Cristo a Maria Maddalena… Ditemi dov'è vostro figlio Turiddu, per carità!
GNÀ NUNZIA                  È andato a Francofonte per il vino.
SANTUZZA                      No! Ier sera era ancor qui. L'hanno visto a due ore di notte.
GNÀ NUNZIA                  Che vieni a dirmi!… In casa non è tornato stanotte… Entra.
SANTUZZA                      No, gnà Nunzia. In casa vostra non ci posso entrare.
ZIO BRASI                       (dalla tettoia). O zia Filomena, oggi che è la Santa Pasqua, e fanno pace suocera e nuora, abbiamo da abbracciarci e baciarci anche noi?
ZIA FILOMENA              Zitto, scomunicato!
Rientra in casa.
GNÀ NUNZIA                  (a Santuzza). Parla dunque! Cos'è successo a mio figlio Turiddu?
SANTUZZA                      Non gridate forte, gnà Nunzia!
PIPPUZZA                        (dalla stradicciuola in fondo a destra, con un paniere infilato al braccio). Volet'ova, gnà Nunzia?
GNÀ NUNZIA                  A tre due soldi, se ti contenti. Guarda, ne ho tante.
PIPPUZZA                        Allora mi contento di mangiarmele coi miei figliuoli, e far la Pasqua anch'io, piuttosto.
Per andare.
ZIO BRASI                       O che non siete stata a confessarvi, gnà Nunzia?
GNÀ NUNZIA                  Via, perché oggi è Pasqua, un soldo l'uno! Ne piglio dodici; ma uno me lo darai per giunta, in regalo. Mettile insieme alle altre, là… Senza romperle, bada! E te' i danari. Un pugno di palanche ti porti via, guarda!
ZIO BRASI                       Senti, senti Pippuzza, cerchiamo di far negozio anche noi. Vieni qua, a casa mia.
La conduce nella prima stradicciuola a sinistra.
GNÀ NUNZIA                  (a Santuzza) Parla dunque! Che sai di mio figlio Turiddu?
SANTUZZA                      Niente so.
GNÀ NUNZIA                  Dov'è stato questa notte, che non è tornato a casa?
SANTUZZA                      (scoppiando a piangere col viso nella mantellina). Ah, gnà Nunzia! che chiodo c'è qui dentro nel mio cuore.
GNÀ NUNZIA                  Dunque lo sai dov'è stato Turiddu?
COMPAR ALFIO            (dalla prima stradicciuola a destra, con un fiasco in mano). Che ne avete ancora di quello buono da sei soldi, gnà Nunzia?
GNÀ NUNZIA                  Vado a vedere. Turiddu doveva portarne oggi da Francofonte.
COMPAR ALFIO            Vostro figlio Turiddu è ancora qui. L'ho visto stamattina. Non ha il berretto rosso di bersagliere?
Comare Camilla si affaccia di nuovo sulla terrazza.
SANTUZZA                      (levando il fiasco di mano a compare Alfio e dandolo alla gnà Nunzia). Intanto andate a vedere se ce n'è ancora.
La gnà Nunzia rientra nella bettola.
COMPAR ALFIO            Si capisce che siete di casa, ormai, comare Santa.
COMARE CAMILLA     Siete venuto a far la Pasqua colla gnà Lola vostra moglie, compar Alfio?
COMPAR ALFIO            Sì, almeno le feste principali.
ZIA FILOMENA              (dall'uscio, colla mantellina sul braccio, a comare Camilla). Che non ci venite a messa voi?
ZIO BRASI                       (accorrendo dalla sinistra). Viene! viene! O compar Alfio, che potete pigliarlo un viaggio per Militello?
COMPAR ALFIO            S'è per domani, sì, zio Brasi. Oggi son venuto a far la Pasqua a casa mia.

ZIA FILOMENA              “II Carnevale fallo con chi vuoi. Pasqua e Natale falli con i tuoi”.
COMARE CAMILLA     (a compar Alfio). E vostra moglie, che vi vede soltanto a Pasqua e a Natale, cosa dice?
COMPAR ALFIO            Io non lo so cosa dice. Questo è il mio mestiere, comare Camilla. Il mio mestiere è di fare il vetturale e di andare sempre in viaggio di qua e di là.
GNÀ NUNZIA                  (ritornando col fiasco colmo e colla mantellina ripiegata che lascia sul panchetto della verdura). È meglio di quell'altro, compar Alfio; me lo direte poi, quando l'avrete bevuto, buon pro vi faccia. Diciotto soldi.
ZIA FILOMENA              Non è bene quello che avete detto, compar Alfio; ché avete la moglie giovane.
COMPAR ALFIO            Mia moglie sa che la berretta la porto a modo mio;
Battendo sulla tasca del petto
e qui ci porto il giudizio per mia moglie, e per gli altri anche.
Due carabinieri in tenuta escono dalla caserma e si allontanano pel viale della chiesa.
- I miei interessi me li guardo io, da me, senza bisogno di quelli del pennacchio. E in paese tutti lo sanno, grazie a Dio!
Suona la messa una seconda volta.
ZIA FILOMENA              (facendosi il segno della croce). Lontano sia!
Chiude l'uscio a chiave, e si mette la mantellina in capo avviandosi verso la chiesa.
COMARE CAMILLA     Vengo anch'io, vengo anch'io, zia Filomena.
Via dalla terrazza.
ZIA FILOMENA              (a compar Alfio). Piuttosto andate a dire a vostra moglie che suona la messa, scomunicato!
COMPAR ALFIO            Corro a governare le mie bestie, e vado a dirglielo. Non dubitate, son cristiano anch'io.
GNÀ NUNZIA                  (a compar Alfio). Diciotto. soldi.
COMPAR ALFIO            Vengo, vengo, pittima! Lasciatemi contare i denari.
COMARE CAMILLA     (dalla prima stradicciuola a sinistra, con mantellina in capo, va a dare la chiave a suo marito). Eccovi la chiave, se mai. E voi non venite al solito quando stanno per terminare le funzioni in chiesa.
Via verso la chiesa colla zia Filomena.
Lo zio Brasi rientra nello stallatico. Dell'altra gente attraversa la piazzetta alla spicciolata per andare in chiesa.
COMPAR ALFIO            (alla gnà Nunzia). E diciotto, a voi! Buon pro vi facciano.
S'avvia per andarsene dond'è venuto.
GNÀ NUNZIA                  O dove l'avete visto mio figlio Turiddu, compar Alfio?
SANTUZZA                      (piano, dandole una strappata alla veste). Non gli dite nulla, per carità!
COMPAR ALFIO            (tornando indietro). L'ho visto dalle mie parti, all'alba, mentre arrivavo a casa mia. Egli andava correndo, come avesse fretta, e non si accorse di me. Volete che ve lo mandi, se l'incontro?
GNÀ NUNZIA                  No, no.
Compar Alfio via. A Santuzza:
Perché mi hai fatto segno di star zitta?
(Santuzza non risponde e china il capo).
GNÀ NUNZIA                  Ah!… Cosa ti salta in mente?
SANTUZZA                      (celandosi il viso nel grembiale e scoppiando in lagrime). Ah, gnà Nunzia!
GNÀ NUNZIA                  (stupefatta). La gnà Lola?… La moglie di compar Alfio?…
SANTUZZA                      Come farò adesso che Turiddu mi abbandona?…
GNÀ NUNZIA                  O poveretta me! Cosa mi vieni a dire!… Non può essere, ti sbagli; compar Alfio si sbaglia anche lui!… Poi ci sono tanti che hanno il berretto rosso di bersagliere…
SANTUZZA                      No, non si sbaglia compar Alfio. Era lui, Turiddu!
GNÀ NUNZIA                  Come lo sai?
SANTUZZA                      Lo so… Compare Turiddu, prima d'andar soldato… si parlavano colla gnà Lola.
GNÀ NUNZIA                  Be'! Poi al suo ritorno la trovò maritata con compar Alfio di Licodiano, e si mise il cuore in pace.
SANTUZZA                      Ma essa no! Essa non se lo mise il cuore in pace.
GNÀ NUNZIA                  O come sai quest'altra cosa?
SANTUZZA                      Lo so, che si affacciava ogni volta, quando lo vedeva passare dinanzi la mia porta, e me lo rubava cogli occhi quella scomunicata! e cercava di attaccar discorso con lui anche! - Compare Turiddu, che ci venite a fare da queste parti? Non lo sapete che non ci fu la volontà di Dio? Ora lasciatemi stare che son di mio marito. - La volontà di Dio era per tentarlo! Egli si metteva a cantare sotto la mia finestra per far dispetto a lei che s'era maritata con un altro. Tanto è vero che l'amore antico non si scorda più. Io come lo sentivo cantare, quel cristiano, sembrava che il cuore mi scappasse via dal petto. Ero pazza, sì! Come potevo dir di no, quand'egli mi pregava: - Apri, Santuzza, s'è vero che mi vuoi bene!… - Come potevo? Allora gli dissi: - Sentite, compare Turiddu, giuratemi innanzi a Dio, prima! - Egli giurò. Dopo, come lo seppe lei, quella mala femmina diventò gelosa a morte; e si mise in testa di rubarmelo. Mi cambiò Turiddu di qua a qua.
Col gesto della mano
Egli nega, perché gli faccio compassione; ma d'amore non mi ama più!.. Ora che sono in questo stato… che miei fratelli quando lo sapranno m'ammazzano colle sue mani stesse! Ma di ciò non m'importa. Se Turiddu non volesse bene a quell'altra, morirei contenta. Ieri sera venne a dirmi: - Addio, vado per un servizio. - Colla faccia tanto buona! Signore! com'è possibile avere in core il tradimento di Giuda con quella faccia? Più tardi una vicina che veniva pel filato mi disse di aver visto compare Turiddu lì dalle nostre parti, dinanzi all'uscio della gnà Lola.
GNÀ NUNZIA                  (facendosi la croce). O figlia di Dio, cosa mai vieni a contarmi la santa giornata ch'è oggi!…
SANTUZZA                      Ah! che giornata spuntò oggi per me, gnà Nunzia!
GNÀ NUNZIA                  Senti, va a buttarti ai piedi del Crocifisso.
SANTUZZA                      No, in chiesa non ci posso andare, gnà Nunzia.
GNÀ NUNZIA                  (spiegando la mantellina e mettendosela sul capo). Le funzioni sacre non voglio perderle anch'io però.
SANTUZZA                      Voi andateci, che vi terrò d'occhio la bottega… Non temete, non sono ladra anche!
GNÀ NUNZIA                  Ma che vuoi fare?
SANTUZZA                      Non lo so. L'aspetterò qui (accennando la panca accanto all'uscio) come una poveretta di limosina.
GNÀ NUNZIA                  Qui? in casa mia?
SANTUZZA                      Non dubitate, in casa non entrerò. Non mi scacciate anche dalla porta, gnà Nunzia, se volete fare come il Signore misericordioso, che andate a pregare in chiesa. Lasciatemi qui, vi dico! Lasciate che parli con lui quest'ultima volta, per l'anima dei vostri morti!
GNÀ NUNZIA                  (s'avvia verso la chiesa brontolando). O Signore, pensateci voi!
ZIO BRASI                       (accorrendo dallo stallatico). Aspettate, aspettate, gnà Nunzia; noi che abbiamo bottega aperta e arriviamo sempre gli ultimi.
La gnà Nunzia è andata via. - La zio Brasi a Santuzza:
Ah, voi non andate neppure alle funzioni di Pasqua, comare Santa? Volete che recitiamo insieme il santo rosario?
SANTUZZA                      Lasciatemi stare.
ZIO BRASI                       Eh!… che non vi mangio, diavolo!.. Come se non si sapesse…
SANTUZZA                      Lasciatemi stare.
PIPPUZZA                        (dalla prima viottola a sinistra, affannata). Che ci arrivo alle funzioni, zio Brasi?
ZIO BRASI                       Se corri, ci arrivi.
Pippuzza via. - La zio Brasi a Santuzza:
Vedete, io faccio come il campanaro, che chiama la gente in chiesa, ma lui se ne sta fuori.
Guardando verso la viottola in fondo, a destra.
Ah! ecco perché volevate che vi lasciassi stare!… Eccolo il merlo… Ora me ne vado anch'io..
Via verso la chiesa.


SCENA II

Turiddu Macca in fretta dalla viottola in fondo a destra e Santuzza che balza in piedi al vederlo
TURIDDU                        Oh, Santuzza!… che fai qui?
SANTUZZA                      Vi aspettavo.
TURIDDU                        Dov'è mia madre?
SANTUZZA                      È andata in chiesa.
TURIDDU                        Allora vacci anche tu: ché qui ci abbado io,
SANTUZZA                      No, non ci vado in chiesa.
TURIDDU                        Il giorno di Pasqua!
SANTUZZA                      Lo sapete che non posso andarci.
TURIDDU                        Allora cosa vuoi fare?
SANTUZZA                      Voglio parlarvi.
TURIDDU                        Qui? In mezzo alla strada?
SANTUZZA                      Non me ne importa,
TURIDDU                        La gente che può vederci!
SANTUZZA                      Non me ne importa.
TURIDDU                        Che hai?
SANTUZZA                      Ditemi donde venite.
TURIDDU                        Oh, oh! Che vuol dire questa cosa?
SANTUZZA                      Dove siete stato questa notte?
TURIDDU                        Ah! devo dire dove sono stato?
SANTUZZA                      Perché andate in collera se vi domando dove siete stato? Non me lo potete dire?
TURIDDU                        Sono stato a Francofonte, sono stato.
SANTUZZA                      Non è vero. Ieri sera a due ore di notte eravate ancora qui.
TURIDDU                        Allora sono stato dove mi pare e piace.
SANTUZZA                      (lasciandosi cadere la mantellina sulle spalle). O compare Turiddu, perché mi trattate in tal modo? Non mi vedete in faccia? Non vedete che piglio morte e passione?
TURIDDU                        Colpa tua. Che ti sei messa in capo non so che cosa; e vai a svergognarmi con questo e con quello; e a spiare dei fatti miei, come se fossi ancora un ragazzo; e non sono più padrone di fare ciò che voglio?
SANTUZZA                      No, non sono andata a domandare. L'hanno detto qui, or ora, che vi hanno visto all'alba sull'uscio della gnà Lola.
TURIDDU                        Chi l'ha detto?
SANTUZZA                      Compar Alfio stesso, suo marito.
TURIDDU                        Lui! Ah, è questo il grande amore che mi porti? che vai a mettere di queste pulci nell'orecchio di compar Alfio e risichi di farmi ammazzare?
SANTUZZA                      (cadendo ginocchioni a mani giunte). Ah compare Turiddu, come potete dirlo?
TURIDDU                        Alzati, non mi fare la commedia! Alzati o me ne vado.
SANTUZZA                      (rialzandosi lentamente). Ah, ora ve ne andate? Ora che mi lasciate come Maria Addolorata?
TURIDDU                        Cosa vuoi che faccia se non credi più alle mie parole? A ciò che ti dicono gli altri invece, sì, ci credi! Non è vero niente, ti ripeto; Compar Alfio ha sbagliato. Andavo pei fatti miei. Guarda, ti sei messa in capo questa storia della gnà Lola, giusto quando c'è qui in paese suo marito! Vedi quanto sei sciocca?
SANTUZZA                      Suo marito è giunto stamattina soltanto.
TURIDDU                        Ah, sai anche cotesto? Brava! Mi fai la spia in tutto e per tutto! Non sono più padrone di nulla!
SANTUZZA                      Sì, compare Turiddu, siete padrone di scannarmi colle vostre mani stesse come un agnello, se volete che vi leccherei le mani come un cane.
TURIDDU                        O dunque?
SANTUZZA                      Ma la gnà Lola, no, vedete! Quella lì mi vuol far dannare l'anima.
TURIDDU                        Lascia stare la gnà Lola ch'è per casa sua.
SANTUZZA                      E lei perché non mi lascia stare, me? Perché mi vuol rubare voi, che non ho altro?
TURIDDU                        Bada che ti sbagli.
SANTUZZA                      No, che non mi sbaglio! Non le correvate dietro prima d'andar soldato?
TURIDDU                        Acqua passata! Ora la gnà Lola è maritata per casa sua.
SANTUZZA                      Che importa! Non le volete bene ancora, quantunque sia maritata? Ed essa non vi ha rubato a me per gelosia? E non mi sento qui dentro il fuoco per voi che mi tradite?
TURIDDU                        Taci, taci.
SANTUZZA                      No, non posso tacere, che ho la rabbia canina in cuore! Ora come farò se voi mi abbandonate?
TURIDDU                        Io non ti abbandono, se tu non mi metti colle spalle al muro. Ma te l'ho detto: voglio essere padrone di fare quel che mi pare a piace. Sinora, grazie a Dio, catena al collo non ne ho.
SANTUZZA                      Cosa intendete di dire?
TURIDDU                        Intendo che sei una matta con questa gelosia senza motivo.
SANTUZZA                      Che colpa ci ho io? Vedete come son ridotta? La gnà Lola è meglio di me, lo so! Ha il collo e le mani cariche d'oro! Suo marito non le fa mancare nulla, e la tiene come la Madonna sull'altare, quella scomunicata!
TURIDDU                        Lasciala stare!
SANTUZZA                      Vedete se la difendete?
TURIDDU                        Non la difendo. A me non me ne importa se suo marito la tiene come la Madonna sopra l'altare. Quello che m'importa è di non passare per uno che non sia padrone di fare quello che gli pare e piace. Questo no!


SCENA III

La gnà Lola dalla prima viottola a destra. Turiddu e Santuzza.
GNÀ LOLA                      Oh, compare Turiddu! Che l'avete visto andare in chiesa mio marito?
TURIDDU                        Non so, comare Lola, arrivo in questo momento.
GNÀ LOLA                      Mi disse: vado dal maniscalco pel baio che gli manca un ferro, e subito ti raggiungo in chiesa. Voi, che state a sentirle di qua fuori le funzioni di Pasqua, facendo conversazione?
TURIDDU                        Comare Santa qui, che stava dicendomi…
SANTUZZA                      Gli dicevo che oggi è giornata grande; e il Signore, di lassù, vede ogni cosa!
GNÀ LOLA                      E voi che non ci andate in chiesa?
SANTUZZA                      In chiesa ci ha da andare chi ha la coscienza netta, gnà Lola.
GNÀ LOLA                      Io ringrazio Iddio, e bacio in terra.
Si china a toccare il suolo colla punta delle dita che poscia si reca alle labbra.
SANTUZZA                      Ringraziatela, gnà Lola, quand'è così, Che alle volte si dice: “Quello, nella terra su cui posa i piedi, non è degno di metterci il viso”.
TURIDDU                        Andiamo via, gnà Lola, che qui non abbiamo nulla da fare.
GNÀ LOLA                      Non v'incomodate per me, compare Turiddu, che la strada la so coi miei piedi, e non voglio guastare i fatti vostri.
TURIDDU                        Se vi dico che non abbiamo nulla da fare!
SANTUZZA                      (trattenendolo per la giacchetta). No, abbiamo da parlare ancora.
GNÀ LOLA                      Buon pro vi faccia, compare Turiddu! E voi restate qui pei fatti vostri, ché io me ne vo pei fatti miei,
Via per andare in chiesa.


SCENA IV

Turiddu e Santuzza.
TURIDDU                        (furibondo). Ah! vedi cosa hai fatto?
SANTUZZA                      Sì, lo vedo!
TURIDDU                        L'hai fatto apposta dunque?
SANTUZZA                      Sì, l'ho fatto apposta!
TURIDDU                        Ah! sangue di Giuda!
SANTUZZA                      Ammazzami.
TURIDDU                        L'hai fatto apposta! l'hai fatto apposta!
SANTUZZA                      Ammazzami, non me ne importa, via!
TURIDDU                        No, non voglio manco ammazzarti!
Per andare.
SANTUZZA                      Mi lasci?
TURIDDU                        Sì, questo ti meriti.
Suona la campana dell'elevazione.
SANTUZZA                      Non mi lasciare, Turiddu! Senti questa campana che suona?
TURIDDU                        Non voglio essere menato pel naso, intendi?
SANTUZZA                      Tu puoi camminarmi coi piedi sulla faccia. Ma essa no!
TURIDDU                        Finiamola! Me ne vado per troncare queste scenate!
SANTUZZA                      Dove corri?
TURIDDU                        Dove mi pare… Vado a messa.
SANTUZZA                      No, tu vai a far vedere alla gnà Lola che m'hai piantata qui per lei; che di me non t'importa!
TURIDDU                        Sei pazza!
SANTUZZA                      Non ci andare, Turiddu! Non andare in chiesa a far peccato oggi! Non mi fare quest'altro affronto di faccia a quella donna.
TURIDDU                        Tu piuttosto! Vuoi farmi l'affronto di mostrare a tutto il mondo che non son padrone di muovere un passo; che mi tieni sotto la tua scarpa come un ragazzo!…
SANTUZZA                      Che te ne importa di quel che dice lei, se non mi vuoi far morire disperata?…
TURIDDU                        Sei pazza!
SANTUZZA                      Sì, è vero, son pazza! Non mi lasciare con questa pazzia in testa!
TURIDDU                        (strappandosi da lei). Finiamola ti dico! mannaggia!
SANTUZZA                      Turiddu! per questo Dio che scende nell'ostia consacrata adesso, non mi lasciare per la gnà Lola!
Turiddu via.
Ah! mala Pasqua a te!


SCENA V

Compar Alfio in fretta, dalla viottola in fondo a destra, e Santuzza a metà della scena.
SANTUZZA                      Oh, il Signore che vi manda, compar Alfio!
COMPAR ALFIO            A che punto è la messa, comare Santa?
SANTUZZA                      Tardi arrivate. Ma vostra moglie c'è andata per voi con Turiddu Macca.
COMPAR ALFIO            Cosa volete dire?
SANTUZZA                      Dico che vostra moglie va attorno carica d'oro come la Madonna dell'altare, e vi fa onore, compare Alfio.
COMPAR ALFIO            Oh, a voi che ve ne importa?
SANTUZZA                      Me ne importa per voi che, mentre girate il mondo a buscarvi il pane e a comprar dei regali per vostra moglie, essa vi adorna la casa in altro modo!
COMPAR ALFIO            Cosa avete detto, comare Santa?
SANTUZZA                      Dico che mentre voi siete fuorivia, all'acqua e al vento, per amor del guadagno, comare Lola, vostra moglie, vi adorna la casa in malo modo!
COMPAR ALFIO            Pel nome di Dio, gnà Santa, che se siete ubbriaca di buon'ora la mattina di Pasqua, vi faccio escire il vino dal naso!
SANTUZZA                      Non sono ubbriaca, compar Alfio, e parlo da senno
COMPAR ALFIO            Sentite! S'è la verità che m'avete detto, allora vi ringrazio, e vi bacio le mani, come se fosse tornata mia madre istessa dal camposanto, comare Santuzza! Ma se mentite, per l'anima dei miei morti! vi giuro che non vi lascerò gli occhi per piangere, a voi e a tutto il vostro infame parentado!
SANTUZZA                      Piangere non posso, compar Alfio; e questi occhi non hanno pianto neppure quando hanno visto Turiddu Macca che m'ha tolto l'onore, andare dalla gnà Lola vostra moglie!
COMPAR ALFIO            (tornando calmo tutto ad un tratto). Quand'è così, va bene, e vi ringrazio, comare.
SANTUZZA                      Non mi ringraziate, no, ché sono una scellerata!
COMPAR ALFIO            Scellerata non siete voi, comare Santa. Scellerati son coloro che ci mettono questo coltello nel cuore, a voi e a me. Che se gli si spaccasse il cuore davvero a tutti e due con un coltello avvelenato d'aglio, ancora non sarebbe niente! Ora, se vedete mia moglie che mi cerca, ditele che vado a casa a pigliare il regalo pel suo compare Turriddu.
Via dalla prima viottola a destra
La gente comincia a tornare dalla chiesa e si disperde a destra e a sinistra. Turiddu Macca, la gnà Lola, comare Camilla, la gnà Nunzia, la zia Filomena vengono avanti senza badare a Santuzza che resta verso la viottola in fondo a destra, imbacuccata nella mantellina. Solo lo zio Brasi, che viene l'ultimo, accorgendosi di lei:
ZIO BRASI                       O comare Santa, che va in chiesa quando non c'è più nessuno!
SANTUZZA                      Sono in peccato mortale, zio Brasi!
Verso la chiesa


SCENA VI

La zio Brasi rientra un momento nello stallatico. Comare Camilla s'avvia a casa sua. La zia Filomena mette la chiave nella toppa. La gnà Nunzia entra nella bettola per togliersi la mantellina.
TURIDDU                        (alla gnà Lola che s'avvia a casa anche lei). Comare Lola, che ve ne andate così, senza dirci niente!
GNÀ LOLA                      Vado a casa perché sono in pensiero per mio marito, che non l'ho visto in chiesa.
TURIDDU                        Non ci pensate, che capiterà qui in piazza. Ora abbiamo a bere un dito di vino tutti qui, amici e vicini, alla nostra salute, e far la buona Pasqua. Qua, gnà Camilla e anche voi, zia Filomena!
ZIA FILOMENA              Vengo, vengo.
Entra in casa a lasciare la mantellina e torna subito.
GNÀ LOLA                      Vi ringrazio, compare Turiddu, ma sete non ne ho.
TURIDDU                        Non mi fate quest'affronto comare!… Allora vuol dire che siete in collera con me?…
GNÀ LOLA                      Per quale motivo dovrei essere in collera con voi?
TURIDDU                        Questo dico io: per qual motivo dovreste essere in collera con me che non vi ho fatto nulla?… E poi il giorno di Pasqua ha da essere come il bucato, se abbiamo dei torti l'un coll'altro. Ora manderemo a chiamare compar Alfio vostro marito, e ha da bere con noi lui pure.
ZIO BRASI                       (avvicinandosi). Allegria! Allegria!
COMARE CAMILLA     A queste allegrie vi ci trovate sempre voi!
Ripiega la mantellina e se la mette sul braccio
TURIDDU                        (chiamando verso l'interno della bettola). O madre! Che ne avete ancora di quel buono?
GNÀ NUNZIA                  (s'affaccia brontolando). Sì, di quel buono che dovevi portar oggi da Francofonte!…
TURIDDU                        Via, via, oggi ch'è Pasqua! Non mi fate il muso lungo anche voi. Vi spiegherò più tardi. Vedete gli amici qui che aspettano?
ZIA FILOMENA              O gnà Nunzia, a questa vendita oggi non ci guadagnate nulla!
TURIDDU                        Pago io, pago io coi miei denari!
La gnà Nunzia rientra.
ZIO BRASI                       Chi ne ha ne spende!
GNÀ LOLA                      Chi sa quante ne avete fatte di queste galanterie colle donne di laggiù, fuorivia, mentre eravate soldato! Si vede che ci avete pratica!
TURIDDU                        Ma che donne! Ma che donne! Io la testa l'avevo sempre qui, al mio paese.
COMARE CAMILLA     Questa poi andate a contarla ai morti.
TURIDDU                        Parola mia, comare Camilla! I bersaglieri, sapete bene, sono come il miele per le donne… con quelle piume. Bel moretto di qua, occhiate che volevano dire dall'altra parte… Ma io non ero di quelli che, dice il dettato, lontan dagli occhi, lontan dal cuore.
GNÀ LOLA                      O gli uomini! Chi li crede?
TURIDDU                        Dite le donne, piuttosto! che prima vi fanno mille giuramenti; e poi, quando un povero diavolo se n'è andato lontano, che il cuore l'ha lasciato via, e la testa anche, e non mangia, e non dorme più, pensando sempre a una cosa, tutt'a un tratto gli arriva come una schioppettata la notizia: - Sai? la tale si marita! - Come se vi pigliasse un accidente!
ZIA FILOMENA              Matrimoni e vescovati dal cielo destinati.
GNÀ LOLA                      Voi che ci credete? Che ci credete che pensano sempre a una cosa quando son via, in mezzo alle altre donne? e non le guardano neppure? Lo volete vedere che subito poi si mettono il cuore in pace colla prima che gli capita?
TURIDDU                        Scusate, scusate…
GNÀ NUNZIA                  (tornando col boccale e un bicchiere). Di quello che c'è rimasto. Colpa sua!
COMARE CAMILLA     Allegria! Allegria!
ZIO BRASI                       Ora s'ha da berci su, come avete detto voi.
TURIDDU                        L'ho detto e lo faccio. Voi, madre, che non ne volete?
GNÀ NUNZIA                  No, non ne voglio.
Rientra in casa brontolando.
TURIDDU                        È in collera perché so io… Vecchi benedetti! che non si vogliono rammentare di quel che hanno fatto in gioventù! Alla vostra salute, gnà Lola! Voi, comare Camilla! Bevete, zio Brasi. Oggi vogliamo uccidere la malinconia.


SCENA VII

Compar Alfio, dalla destra, Turiddu, lo zio Brasi, la gnà Lola, comare Camilla e la zia Filomena.
COMPAR ALFIO            Salute alla compagnia.
TURIDDU                        Venite qua, compar Alfio, ché avete a bere un dito di vino con noi, alla nostra salute l'uno dell'altro.
Colmandogli il bicchiere.
COMPAR ALFIO            (respingendo il bicchiere col rovescio della mano). Grazie tante, compare Turiddu. Del vostro vino non ne voglio, che mi fa male.
TURIDDU                        A piacer vostro.
Butta il vino per terra e posa il bicchiere sul deschetto, Rimangono a guardarsi un istante negli occhi.
ZIO BRASI                       (Fingendo che qualcuno lo chiami dalla stalla). Vengo, vengo.
TURIDDU                        Che avete da comandarmi qualche cosa, compar Alfio?
COMPAR ALFIO            Niente, compare. Quello che volevo dirvi lo sapete.
TURIDDU                        Allora sono qui ai vostri comandi.
La zio Brasi di sotto la tettoia fa segno a sua moglie di andarsene a casa. Comare Camilla via.
GNÀ LOLA                      Ma che volete dire?
COMPAR ALFIO            (senza dar retta alla moglie e scostandola col braccio). Se volete venire un momento qui fuori, potremmo discorrere di quell'affare in libertà.
TURIDDU                        Aspettatemi alle ultime case del paese, che entro in casa un momento a pigliar quel che fa bisogno, e son subito da voi.
Si abbracciano e si baciano. Turiddu gli morde lievemente l'orecchio.
COMPAR ALFIO            Forte avete fatto, compare Turiddu! e vuol dire che avete buona intenzione. Questa si chiama parola di giovane d'onore.
GNÀ LOLA                      O Vergine Maria! Dove andate, compar Alfio?
COMPAR ALFIO            Vado qui vicino. Che te ne importa? Meglio sarebbe per te che non tornassi più.
ZIA FILOMENA              (s'allontana balbettando). O Gesummaria!
TURIDDU                        (chiamando in disparte compar Alfio). Sentite, compar Alfio, come è vero Dio so che ho torto, e mi lascerei scannare da voi senza dir nulla. Ma ci ho un debito di coscienza con comare Santa, ché son io che l'ho fatta cadere nel precipizio; e quant'è vero Dio, vi ammazzerò come un cane, per non lasciare quella poveretta in mezzo alla strada.
COMPAR ALFIO            Va bene. Voi fate l'interesse vostro.
Via dalla viottola in fondo a destra.


SCENA VIII

Turiddu e la GNÀ LOLA
GNÀ LOLA                      O compare Turiddu! In questo stato mi lasciate anche voi?
TURIDDU                        Non ci ho più nulla a fare con voi. Adesso è finita fra noi due. Non avete visto che ci siamo abbracciati e baciati per la vita e per la morte con vostro marito? O madre.
GNÀ NUNZIA                  (affacciandosi). Che c'è ancora?
TURIDDU                        Vado per un servizio, madre. Non ne posso fare a meno. Datemi la chiave del cancello, che esco dall'orto per far più presto. E voi, madre, abbracciatemi come quando sono andato soldato, e credevate che non avessi a tornar più, ché oggi è il giorno di Pasqua.
GNÀ NUNZIA                  O che vai dicendo?
TURIDDU                        Dico così, come parla il vino, che ne ho bevuto un dito di soverchio, e vado a far quattro passi per dar aria al cervello. E se mai… alla Santa, che non ha nessuno al mondo, pensateci voi, madre.
Entra in casa.


SCENA IX

La gnà Nunzia attonita; la gnà Lola in gran turbamento; Comare Camilla che fa capolino dalla cantonata; la zia Filomena sull'uscio di casa; lo zio Brasi presso la tettoia.
GNÀ NUNZIA                  O cosa vuol dire?
ZIO BRASI                       (accostandosi premuroso). Gnà Lola, tornate a casa, tornate!
GNÀ LOLA                      (turbatissima). Perché devo tornare a casa?
ZIO BRASI                       Non sta bene in questo momento che vi troviate qui, in piazza! Se volete essere accompagnata… Tu, Camilla, resta qui con comare Nunzia, se mai.
ZIA FILOMENA              (avvicinandosi). O Gesummaria! Gesummaria!
GNÀ NUNZIA                  Ma dov'è andato mio figlio?
COMARE CAMILLA     (accostandosi all'orecchio di suo marito). O ch'è stato?
ZIO BRASI                       (piano). Non hai visto, sciocca, quando gli ha morsicato l'orecchio? Vuol dire, o io ammazzo voi, o voi ammazzate me.
COMARE CAMILLA     O Maria Santissima del pericolo!
GNÀ NUNZIA                  (sempre di più in più smarrita). Ma dov'è andato mio figlio Turiddu? Ma che vuol dire tutto questo?
GNÀ LOLA                      Vuol dire che facciamo la mala Pasqua, gnà Nunzia! E il vino che abbiamo bevuto insieme ci andrà tutto in veleno!
PIPPUZZA                        (accorre dal fondo gridando). Hanno ammazzato compare Turiddu! Hanno ammazzato compare Turiddu!
Tutti corrono verso il fondo vociando; la gnà Nunzia colle mani nei capelli, fuori di sé. Due carabinieri attraversano correndo la scena.

Cala la tela.

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