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sabato 3 dicembre 2011

L'aio nell'imbarazzo


Interlocutori


Il marchese Giulio Antiquati
Il marchese Enrico, suo figlio
Madama Gilda Onorati, sposa di Enrico
Bernardino, fanciullo in fasce figlio delli sudetti
Il marchese Pippetto, altro figlio del marchese Giulio
Don Gregorio Cordebono, aio in casa del marchese Giulio
Leonarda, cameriera attempata
Simone, servo del marchese

La scena si rappresenta in Roma in casa del marchese Antiquati.



ATTO PRIMO


Camera con varie porte.



Scena prima

Il marchese Giulio e Leonarda.

MARCHESE Senza fare tante ciance, avete detto a don Gregorio che voglio parlargli?
LEONARDA Signorsí.
MARCHESE Tanto basta.
LEONARDA Ma siccome ancora non viene, non voleva supponeste che io...
MARCHESE Verrà, verrà.
LEONARDA Mi pare però che sia una mancanza farsi desiderare, quando un aio vien chiamato dal padrone.
MARCHESE Andate: non v'imbarazzate di questo. Voi siete una buona donna, ma non volete, in tanti anni che siete in mia casa, ancora deporre il vizio di ciarlare e di mischiarvi in ciò che non vi spetta.
LEONARDA Io per me... si figuri... anzi lo dico siccome... del rimanente...
MARCHESE Basta; ritiratevi vi dico.
LEONARDA Obbedisco. (Don Gregorio l'ha presa con me; è del tempo che me ne sono avveduta, ma son piú vecchia di lui... cioè son piú scaltra di lui) (via).



Scena seconda

Don Gregorio e detto.

MARCHESE Se a questa donna si lasciasse il campo libero, non cesserebbe mai di parlare, urtando or l'uno, or l'altro.
DON GREGORIO Perdonatemi, marchese, se non son venuto subito: una lettera...
MARCHESE Cosa dite! Anzi scusate se vi ho incomodato, ma, caro don Gregorio, io ho bisogno di voi.
DON GREGORIO Comandatemi.
MARCHESE L'ipocondria di Enrico mio figlio da vari mesi mi faceva esser turbato, ma quando questa mattina è venuto nelle mie camere a darmi il buon giorno, per verità l'ho veduto in uno stato che mi ha posto nella piú grand'inquietezza.
DON GREGORIO Ne avete ragione.
MARCHESE E perché sta cosí?
DON GREGORIO Perché!
MARCHESE Io non posso immaginarlo.
DON GREGORIO Neppur io.
MARCHESE Egli dice di non aver alcun male: il medico assicura che egli non ha febbre.
DON GREGORIO Tant'è.
MARCHESE Se fosse un ragazzo tenuto con minor custodia, se non ci fosse in casa mia il rigore che v'è, vorrei pur sospettare; ma col mio sistema...
DON GREGORIO Perdonatemi, marchese, ma su questo punto io vi ripeterò quello che centinaia di volte vi ho detto. Voi chiamate ragazzi questi vostri due figli, e questi ormai non lo son piú. Il marchesino Enrico ha ventitré anni ed il vostro Pippetto ne ha diciannove compiuti.
MARCHESE Ebbene, cos'ha che far questo collo stato di salute di Enrico?
DON GREGORIO Vi dirò schiettamente, che il mio timore è che questo giovane si sia dato all'ipocondria, vedendosi, nell'età sua, tenuto con tanta ristrettezza. Non avergli fatto mai vedere una conversazione, un teatro; mai non averlo fatto parlare con alcuna donna...
MARCHESE Oh non mi parlate di donne!
DON GREGORIO Senza mai (per cosí dire) fargli metter il naso fuori di casa.
MARCHESE Questa non può esser causa di tali effetti. E poi voi conoscete la mia maniera di pensare. Finché i giovani non hanno venticinque anni almeno, non devono conoscere che la casa e lo studio. Guardi il cielo potessi sospettare in loro qualche cognizione o capriccio del mondo; voi m'intendete (alterandosi).
DON GREGORIO Non v'alterate. Sono dieci anni che mi trovo in casa vostra, ove io vivo senz'alcun onorario, per la sola antica amicizia che vi professo. Se conservo ancora il titolo di aio de' vostri figli, lo fo per l'amore che porto ad essi. Voi dovet'essere oggimai persuaso della mia onestà.
MARCHESE Sí, ma le vostre massime...
DON GREGORIO Fate quello che vi piace; volete tenerli sotterra, fatelo; ma siate certo che i vostri figli faranno come il cane, che se si lascia con prudenza libero e sciolto, cammina, annasa, conosce e passa; ma quando si tiene soverchiamente alla catena, se mai giunge a spezzar l'uncino che lo tiene attaccato alla muraglia, corre, urta, addenta, e se s'imbatte in qualche letamaio vi si ravvolge, vi s'imbratta e fa peggio degli altri cani.
MARCHESE Siete un uomo che volete aver ragione a forza di parole e di principi alla moda presente. Io sono stato allevato cosí, e così voglio che crescano i miei figli.
DON GREGORIO Dunque non vi lagnate se uno di questi perisce, e l'altro, dotato di poco talento dalla natura, rimane un melenso, senza distinguere il sol dalla luna.
MARCHESE Orsú, voi non mi persuaderete mai che questa sia la sola cagione del cattivo stato di Enrico, Don Gregorio, voi dovete, in ogni maniera, cercare di conoscer la causa che tiene mio figlio cosí turbato. Io capisco che gl'incuto troppa soggezione, e ch'egli non farebbe forse a me le confidenze che piú naturalmente paleserà a voi. Vi prego, occupatevi seriamente di questo. Da qualche giorno Enrico è piú che mai mesto.
DON GREGORIO State pur quieto, tornerò ad impiegare ogni mezzo per iscoprire se vi fosse qualche altra incognita cagione, ma sinora...
MARCHESE Don Gregorio mi raccomando a voi. Io esco di casa per fare una visita al ministro; sarebbe possibile che dovessi rimanervi a pranzo, onde, se non son tornato alle tre, potete pur andar in tavola.
DON GREGORIO Va bene.
MARCHESE Vi raccomando quest'affare come il piú importante pel mio cuore (via).
DON GREGORIO Qual pregiudizio hanno mai questi vecchi testardi, di tener chiusi i loro figli sino alla metà della vita, affinché poi, quando escono al mondo senza esperienza di esso, vengano corbellati da qualche furbo o attrappati da qualche scaltra. Vero è però che lo stato del marchesino Enrico fa compassione, né mi riesce rinvenirne la vera causa. Basta farò di tutto... Intanto sentiamo che fa questo ragazzo stolido. Marchesino Pippetto, (chiamando) Pippetto.



Scena terza

Il marchese Pippetto e detto.

PIPPETTO Signor don Gregorio che volete?
DON GREGORIO Da quali camere venite?
PIPPETTO Stava da Leonarda.
DON GREGORIO A che fare?
PIPPETTO M'insegnava a far la maglia ed a lavorar coll'ago.
DON GREGORIO A che vi servono queste cognizioni?
PIPPETTO Tutte le scienze sono buone.
DON GREGORIO Scienza il cucire! (Povere cure gittate al vento; ed il padre pretende che questa sorta di teste alli venticinque anni, senza aver veduto nulla, vengano a figurare nella società).
PIPPETTO Che volete da me?
DON GREGORIO Ditemi, volete venire a passeggiare?
PIPPETTO Permettetemi, non avrei volontà di muovermi.
DON GREGORIO Ebbene rimanete, ma non istate tanto insieme colle genti di servizio; col parlar con Leonarda ed i servitori, voi avete appreso alcune parole e frasi che sono troppo triviali.
PIPPETTO E con chi volete che io parli, se non vedo nessun altro?
DON GREGORIO (Ecco quel che dico al marchese) (da sé). Basta, almeno procurate imitare il linguaggio di vostro padre, dei maestri, e non quello de' familiari.
PIPPETTO Procurerò, ma Leonarda non mi pare che parli male.
DON GREGORIO Certo, che in quell'età dovrebbe aver imparato.
PIPPETTO Uh! a me non par vecchia (da sé).
DON GREGORIO Fate intanto il favore di dire ad Enrico, che se vuole uscire, io fra poco verrò qui; vado su nelle mie camere a sigillare alcune lettere, e torno subito. (La balordaggine di costui, lo stato di Enrico, l'ostinazione del vecchio marchese mi hanno da far perdere il cervello) (da sé, e via).
PIPPETTO Vedo che Leonarda ha ragione di dire che don Gregorio è divenuto suo nemico: bisogna che sia vero, che abbia tentato di sedurre la sua innocenza! Brutto vecchiaccio. Oh, si chiami mio fratello per dirgli se vuol uscire. Enrico, Enrico (chiama).



Scena quarta

Enrico e detto.

ENRICO (di dentro) Che vuoi?
PIPPETTO Senti.
ENRICO (come sopra) Ma che hai da dirmi?
PIPPETTO Vieni e lo sentirai.
ENRICO (fuori) Quanto sei importuno.
PIPPETTO Oh quanto stai di cattivo colore!
ENRICO Lasciami in pace.
PIPPETTO Don Gregorio dice che se vuoi uscire, egli a momenti vien giú per accompagnarti.
ENRICO No.
PIPPETTO Ebbene, rimanti qui un poco e quando don Gregorio torna, digli che vuoi restare in casa.
ENRICO Sí (Con gli occhi fissi).
PIPPETTO Ma perché stai sempre cosí melanconico? Sai quel che voglio dirti? Che se tu seguiti in questa maniera, morirai presto.
ENRICO È vero (come sopra, ponendosi a sedere).
PIPPETTO Bada che, quando sarai morto, ti dispiacerà. Fa poi quel che ti piace. (Voglio andare da Leonarda che mi aspetta, e le dirò che don Gregorio mi ha detto che è vecchia. Ma egli può pur tentare tutte le strade, che ad ogni modo Leonarduccia non vuol bene che a Pippetto suo) (da sé, e via).
ENRICO (che sarà stato finora cogli occhi fissi) Son disperato, non v'è scampo per me. Col naturale austero di mio padre... mentre suppone che io mai non sia uscito dalla mia casa, esser costretto a confessargli che ho moglie! Oh Dio! che al solo pensarlo io gelo. È vero che il grado è eguale; che le qualità sono adorabili; che non potrei desiderare di piú... ma il carattere di mio padre... il suo sistema... Ah! che io raccapriccio al solo aspetta del mio stato. Finché il segreto si è potuto mantenere, il mio cuore si è confortato con varie lusinghe, ma ora, che tutto devesi irremissibilmente scoprire, ora che Gilda mia non ha che me solo per se... che io... Oh che tormento! Oh che smania è la mia! (tornando nella piú profonda melanconia).



Scena quinta

Don Gregorio e detto.

DON GREGORIO Eccolo qua nella sua solita positura; povero giovane, mi muove a compassione (da sé). Marchesino (chiamandolo).
ENRICO Signor don Gregorio.
DON GREGORIO Vogliamo andare a camminare un poco?
ENRICO Vi prego, dispensatemi.
DON GREGORIO Come volete; purché siate un poco sollevato.
ENRICO Eh!... non dubitate... (piangendo).
DON GREGORIO Ma cosa dite! Da' vostri occhi cadono delle lagrime come gocciole di pioggia. Figlio mio caro, a che serve piú nascondervi; voi avete una causa, che fa strazio della vostra salute. Enrico mio bello, caro Enrico, gittati nelle braccia del tuo don Gregorio; non arrossirti, svela qualunque segreto motivo ti tiene in questo stato infelice. Il mio cuore è aperto per te; non sono in questo momento il tuo aio, sono il tuo caro amico. Io ti giuro di tener il segreto, e ti prometto ogni aiuto, come il padre piú amoroso che ti stringa al suo seno (abbracciandolo). (Se non s'intenerisce a queste parole, non s'intenerisce piú) (da sé).
ENRICO Don Gregorio mio, mi giurate...
DON GREGORIO (Eccolo che piega). Sí Enrico mio.
ENRICO Ah! voi vedete in quale stato io mi sia ridotto.
DON GREGORIO Poverino: sí, voi siete consumato, impallidito.
ENRICO Io non mangio... soffro... smanio... la notte i miei sonni... Ah! che pur troppo merito pietà; ma voi don Gregorio mio, voi non potete rimediare al mio male.
DON GREGORIO Sí, sí, v'è rimedio a qualunque male. Venite qua, dite, confessate, palesate; don Gregorio sigillerà la bocca; le vostre parole rimarranno pietrificate nelle sue orecchie; voi risanerete. Ditemi il vostro male qual è? Qual causa genera la vostra malattia?
ENRICO Don Gregorio il male... Ah! non ho cuore! La mia malattia... Cielo dove son io! Ah! donne, donne! (esclamando).
DON GREGORIO Donne! Come! (Percuotendosi il capo) Oh povero ragazzo! Eh! come è possibile... senza mai uscir di casa... Siete innamorato? che v'è accaduto?
ENRICO Don Gregorio mio tacete per amor del cielo... Io sono nelle vostre braccia!... Sí, voi già immaginate... Una donna mi riduce nello stato che mi vedete...
DON GREGORIO Oh briccona!... Io sudo... io non sono in me... Figlio caro spiegati pure...
ENRICO Oh Dio! che non trovo le parole... Ah! datemi un momento di tempo... il rossore... Mio padre dov'è?...
DON GREGORIO Vostro padre è uscito; non dubitate, forse non tornerà neppur a pranzar in casa.
ENRICO No! Davvero? (scuotendosi).
DON GREGORIO Credetemi.
ENRICO Dunque... (pensando se può arrischiarsi di fargli veder la moglie) (Quest'è il momento). Giurate aiutarmi?
DON GREGORIO Sí, con tutt'il cuore.
ENRICO Ebbene, adesso... (con smania indeciso, non sapendo risolversi) Cielo dammi forza... risoluzione... Vi mostrerò tutto...
DON GREGORIO Si, Sí, figlio mio.
ENRICO Chiudete quella porta, acciò Pippetto e Leonarda non possano venir qui... Il servo che sta in sala... fatemi grazia, mandatelo fuori di casa...
DON GREGORIO Sí, Enrico, fo tutto ciò che volete. Qui chiudiamo (serra): manderò per una commissione il servitore. Coraggio, coraggio.
ENRICO Eccomi... vengo... vedrete tutto... vi farò compassione... Cielo m'assisti in quest'azzardo (entra nelle sue camere).
DON GREGORIO Povero ragazzo... Io non connetto... Scellerata! Simone (chiamandolo). Dopo tanta custodia!... Ah! che lo dico io, che è tutto inutile... Simone (come sopra). Ed in qual maniera!... Qualcuno ha dovuto tenergli mano... Simone, Simone.



Scena sesta

Simone e detto.

SIMONE Comandi.
DON GREGORIO Andate alla Posta a cercare le mie lettere.
SIMONE Ci sono stato, e non v'erano.
DON GREGORIO (Capperi!) Potreste dunque vedere se il libraio ha legato quei due tomi.
SIMONE Sí, signore, gli ha portati, e gli ho posti nella vostra anticamera.
DON GREGORIO (Or vedi come il diavolo ci ficca la coda). Ebbene, giacché siete disoccupato, andate a chiamarmi il barbiere, e fatelo andar di sopra, che voglio farmi la barba.
SIMONE Benissimo.
DON GREGORIO (Un poco piú diceva che già me l'era fatta) (da sé).
SIMONE A proposito, oggi son tutti chiusi, i barbieri fanno festa.
DON GREGORIO Eh! il malanno che... va bene (oggi è giornata climaterica). Venite con me nelle camere mie, vi darò alcune lettere da portare alla Posta.
SIMONE Come comanda.
DON GREGORIO (Manco male, credevo che il buco della Posta fosse turato). Povero ragazzo! Se vi penso mi vien da piangere (viano).



Scena settima

Enrico, indi Gilda.

ENRICO Giusto cielo, seconda tu questo passo azzardoso... Ah! che nessuno la vegga! Poverina, appena dalla finestra le ho fatto cenno di venir qui francamente, m'è sembrato ch'ella stessa sia stata animata da un ardire insolito. È balzata dalla sedia, ha staccato dal seno il povero fanciullo... (sentendo camminare nella casa). È dessa che già è venuta! Il servo ancora... (tremando).
GILDA (in punta di piedi) Enrico. Va bene?
ENRICO Hai incontrato alcuno?
GILDA No.
ENRICO Respiro.
GILDA Qual nuova! Che vuoi? Siamo sicuri?
ENRICO Coraggio mia cara Gilda, tu hai da fare l'impresa.
GILDA Enrico mio caro, tutto ciò che vuoi farà Gilda tua. In un anno sei dimagrato per metà.
ENRICO Ascolta. Ero io poco fa preso dalla disperazione, quando l'aio trovandomi a piangere, a forza di buone maniere mi ha costretto a confessargli la causa del mio stato infelice. Io in parte gli ho detto, ma non ho avuto coraggio di dirgli che eravamo sposi. Tu sai che, quando devo dire certe cose, la soggezione mi chiude la gola; onde per dar l'ultimo colpo, sono stato inspirato dal cielo, ora che non è in casa mio padre, di far venir te, che parli con tanta energia e spirito, per rispondere a ciò che dirà don Gregorio ascoltando una cosa simile.
GILDA Farò ciò che posso. Io, lo sai, che quando mi trovo perduta pongo nel discorso qualche squarcio de' romanzi che ho letto. Ti prevengo però che questo tuo aio ha una figura che non mi par nulla di buono.
ENRICO T'inganni; non ha cattivo cuore don Gregorio
GILDA Gilda fa tutto ciò che tu gl'imponi.
ENRICO Quanto sei buona, quanto ti amo! Il tuo carattere è la mia piú gran discolpa.
GILDA E quando lo vedrò questo don Gregorio?
ENRICO Eccolo.



Scena ottava

Don Gregorio e detti.

DON GREGORIO (Poffarbacco! che vedo!) (facendo un arresto sorpreso in vedere una donna).
ENRICO Don Gregorio, eccola qua.
DON GREGORIO Possibile! Voi...
GILDA Ah! Signore.
DON GREGORIO M'inganno o siete voi quella signorina che abitate dirimpetto alla nostra casa dalla parte della piccola strada? (con sorpresa).
GILDA Appunto.
DON GREGORIO Figlia del colonnello...
GILDA Tallemani.
DON GREGORIO Che fu detto morisse nell'ultima guerra.
GILDA Disgraziatamente.
DON GREGORIO E voi avete ridotto a questo stato...
GILDA Io sí, nol nego; io l'ho cosí ridotto il mio Enrico.
DON GREGORIO Eh chetatevi, cosa dite!... Arrossite.
ENRICO Don Gregorio non incominciate dai rimproveri.
DON GREGORIO Ma come mai... (Io perdo la testa). Per vedervi, come avete fatto? (nella piú grande indecisione, ed inquietezza).
GILDA Digli come abbiam fatto.
ENRICO No Gilda diglielo tu. Che ora hai perduto il tuo coraggio?
DON GREGORIO (Io divengo pazzo... chi lo crederebbe). Ma via spiegatemi, parlate.
GILDA Sappiate dunque, che essendo il mio povero padre assente, mia madre mi teneva in rigorosa custodia. Enrico, voi sapete che anch'egli...
DON GREGORIO Ad esso era impossibile l'allontanarsi da casa.
GILDA Ebbene stavamo dunque entrambi alle fenestre, che sono precisamente incontro l'una dell'altra. Enrico guardava me ed io guardava lui; esso rideva e ridevo io; egli mi faceva de' cenni, ed io gliene faceva degli altri. Ridi oggi, accenna domani, sospira quell'altro; che alla fine...
DON GREGORIO Alla fine vi riuscí...
GILDA Ci riuscí; ma sapete quanto tempo vi volle prima di poterci parlare.
ENRICO Troppo tempo passò.
DON GREGORIO Io non intendo nulla; io non sono in me (da sé).
GILDA Finalmente una notte vien fatto ad Enrico d'uscir di casa; scappa e sale su per le mie scale. Io con tre ferri da calze attortigliati insieme forzo la molla della porta di mia casa, egli entra palpitando, ed io tremando richiudo.
DON GREGORIO Oh Dio che sento! Io mi perdo!
GILDA Quando, entrato appena Enrico sulla soglia della mia camera (egli stava lí, ed io qui), mia madre comparisce ad un tratto; fa un grido vedendoci; si slancia sopra di me, ma s'arresta sull'atto e si avventa contro Enrico, indecisa sopra chi prima sfogar la sua collera: fra la sorpresa, lo sdegno e 'l contrasto, trema convulsa e cade svenuta.
DON GREGORIO Ebbene.
GILDA Urlando dallo spavento, io m'attacco al suo collo desolata; piangendo Enrico si getta a' suoi piedi: allorché alle grida accorre la vecchia donna di casa e mia madre ritorna in se. Per rimediare il passo inconsiderato, per salvar l'onor mio non v'era che un mezzo; Enrico lo propone, io l'accetto, e mia madre lo benedice.
DON GREGORIO Come!
GILDA Ci dammo la man di sposi, ed il giorno appresso fu segretamente reso sagro ed autentico il nostro legame.
DON GREGORIO (gridando) Che dite! Siete sposi? Davvero. Senza consenso del padre! È questo il vostro male! Io che credeva che fosse solo il mal di amore... (disperandosi). Andate via; faccia vostro padre ciò che crede... Egli vi ucciderà: io v'abbandono.
ENRICO Don Gregorio mio adesso è fatta.
GILDA Pur troppo, né v'è riparo.
DON GREGORIO Non mi parlate... Non so nulla... Bricconi... tradirmi... (in furia). Ma come hai fatto, come, ad uscir di casa? (ad Enrico).
ENRICO Bastiano il servo, che è morto sono due mesi, mi assisteva, e mi aveva fatto fare una chiave falsa.
DON GREGORIO Indegni! Indegni! (gridando in collera). E tu come facesti ad innamorarlo? (rivolgendosi a Gilda).
GILDA Come fanno le altre.
DON GREGORIO Perfida, perfida! (come sopra). Ma è veramente legittima la vostra unione? (affannoso).
ENRICO È fatta in presenza di notaro.
GILDA Co' testimoni.
ENRICO Legalizzato.
GILDA Con tutte le formole.
DON GREGORIO Io non so ove mi sia... Il marchese muore dal dolore. Qui non v'è riparo, io non posso aiutarvi. Andate, partite (smaniando). E quanto tempo è che siete sposi? ..
GILDA Un anno.
DON GREGORIO E pel tratto di un anno?...
GILDA In un anno abbiam fatto un figlio.
DON GREGORIO Un figlio!
ENRICO Uno solo, don Gregorio mio.
DON GREGORIO Lasciatemi andare, lasciatemi partire; restate, fuggite, fate ciò che vi piace; io vi abbandono allo sdegno di vostro padre, al suo furore (per partire).
GILDA Come!
ENRICO Per amor del Cielo! (ritenendolo per l'abito).
DON GREGORIO No, no, non vi è pietà (in atto da partire).
GILDA Ebbene lascialo Enrico; lascia quest'uomo col cuor da tiranno. Tel dissi che non mi prometteva altro il suo aspetto.
DON GREGORIO Come! che dite! Io tiranno?
GILDA Sí, lo siete, e rimarrete contento. I nostri cuori son legati fra loro dal nodo sagro, dal nodo dell'onore, da quello delle leggi, e da mille e mille altri gruppi e nodi d'amore, e di giuramenti l'uno sull'altro attortigliati e stretti. Sciogliere i nostri cuori non si ponno che riducendo in tritoli uno di essi, o lacerandoli entrambi. Avrete quante lagrime e quanto sangue vi piace per soddisfarvi; solo, vi prego, saziatevi nel pianto mio, nel mio sangue, ma sottraete al rigore di un padre severo il povero Enrico mio. Se io fui la causa dell'infelicità di questa famiglia, vendicatevi tutti sopra la disgraziata Gilda, ma sia perdonato Enrico. A questo prezzo son contenta andare smarrita, raminga, abbandonata da tutti, solo conservando al mio seno lo sventurato frutto de' nostri amori.
DON GREGORIO (già inteneritosi nel tratto del discorso) (Il mio cuore si spezza!)
ENRICO Brava Gilda (sottovoce).
GILDA Addio Enrico mio... perdonatemi... (piangendo).
DON GREGORIO Fermatevi... che fo (asciugandosi gli occhi). Poveri giovani, lasciarli in preda alla disperazione... Il male è fatto... sono già marito e moglie... Oh Dio!... il grado è quasi eguale (indeciso fra sé).



Scena nona

Il marchese Giulio e detti.

MARCHESE (di dentro) Don Gregorio è tornato?
DON GREGORIO Corpo del mondo! ecco il marchese!
ENRICO Don Gregorio son perduto.
GILDA Oh Dio! che fo! salvatemi (a don Gregorio).
DON GREGORIO (Cielo consiglio!)... Qui, qui, entrate presto (spingendola entro le camere di Enrico).
GILDA (entra) Non tradite Enrico.
DON GREGORIO Zitta, zitta.
ENRICO Per carità! Vado?
DON GREGORIO Restate (chiudendo a chiave la porta).
MARCHESE Siete in casa? (trovando don Gregorio, che leva in quell'atto la chiave dalla porta).
ENRICO Ben tornato signor padre (baciandogli la mano).
MARCHESE (facendo attenzione a don Gregorio che leva la chiave dalla porta con timore) Scusate don Gregorio, perché levate con quella fretta la chiave da quella porta?
DON GREGORIO (da sé) (Io sudo freddo)... Nulla...
ENRICO (da sé) (Oh Cielo!)
MARCHESE Credeva rimanere a pranzo fuori di casa, ma il ministro pranzava dal Maresciallo... Perdonatemi don Gregorio voi mi par che siate imbarazzato; ditemi, che cosa avete chiuso là dentro?
DON GREGORIO (da sé) (Da capo). Un'inezia vi dico.
MARCHESE Ma pure.
ENRICO Non mi tradite (piano a don Gregorio).
DON GREGORIO Ci vuole spirito (da sé). Vi dirò... mi è stata regalata... una... cagnolina, ed acciò non imbrattasse l'appartamento l'ho chiusa là dentro; piú tardi la porterò nelle mie camere.
MARCHESE Torno a domandarvi scusa, ma voi parlate in una maniera... Fatemi il piacere, datemi la chiave.
DON GREGORIO Come!
ENRICO (da sé) (Son disperato!)
MARCHESE Non sono il padrone?
DON GREGORIO Lo siete, e per questo...
MARCHESE Voglio veder che v'è là dentro.
DON GREGORIO Ve l'ho detto, una barboncina.
MARCHESE Oh! scusatemi, io nol credo; orsú questa è casa mia, l'esigo; don Gregorio datemi la chiave.
ENRICO (da sé) Io muoio.
DON GREGORIO Nol credete! (Colpo da Maestro). Signor marchese, cosí si parla a me? Ecco la chiave, apra, veda, e poi arrossito dal torto che mi fa, non abbia il coraggio di mirarmi piú in volto. Temer che don Gregorio mentisca! Fargli un simile affronto in presenza di questo giovane! Apra all'istante signor marchese; apra in mia presenza; si vegga l'insolente sua diffidenza e l'onoratezza di don Gregorio, che sin da questo punto parte da questa casa.
MARCHESE Don Gregorio.
DON GREGORIO Apra, non ascolto ragione.
MARCHESE Don Gregorio, eccovi la chiave.
DON GREGORIO No, apra signor marchese. A me un torto simile!
MARCHESE Perdonatemi vi dico; un momento ho perduto la riflessione, ho avuto il torto.
DON GREGORIO Diffidare! Dia la chiave, venga, veda (per andare ad aprire).
MARCHESE Fermatevi, non voglio (ritenendolo).
DON GREGORIO Mi lasci, vegga, si chiarisca...
MARCHESE Vi dico di no; vi domando perdono, scusatemi, ho mancato (facendo di tutto per ritenerlo).
DON GREGORIO No (fingendo di voler per forza aprire).
MARCHESE Cosa volete che io faccia di piú per domandarvi scusa; don Gregorio mio perdonatemi. Fui pazzo: non voglio veder nulla, son persuaso. Perdonatemi per amor del cielo (che feci, io son confuso) (via).
DON GREGORIO A me! di me! con me! (Oh stacci vecchio testardo).
ENRICO Ah! che paura! Io vi devo...
DON GREGORIO Vi devo un... Cosa mi fate fare voi altri (disperandosi).
ENRICO Adesso...
DON GREGORIO Adesso non so nulla, vedrò... cercherò... Fatela andar via (gli dà la chiave, parlando senza saper che dica per la confusione).
ENRICO Siccome...
DON GREGORIO Siccome le giuggiole. Qual imbarazzo è il mio... Fate che nessuno la vegga; io sarei compromesso; per carità... Va bene cosí... Avete capito... Il diavolo mi porti, se intendo io quel che mi dico (via).
ENRICO Cielo aiutami! (Entra nelle camere, ov'è la moglie).


ATTO SECONDO



Scena prima

Don Gregorio ed Enrico.

DON GREGORIO Come! non l'avete fatta andar via!
ENRICO Non mi è stato possibile; v'è stato sempre qualcuno in sala; dopo siamo andati a pranzo...
DON GREGORIO Dunque ancora sta là dentro!
ENRICO Sta là dentro.
DON GREGORIO Capperi! ed ora come si fa!.. E non ha mangiato nulla?
ENRICO Vi dirò; mi è riuscito di attrappare un mezzo pollo e due polpette, mettermele in tasca e, terminato il pranzo, gliele ho portate acciò non morisse dalla fame.
DON GREGORIO E cosa fa in questo momento?
ENRICO Piange, temendo che il bimbo abbia necessità di esser nutrito.
DON GREGORIO E come si rimedia, come?... Ma perché vi siete arrischiato di farla venir qui, non potevate voi palesarmi l'accaduto, e non porre...
ENRICO Io non aveva cuore bastante di svelarvelo. Don Gregorio mio, sinché si è potuto, si è celato, ma ora che Gilda è rimasta sola, la disperazione ci ha fatto venire a questo passo.
DON GREGORIO E sua madre?
ENRICO Sua madre, che si era obbligata tener la sua figlia in casa per un anno, trovandosi in qualche angustia di danaro, è stata costretta portarsi in Milano per raccogliere alcuni effetti lasciati dal suo marito; e tre giorni indietro partí lasciando la figlia in braccio della providenza, ed in cura di me suo sposo.
DON GREGORIO Dunque non ha che voi?
ENRICO Almeno, che io sappia...
DON GREGORIO E come pensate mantenerla finché vostro padre...
ENRICO Quest'è l'imbarazzo.
DON GREGORIO Vostro padre non vi dà danaro?
ENRICO Altro che trenta paoli il dí sei gennaro a titolo di regalo o befana.
DON GREGORIO (Or vedi che ragazzi da befana! che bestia di marchese!) (da sé). Oh Dio! Io sono in un intrigo... (dandosi le mani sulla fronte). Ma come diamine vi è riuscito di non lasciar penetrar nulla?
ENRICO Bastiano...
DON GREGORIO Maledetto Bastiano! (Ed io non avvedermene!) (da sé).
ENRICO Egli stava attento, se mai alcuno di voi si fosse levato. Colla chiave falsa si apriva e si chiudeva. Quando io mi tratteneva con Gilda non tenevamo testimoni, acciò non si potesse risaper nulla; onde in tal guisa...
DON GREGORIO (Lo diceva al marchese: «Fatemi dormir giú»; ed egli rispondeva: «Non serve, non v'è pericolo». Gli sta bene) (da sé). E dopo morto Bastiano?
ENRICO Allora era nato Bernardino.
DON GREGORIO Chi Bernardino?
ENRICO Il nostro figlio.
DON GREGORIO Ah! (E tanti li vogliono e non li fanno) (da sé).
ENRICO Dopo nato questo, ci siamo veduti ben di raro e con gran cautele.
DON GREGORIO Io stordisco. E nessuno ha scoperto nulla del matrimonio, della gravidanza della ragazza, del parto, del figlio...
ENRICO Nessuno. La signora Brigida madre di Gilda fece autenticare il nostro matrimonio da un buon uomo suo amico, col quale essa è partita per Milano, e questo stesso ha fatto l'attestato di nascita del ragazzo. La signora Brigida ha tenuta sempre in casa la figlia nel tempo che era incinta. La signora Brigida l'ha assistita in ogni circostanza, onde l'affare non lo sa che la signora Brigida, il suo amico, una vecchiarella serva di casa, Gilda ed io.
DON GREGORIO E quando il marchese lo saprà, spezza il capo alla signora Brigida, a don Gregorio che l'ha saputo, a Gilda ed alla vecchiarella; quest'è un intrigo serio e fatale...
ENRICO Dunque vorreste lasciarci in braccio alla desolazione! In istato di far qualunque passo dettato dalla disperazione. Se avete questo cuore fatelo; basta che cerchiate la maniera di far uscire adesso questa infelice, per sottrarla alla vista ed alle furie nelle quali monterebbe mio padre vedendola... (piangendo).
DON GREGORIO Venite, venite, pedanti rigorosi. Che si fa in questo caso? Sono sposi, si voglion bene, non v'è distanza di grado, hanno un figlio...
ENRICO Don Gregorio.
DON GREGORIO Don Gregorio, don Gregorio; questi son casi disperati... (Ma che dunque, ora che il colpo è scaricato, che la palla è partita, dovranno abbandonarsi costoro!) (da sé).
ENRICO Don Gregorio...
DON GREGORIO Quietati con codesto don Gregorio... Senti, in primo luogo bisogna far uscir costei. Per pochi giorni in qualche modo si farà; intanto io procurerò con tuo padre... Ma come! come si fa! ... Basta, va', dille che non pianga, che io penserò a tutto.
ENRICO Mi raccomando.
DON GREGORIO Va', chiuditi, non aprire ad alcuno, se non senti la mia voce.
ENRICO Caro don Gregorio mio,
DON GREGORIO Finiscila una volta; io sono in un orgasmo, che non posso ascoltare neppure il mio nome.
ENRICO Obbedisco, mi fido in voi, vado a consolare Gilda mia e vedere se ha bisogno di qualche cosa (via).
DON GREGORIO Qui non v'è riparo, nasca ciò che sa nascere io non devo abbandonare questi giovani; alla fine il male poteva esser peggiore: la giovane non ha cattiva indole, è di buona famiglia, e se le sue fortune sono scarse, poco male, il marchese non ha bisogno di danaro. Sí, coraggio: si aiutino quest'infelici. Ora si procuri far tornare la giovane in sua casa senz'essere veduta, e s'incominci fin da quest'oggi a disporre l'animo del marchese.



Scena seconda

Il marchese e detto.

MARCHESE Oh! Don Gregorio.
DON GREGORIO Signor marchese. (Viene a proposito) (da sé).
MARCHESE Prima di tutto vi ripeto che voglio non si parli del torto che questa mattina...
DON GREGORIO Mi mortificate, ve l'ho già detto...
MARCHESE Basta cosí, abbracciamoci, e sia questa l'ultima menzione dell'accaduto.
DON GREGORIO Siatene sicuro. (Quest'è un bel momento) (da sé).
MARCHESE Ov'è Enrico?
DON GREGORIO (Ci siamo) (da sé). Non so... sarà forse dal fratello...
MARCHESE Avete parlato niente con esso?
DON GREGORIO Ho parlato... (Se sapesti) (da sé).
MARCHESE Ebbene? Già, second' il solito...
DON GREGORIO Cioè, se volete che vi dica la verità, sempre piú mi confermo ne' miei sospetti.
MARCHESE Sarebbe a dire?
DON GREGORIO Che quel giovane ha bisogno (piano don Gregorio) (da sé), ha bisogno di far da giovane, girare, trattare...
MARCHESE E voi sempre battete lí.
DON GREGORIO Cosí è; prendete la cosa come vi piace, ma io bisogna che dica quello che penso; poniamoci le mani al petto: cosa siete stato voi?
MARCHESE Che dite?
DON GREGORIO Cosa sono stato io in gioventú?
MARCHESE Nol so.
DON GREGORIO Cosa Sono tutti gli uomini, allorché, nel fior dell'età, il sangue bolle, quando la persona è un Mongibello?
MARCHESE Sono furie che conviene tenerle in ceppi.
DON GREGORIO E coi ceppi il mal non si cura. La privazione ne aumenta il desiderio, la rabbia subentra, il contrasto divien carnefice, ed il giovane, senz'emenda, vittima perisce.
MARCHESE Sentiamo: qual è dunque il risultato di tutto ciò? Cosa s'avrebbe a fare? Cosa credete aver letto nell'animo di Enrico? Credete voi forse che il suo cuore... v'ingannate; col metodo che si tiene in mia casa, colla ristrettezza...
DON GREGORIO (Apri, apri quella porta, e vedi che ristrettezza) (da sé).
MARCHESE Amico mio, voi bisogna che in gioventú siate stato un demonio.
DON GREGORIO No; son stato giovane come gli altri, cogli impulsi e gli stimoli propri dell'età, ed ho veduto che questi sarebbero divenuti in me peggiori, se in luogo della ragione e de' consigli, avessero i miei genitori usato la chiusura ed il rigorismo. Persuadetevi che il mondo e le società compariscono cose piú belle a chi ne sente il sussurro da lungi senza vederle, di quello che piacciono e gradiscano a chi le conosce a fondo e le vede nel vero suo aspetto. Sí, vostro figlio ha bisogno d'incominciare a girare, e ad uscire da questa tomba, ove trovasi sepolto dal momento che è nato.
MARCHESE Sí, sí voglio per una pazza, e forse finta, melanconia porlo nel caso di veder donne, di conversar con esse...
DON GREGORIO Già quando voi parlate di donne sembra nominiate il demonio. Io non ho veduto giammai le femmine sotto quest'aspetto, e vi dirò anzi che sono stato (da sé) (arrischiamoci) piú volte loro partitante e difensore...
MARCHESE Bravo! belle massime... Lasciamo, lasciamo questo discorso, voi volete abusare di me.
DON GREGORIO (Questa la prevedevo) (da sé). Ascoltate: giacché avete questi timori, perché non gli date moglie?
MARCHESE Moglie! Moglie ad un ragazzo! Signor don Gregorio, ci vedremo in miglior momento; scusate, voi oggi non mi sembrate presente a voi stesso.
DON GREGORIO (Anche questo) (da sé). Io non dico già...
MARCHESE Moglie ad Enrico! Mio padre acconsentí alle mie nozze quando egli aveva settantadue anni, ed io quarantasette.
DON GREGORIO Ma pure vedete...
MARCHESE Basta, basta. Non mi fa specie questa proposizione da uno che non arrossisce chiamarsi protettore, partitante delle donne; ma non mi avete detto questa proposizione, se no vi avrei giudicato forse diversamente.
DON GREGORIO Ma non crediate che io...
MARCHESE Vi scuso, credendo che oggi il vostro capo non istia a segno.
DON GREGORIO Voi...
MARCHESE Non mi parlate per ora, ve ne prego; non mi toccate su questo punto, se vogliamo essere amici; non mi toccate su questo punto o vado in furia (via).
DON GREGORIO Or vedi in che circostanza mi trovo io; se mi ostino nel mio discorso, perdo la sua stima, e costoro son rovinati... Mi veggo in uno stato che mi darei fuoco colle mie mani... Ah! non v'è tempo da perdere, procuriamo allontanar le genti dalla sala, colpire un istante e far uscire questa disgraziata.



Scena terza

Leonarda e detto.

LEONARDA Signor don Gregorio, noi bisogna che facciamo un discorso lungo.
DON GREGORIO In altro momento cara mia.
LEONARDA Eh! non serve che mi diciate cara.
DON GREGORIO Cara, discara, come volete; ora ho che fare.
LEONARDA Fuggite? Sapete già quel che dovrei dirvi! a...
DON GREGORIO Per me non so cosa vi diciate; piú tardi parlerò quanto volete, ora non posso. (Già sono di buon umore, ci manca costei col discorso lungo) (da sé). Ci rivedremo (via).
LEONARDA Per chi mi ha preso il signor don Gregorio! Egli non conosce Leonarda. Dire a quel ragazzo che non so parlare! Dirmi avanzata in età... Eh! non vorrà capitarmi il momento di porre in testa al padrone qualche sospetto contro costui? Non son donna se non mi vendico.



Scena quarta

Pippetto e detta.

PIPPETTO Siete ancor qui?
LEONARDA Lasciatemi in pace.
PIPPETTO Che hai Leonarduccia?
LEONARDA Lasciatemi vi dico. Tutti, tutti contro me: non potete piú vedermi; sí, sarete contenti, me ne anderò, non mi vedrete piú.
PIPPETTO Sei pazza! ed io...
LEONARDA Anche voi, anche voi.
PIPPETTO Come!
LEONARDA Sí, che se fossero vere le vostre premure non potreste tollerare che io fossi cosí disprezzata.
PIPPETTO Ma cosa vuoi?
LEONARDA Voi vedete che don Gregorio cerca tutte le strade per insultarmi, mi strapazza, m'affronta, mi dice vecchia, e non siete capace...
PIPPETTO Dimmi, cara luce degli occhi miei (questa espressione amorosa l'ho appresa da te), dimmi, che vuoi che io faccia?
LEONARDA Alle corte; se sono vere le vostre premure, se Leonarda vi preme quanto dite, dovete unirvi meco affinché sia cacciato via costui da questa casa.
PIPPETTO Io volentieri; ma come...
LEONARDA Lasciate far a me: voi non dovete che aiutarmi; già da qualche tempo mi sono avveduta che egli ha qualche segreto pel capo; se posso arrivare a scoprire... Aggiungerò, immaginerò, l'accuseremo, faremo di tutto; lo farai Pippetto?
PIPPETTO Eh! basta...
LEONARDA Lo farai? O non vedrai mai piú il mio viso.
PIPPETTO Ebbene lo farò; farò tutto ciò che vorrai.
LEONARDA Giuralo.
PIPPETTO Il giurare è...
LEONARDA Non vuoi?
PIPPETTO Lo giuro, lo giuro.
LEONARDA Oh! cosí ti voglio bene; cosí potrai disporre del mio cuore.
PIPPETTO Oh cara Leonarduccia... Leonardella mia.



Scena quinta

Don Gregorio e detti.

DON GREGORIO Rimanetevi in sala, non vi movete (di dentro).
LEONARDA Ritiriamoci; è lui.
PIPPETTO Sono sempre con te.
LEONARDA Ricordati il giuramento.
PIPPETTO Sí cara.
LEONARDA (Mi vendicherò).
PIPPETTO (Per Leonarda fo tutto) (viano).
DON GREGORIO Perché vorrei che non vi fosse nessuno, oggi tutti i servitori par che abbiano la smania di venirmi dietro. Farla uscire dalla sala è impossibile; farla rimaner sino a notte in quella camera è un rischio troppo grande, onde non v'è altro riparo che questo... Enrico aprite son io. (Sottovoce vicino alla porta delle camere di Enrico) Quest'è la migliore di tutte.



Scena sesta

Enrico e detto.

ENRICO Può andar via?
DON GREGORIO Non è possibile.
ENRICO Oh Dio!
DON GREGORIO Ho pensato di farla passar qui dall'anticamera. Li prenderà per le scalette che portano nel mio appartamentino, e di là, appena l'aria sarà oscura, andrà via correndo per la scala grande.
ENRICO Ma ella voleva andare a casa...
DON GREGORIO Voleva! ed anch'io voleva, ma se non si può: la sala è piena di gente. Fate a mio modo: andate; io ho già tirata la portiera dell'ingresso dalla sala, sul quale vi tratterrete voi, affinché non entri nessuno in anticamera, nell'istante che io con Gilda trapasso. Se non parlate è segno che non v'è alcuno, ed io farò saltar Gilda su nel mio appartamento; dopo verrete anche voi.
ENRICO Pensate voi a condurla fin là?
DON GREGORIO Penso io, non dubitate; andate.
ENRICO (Sinora ho faticato con Gilda per calmarla. Io sudo freddo) (via).
DON GREGORIO Guardi il cielo ci vedesse il marchese! Ora qui non pare che vi possa esser timore. Quella porta è serrata... Alla sala vi è Enrico di sentinella. Chiamiamo questa povera infelice. Non ho cuor di pensare a ciò che mi fanno far costoro; ma dall'altro canto a che gioverebbe il rigore se non a far divenire questi disgraziati vittime della disperazione. Essi sono sposi, non v'è riparo... Non perdiamo questi momenti. Gilda venite (chiamandola sottovoce vicino alla porta).



Scena settima

Gilda e detto.

GILDA Siete voi? (di dentro).
DON GREGORIO Presto.
GILDA (fuori) Per amor del cielo fatemi almeno tornare in casa.
DON GREGORIO Mia cara, abbiate un poco di pazienza, subito non posso.
GILDA Ma pure quanto vi vorrà?
DON GREGORIO Con un poco di pazienza si farà tutto; non temete.
GILDA Io farò quel che mi comandate.
DON GREGORIO Figlia mia, qui non siamo sicuri. Presto, presto, venite nelle mie camere.
GILDA E se il marchese...
DON GREGORIO Là il marchese non può vedervi.
GILDA (avviandosi pian piano) Fo ciò che volete, son nelle vostre braccia.
DON GREGORIO Questa sera poi con comodo al buio, sarà piú facile che mi riesca di farvi uscire inosservata (viano).



Scena ottava

Leonarda e Pippetto.

LEONARDA Avete sentito? (aprendo la porta pian piano).
PIPPETTO Avete veduto?
LEONARDA Ah, che il cielo ha esaudito i miei voti!
PIPPETTO Par impossibile.
LEONARDA L'avreste creduto?
PIPPETTO Come mai!
LEONARDA Ma non abbiamo veduto da dove è venuta?
PIPPETTO No: io me ne sono accorto dal buco della chiave quando don Gregorio era qui e diceva ad essa: «Abbiate un poco di pazienza». E di dove sarà entrata? Dalla sala è impossibile.
LEONARDA Perché? Avrà colpito un momento che in sala non vi fosse gente, sarà stato obbligato entrare in questa stanza, forse perché passava qualcuno dall'anticamera, ed ora la conduce su nelle sue camere.
PIPPETTO Cosí dev'essere di certo.
LEONARDA Questo bisogna che lo diciate a vostro padre al momento.
PIPPETTO Io! perché non glielo dici tu?
LEONARDA No, questo appartiene a voi: badate, se non glielo dite, non vedrete piú Leonarda.
PIPPETTO Non montare in collera; glielo dirò.
LEONARDA E ditegli tutto.
PIPPETTO Mi ricordo parola per parola tutto ciò che hanno detto.
LEONARDA Sento appunto la camminata del marchese, è desso che viene. Diteglielo subito.
PIPPETTO Ma...
LEONARDA Badate, se non glielo dite, Leonardina è morta per voi. (Da sé) (Ci sei incappato vecchio maligno) (via).
PIPPETTO Avesse da gridarmi mio padre accusandogli l'aio, ma alla fine dico la verità e mio padre ci deve aver piacere.



Scena nona

Il marchese e detto.

MARCHESE Perché siete sempre in ozio, perché non istudiate, non vi divertite con qualche libro o non vi sollevate a fare qualche conto aritmetico? Don Gregorio dovrebbe suggerirvelo.
PIPPETTO Il signor don Gregorio... (Da sé) (Mi tremano le ginocchia).
MARCHESE Che fa don Gregorio?
PIPPETTO È Occupato.
MARCHESE Con chi, con Enrico?
PIPPETTO Oibò! (Mi manca la voce, ma Leonarduccia merita tutto) (da sé).
MARCHESE E con chi?
PIPPETTO Non mi sgridate... Con una donna che s'è condotta in camera.
MARCHESE Che dite temerario! Non è vero.
PIPPETTO Uccidetemi se vi dico la bugia.
MARCHESE Dite, come l'avete veduta? (Agitato).
PIPPETTO Dal buco della chiave, ove mi sono posto, per la curiosità di ascoltare una voce di donna che parlava piano piano.
MARCHESE (Possibile!) (da sé). E di dove è venuta?
PIPPETTO Nol so, me ne sono avveduto che era in questa camera.
MARCHESE (Come!) (da sé). Don Gregorio dov'era? (In orgasmo).
PIPPETTO Qui.
MARCHESE E la donna?
PIPPETTO Sotto il suo braccio.
MARCHESE Sarà stata qualche vecchia.
PIPPETTO Giovanetta.
MARCHESE (Ah scellerato!... Ora intendo. Forse questa mattina... senza meno... ma come!... Io fremo!... Ma non si ponga però in malizia questo ragazzo) (da sé). Sarà stata qualcuna che avea da parlargli. Avete inteso nulla di ciò che dicevano?
PIPPETTO Sissignore: (ripetendo le parole medesime dette da don Gregorio e Gilda) «Mia cara, abbiate un poca di pazienza, subito non posso», cosí diceva don Gregorio.
MARCHESE (da sé) (Indegno!)
PIPPETTO Ed ella rispondeva: «Ma quanto vi vorrà? » Ed egli: «Con un poco di pazienza si farà tutto».
MARCHESE (da sé) (Io non so chi mi tenga. Ma come! in tanti anni che sta in mia casa... mi avrà ingannato!, avrà finto... sento straziarmi). E poi son partiti?
PIPPETTO Sissignore, perché il signor don Gregorio le ha detto: «Qui non siamo sicuri, venite nelle mie camere, là il marchese non può vederci».
MARCHESE (Furia infernale! dir cose simili in mia casa, ove questi ragazzi potevano ascoltare! ... Mi si spezza una vena) (da sé). E sono andati...
PIPPETTO In camera di don Gregorio.
MARCHESE Quanto tempo è?
PIPPETTO In questo momento.
MARCHESE (da sé) (Io son convulso! Si vada da questa indegna) (arrestandosi). (Ma se accade una qualche scena, lo scandalo si pubblica... forse ora sarà andata via... Qui bisogna moderarsi ad onta di morir dalla bile, per non dar a diveder a quest'innocente). Tutto ciò non vuol dir nulla. La ragazza avrà avuto necessità di parlargli... andate, andate pure nelle vostre camere, in questo non v'è nulla di male.
PIPPETTO Ve l'ho detto, perché voi avete piacere che vi si dica tutto ciò che accade in casa.
MARCHESE Va bene. (Da sé) (Mi sento soffocar dalla rabbia). Andate.
PIPPETTO (da sé) (Credeva che s'inquietasse di piú. Bisogna dire che parli contro le donne per metterci timore, ma che in fondo... Questo mi dà buona speranza per il momento in cui spiegherò la mia passione per Leonarda). Se mi comandate sto nelle mie camere (via).
MARCHESE Possibile! In dieci anni... ma già anche un'altra volta ebbi un sospetto... le proposizioni in favor delle donne... alcune massime alla moda che sempre mi è andato consigliando... scellerato! Io son fuori di me. Fortuna che ai miei figli ho tenuto sempre io stesso gli occhi addosso. Ma ora che fo!... se grido egli nega e si pongono in malizia i ragazzi... Si cerchi scoprire con qualche stratagemma se la donna è nelle sue camere... (Dopo piccola pausa e riflessione, con voce alta verso la porta) Chiamatemi don Gregorio.



Scena decima

Don Gregorio e detto.

DON GREGORIO Che mi comandate?
MARCHESE (da sé) (Ah perfido sei qui!)
DON GREGORIO (da sé) (Son piú tranquillo ora che ho potuto condurla senza esser veduto da alcuno).
MARCHESE Signor don Gregorio mi sono dimenticato pregarvi di un favore.
DON GREGORIO Comandate.
MARCHESE Aspetto fra giorni un nipote di mia cugina, il quale penserei, per farlo stare con libertà, di porlo nel vostro appartamento. Lo cedereste volentieri per qualche tempo, passando voi ad abitar qui nelle camere vicino alle mie?
DON GREGORIO Perché no? Se vi accomoda, voi ne siete il padrone.
MARCHESE Ebbene voglio, se mi permettete, venire un poco ad osservare se occorresse rimodernar qualche mobile.
DON GREGORIO (da sé) (Poffarbacco!) Marchese caro, le camere sono in questo momento in disordine, non ancora spazzate...
MARCHESE Poco male, fra noi non occorrono complimenti.
DON GREGORIO Ma vi pare! Il letto non è ancora posto in ordine; gli abiti son gettati e scomposti sopra le sedie. (Da sé) (Cielo aiutatemi!)
MARCHESE Ma questo non importa, voglio solo vedere se il parato della prima camera... (reprimendo la collera).
DON GREGORIO Assicuratevi, ch'è come nuovo.
MARCHESE Converrà far imbiancare il cammino.
DON GREGORIO Io non vi accendo mai fuoco.
MARCHESE Il pavimento...
DON GREGORIO Ottimo.
MARCHESE Le fenestre...
DON GREGORIO Pulitissime.
MARCHESE (Non v'è piú dubbio. Scostumato ti sei scoperto) (da sé). Vedo che avete piacere di ricevermi coll'appartamento messo in ordine; ebbene verrò domani mattina.
DON GREGORIO Volentieri, mi farete un onore. (Sia ringraziato il Cielo!) (da sé).
MARCHESE (Rincorati anima d'inferno, fra poco vedrai. Femina non potrai fuggire; io stesso farò la sentinella) (da sé). Non occor altro. Dunque restiam cosí.
DON GREGORIO Domani...
MARCHESE Domani... (Fremo) (da sé).
DON GREGORIO (Che timore ho avuto!) (da sé). Vedo, marchese, che voi siete turbato ancora perché vi parlai poco fa in favore...
MARCHESE Oibò, oibò. (L'indegno teme) (da sé).
DON GREGORIO Quanto al signor Enrico...
MARCHESE Vi prego, ad Enrico non gli parlate per ora... Ci sarà tempo... (Temo che il solo suo fiato avveleni quell'anima innocente) (da sé).
DON GREGORIO Ma credete che...
MARCHESE No, no... signor don Gregorio, il padre è responsabile de' figli, ma un aio... L'innocenza s'appanna da un'ombra... le parole... ma l'esempio... Se tanto in quest'età... Basta il cielo, il cielo...
DON GREGORIO Come!
MARCHESE (ritenendosi a forza) Scusate: addio don Gregorio mio.
DON GREGORIO Ma...
MARCHESE Niente, niente; perdonate mio caro: vi son servo. (La collera mi tradiva) (da sé, e via).
DON GREGORIO Può darsi un vecchio piú rabbioso... Per una parola che gli ho detto in favor delle donne... qui non v'è da sperare; per ora bisogna deporne il pensiere... E se voleva venir per forza nelle mie camere...



Scena undicesima

Pippetto e detto.

PIPPETTO Oh signor don Gregorio.
DON GREGORIO Cosa volete?
PIPPETTO Nulla, nulla (proseguendo il cammino, traversando la scena). Volevo... ma non importa.
DON GREGORIO Dite, dite pure.
PIPPETTO Adesso avete che fare... Verrò piú tardi in camera vostra.
DON GREGORIO Parlate pur qui... Sentite.
PIPPETTO Non fate complimenti... Dopo, dopo con piú comodo.
DON GREGORIO Ma pure...
PIPPETTO Piú tardi signor don Gregorio, piú tardi. (Va bene, mi par turbato, Leonarda sarà contenta) (da sé, e via in fretta).
DON GREGORIO Ah! che m'ucciderei per la rabbia. Io che non sono avvezzo a sotterfugi, credo che tutti immaginino il segreto. Quest'altro ancora voleva venir nelle mie camere!... Non v'è tempo da perdere, appena imbrunisce bisogna farla partire: non v'è riparo.



Scena dodicesima

Leonarda e detto.

LEONARDA Vi son serva signor don Gregorio; avete da fare?
DON GREGORIO (Non diamo sospetto) (da sé). No, anzi...
LEONARDA Cosa serve, non fate cerimonie.
DON GREGORIO Vi dico...
LEONARDA Con me non avete mai tempo da discorrere.
DON GREGORIO Vi sbagliate.
LEONARDA Lo so, lo so... Io son vecchia.
DON GREGORIO Io non ho mai...
LEONARDA Ma chi è giovane...
DON GREGORIO Ma cosa dite?
LEONARDA Chi la tira, la spezza.
DON GREGORIO Come?
LEONARDA Chi la dura, la vince.
DON GREGORIO Cioè?
LEONARDA Chi la fa, l'aspetta.
DON GREGORIO Eh! andate in malora. (Tutti han da capitare a me. Diavolo finiscila!) (da sé, e via).
LEONARDA Ci sei caduto, ci sei caduto.


ATTO TERZO

Camera nell'appartamento di don Gregorio.



Scena prima

Don Gregorio, Enrico e Gilda.

DON GREGORIO (camminando in smania per la scena). Se sentiste come tremo... cospetto di bacco!
GILDA Ah per carità lasciate che io vada!
DON GREGORIO Ma come volete fare? Adesso è impossibile.
GILDA Voi volete farmi morire dalla pena. (Facendo orecchio) Ecco, la sento, è la sua voce... Bernardino mio.
DON GREGORIO Ma questo è un effetto di fantasia; le mie finestre guardano la parte opposta alla vostra casa.
GILDA Sí, che sento il suo pianto...
ENRICO Contentatela.
DON GREGORIO Quando lo dite voi, meritereste che vi rispondessi per le rime. (Alterandosi) Come fare, se la porta della sala è aperta ed i servitori escono ed entrano ad ogni istante. Ve l'ho già detto, il marchese par che questa sera abbia il fuoco ai piedi, due volte l'ho incontrato che andava su e giú per la scala, ora nella guardaroba, ora in libreria. Questa sera par che il diavolo gli parli all'orecchio; cosa mai non accaderebbe se vedesse una donna uscir dalle mie camere a quest'ora! Per chi la prenderebbe? Guardi il cielo!
GILDA Dunque quel povero innocente dovrà morir dalla fame!(Piangendo) Ah! figlio mio, che ti vien negato fin quel nutrimento che alle fiere, alle bestie piú misere, accorda la natura nel sen di una madre.
ENRICO Io mi sento spezzare il cuore.
DON GREGORIO Non dubitate, non perirà per questo. Qui state sicura; ponendovi al rischio d'essere scoperta, rovinereste voi, vostro marito...
GILDA Ah! Bernardino mio, figlio mio, non è tua madre, no, non son io che ti nego il cibo. La madre tua piange piú di te... smania... Ah! lasciatemi: accada ciò che vuol accadere, io lo sento piangere... fatemi andar via o io mi pongo a gridare.
DON GREGORIO Siete impazzita!
GILDA Dunque lasciatemi.
DON GREGORIO Or vedi questa adesso!...
ENRICO Don Gregorio mio!
GILDA Ah! se avete un cuore nel petto...
DON GREGORIO Ma se...
GILDA Se immaginaste mai qual sia l'amore pe' figli.
ENRICO Don Gregorio caro.
DON GREGORIO Io mi...
GILDA Per queste lagrime di madre.
DON GREGORIO Ma come! come volete che faccia? Qui accade un eccidio.
ENRICO Povera Gilda! (raccomandandosi).
GILDA Quel povero innocente! (come sopra).
DON GREGORIO Io mi sento spezzare il cuore! (pensando) (Qui non v'è altra maniera... Dica il mondo ciò che vuole... Si tratta di amor di madre... di aiutare due infelici...) (da sé).
GILDA Dunque...
ENRICO Don Gregorio mio.
DON GREGORIO Voi non sapete dire che don Gregorio mio, don Gregorio... Che cosa mai mi fate fare! (smaniando) Aspettate... bisognerà... ma volete vostro figlio?
GILDA Sí, è da questa mattina che non ha preso alimento; io lo sento piangere; egli è solo, non vi è in casa che Maddalena, povera vecchia, che sta male. Per carità ve lo domando...
DON GREGORIO Oh! cosa son costretto a fare! (dandosi de' colpi sulla fronte). (Ma come accomodarla diversamente! Come!) (da sé). Primo piano? (affaccendato).
GILDA Sí.
DON GREGORIO Porta grande?
GILDA Sí, a mano sinistra.
DON GREGORIO La vecchia si chiama...
GILDA Maddalena.
DON GREGORIO Datemi un segnale.
GILDA Prendete (gli dà un braccialetto).
ENRICO Andate voi stesso!
DON GREGORIO Il ragazzo ha nome Bernardino?
GILDA Bernardino mio.
DON GREGORIO (confondendosi) Già il cappello, ed il tabarro sta giú. Lume non occorre in caso... già non serve... Ci vuol coraggio.
ENRICO Bravo, bravo.
GILDA Andate voi in persona! ... Oh quanto siete buono, che il cielo vi benedica.
DON GREGORIO Ah! che sproposito mi riducete a fare. (Ha una maniera costei, che avrebbe fatto fare a me peggio di quello che ha fatto Enrico) (da sé). Ora vengo... chiudete, non aprite se non vi chiamo a nome... Voi restate con lei... ora torno... Io non so cosa mi dico... Se il marchese mi trovasse, io morirei... (Ecco l'aio divenuto balio!... Criticate, criticate rigoristi, vorrei vedervi nel fatto) (da sé). Chiudete, chiudete (via).
GILDA Enrico mio, nasca ciò che vuole, quando avrò fra le braccia il mio figlio, soffrirò qualunque sventura con maggior coraggio.
ENRICO Ora che don Gregorio, mercé le tue parole, si è interessato per noi, spero che tutto si combinerà.
GILDA Ah! se una volta potessimo giungere a star fra noi liberi e tranquilli come stanno tutte le mogli coi mariti, vorrei che mattina, giorno, sera e sempre, e poi sempre, stassimo uno vicino all'altro, parlando e discorrendo sempre.
ENRICO Alla fine ti annoieresti.
GILDA Io ti giuro che piú ti parlo, piú mi cresce la volontà di parlarti, e dopo aver detto e ridetto, sempre, quando mi allontano da te, trovo che ho dimenticato dirti qualch'altra cosa.
ENRICO E a due cuori, che si amano cosí, dev'essere contrastato il vivere insieme!
GILDA Ma ora sta pur quieto, che presto tutto si accomoderà. Il cuore me lo dice ed il mio cuore non isbaglia.



Scena seconda

Il marchese e detti.

MARCHESE Aprite (di dentro picchiando alla porta).
GILDA Ah!
ENRICO Non aprite, è mio padre; io son morto (sottovoce a Gilda smaniando).
MARCHESE Femmina aprite, non fate clamore (come sopra).
GILDA Enrico mio non intimorirti, nasconditi, lascia a me ogni cura. O tuo padre sa tutto o v'è qualche equivoco; in qualunque modo lascia fare a me.
ENRICO Io sono avvilito (smaniando come sopra).
MARCHESE Cospetto! Aprite o getto la porta a terra.
GILDA Signore, chi siete? (con voce alta).
MARCHESE Sono il padrone (come sopra).
GILDA Non temere ci son io, va, va, obbedisci Gilda tua (sforzando Enrico a ritirarsi).
ENRICO T'obbedisco... bada... pensa, io son fuori di me (entra).
MARCHESE Insomma aprite o fracasso la porta (come sopra con collera).
GILDA Abbiate un poco di sofferenza, riflettete che io non vi conosco, o signore, nulladimeno voglio credervi e rispettarvi. Vi apro, ma bensí vi prego a non abusarvi della mia fiducia ed a non ledere i diritti dell'ospitalità. Favorite (aprendo).
MARCHESE Ah donna senza rossore! (con furia).
GILDA Piano signore; mi conoscete voi?
MARCHESE Una giovane a quest'ora nelle camere di don Gregorio si fa conoscere abbastanza. Non serve che parliate.
GILDA Mi maraviglio! mi credete voi una vile, una...
MARCHESE Risparmiatevi queste parole. Tutte quelle del vostro taglio dicono cose simili.
GILDA Come! (Egli è ingannato, si stia in guardia) (da sé).
MARCHESE Vi prego sapere che io ho due ragazzi, due colombe d'innocenza; e vedete da' miei occhi e dal mio viso che forza fo a me stesso per non commettere una scena, alla quale il mio sdegno mi trasporterebbe, solo a fine di non porre in malizia questi figli. Venite meco.
GILDA Che pretendete?
MARCHESE Quando quel mostro di don Gregorio torna, non deve piú trovarvi qui; ma io vi mostrerò ad esso, onde negar non possa...
GILDA Signore calmatevi un istante, miratemi in volto e raffiguratemi; son io la figlia del colonnello...
MARCHESE Eh, chiunque voi siate, arrossite di farvi scoprire, giacché nell'infamia siete caduta d'esser stata sedotta...
GILDA Ma...
MARCHESE Tacete, inorridisco...
GILDA Ma ascoltate.
MARCHESE Che volete dire? Son uomo di mondo... So perfin le parole che avete detto con quell'uomo scostumato?
GILDA Signore...
MARCHESE Scuse, pretesti, so, conosco la menzogna.



Scena terza

Don Gregorio e detti.

DON GREGORIO Gilda son io, son don Gregorio (fuori della porta picchiando).
GILDA Mio caro.
MARCHESE Tacete, se non volete che dia nelle furie (sottovoce).
DON GREGORIO Apri, son io che porto tutto (come sopra).
MARCHESE Ritiratevi, vi dico, o divengo una fiera.
GILDA (Si cerchi di non isdegnarlo) (da sé). Signore non già per tema ch'io abbia, ma per mostrarvi la mia obbedienza mi ritiro. (Cielo qual istante sarà mai questo!) (da sé, si ritira).
DON GREGORIO Presto, presto (come sopra).
MARCHESE Impeti reprimetevi (apre la porta con destrezza, ponendosi in modo dietro l'uscio che don Gregorio entra in fretta senza vederlo).
DON GREGORIO Capperi! Vi voleva tanto! Temevo per quel satiro del marchese (intabarrato colla creatura coperta dal mantello).
MARCHESE Eccolo il satiro (con voce cupa, tremando dalla collera).
DON GREGORIO Ah! (tremando dalla sorpresa e cercando celar piú che mai il fanciullo).
MARCHESE Vecchio sfrenato! mira in che stato mi poni, vedimi son paralitico dalla rabbia.
DON GREGORIO (E se io non cado apoplettico è un prodigio) (da sé). Signor mar... che... se (non potendo neppur parlare).
MARCHESE Scostumato! (accostandosigli pian piano sempre convulso) A quest'ora una giovane... in mia casa... ove sono gl'innocenti miei figli... Ah! vero lupo custode di agnelli.
DON GREGORIO Signor mar... che... se (come sopra).
MARCHESE (nell'avvicinarsi vedendo che don Gregorio ha qualche cosa sotto il tabarro) Cosa avete? Cosa avete li sotto?
DON GREGORIO Signor mar... chese nulla...
MARCHESE Come nulla! (con voce di collera).
DON GREGORIO Una bagattella... (Io cado freddo!) (da sé).
MARCHESE Mostrate, o ch'io vi perdo il rispetto.
DON GREGORIO È un affare mio particolare..,
MARCHESE Eh! che mi occulterete invano... (prendendo una parte del tabarro e scoprendo il bambino).
DON GREGORIO Ah! marchese mio.
MARCHESE Che vedo! (tremando).
DON GREGORIO (restando immobile per l'indecisione, con il fanciullo scoperto, guardando fisso il marchese) Non è niente.
MARCHESE E chi mi regge che non perda la ragione, e colle mie mani... (lanciandosi verso don Gregorio).



Scena quarta

Gilda e detti.

GILDA Ah marchese che fate, questo è figlio mio e sangue vostro (strappando il figlio dalle braccia di don Gregorio).
MARCHESE Sangue mio! sfacciata!
GILDA Sí, e niuno saprà strapparlo da queste braccia. (Qui vi vuole un'azione da romanzo) (da sé, ed entra stringendo e baciando il figlio).
MARCHESE Disonesta! Sangue mio!
DON GREGORIO (Nasca quel che sa nascere) (da sé). Sí, marchese tutto è scoperto, quello è sangue vostro.
MARCHESE Come? Snaturato!
DON GREGORIO Ah! che serve negarlo; venite fra le mie braccia.
MARCHESE Eh braccia d'inferno! (respingendolo).
DON GREGORIO (Ci vuol petto di ferro) (da sé). Uscite d'errore e non mi togliete in un istante, per una falsa apparenza, la stima che per tanti anni ho da voi meritato.
MARCHESE Come!
DON GREGORIO Sappiate.
MARCHESE Che?
DON GREGORIO (Là, tutt'un colpo) (da sé). Quella giovane è moglie e quel fanciullo è figlio...

MARCHESE Di chi?

DON GREGORIO Di Enrico figlio vostro.
MARCHESE Ah! son tradito! diceste il vero? Son disperato... Traditori... indegni... Mi volete nel sepolcro, ci siete riusciti (in furia).
DON GREGORIO Bisogna lasciarlo sfogare (da sé).
MARCHESE Figlio ingrato! No, che se di ciò sei reo, non sarai piú mio figlio. Ma è vero?
DON GREGORIO È vero (timorosamente). (Dopo dato il colpo convien lasciare uscire il sangue) (da sé).
MARCHESE Ah! ditemi che mentiste o la mia furia giungerà all'eccesso. Tant'amore, tante cure, tanti pensieri... Barbari tremate, vi farò veder chi sono.
DON GREGORIO Sfogatevi, sfogatevi marchese.
MARCHESE Che, m'insultate ancora!
DON GREGORIO No, guardi il cielo.
MARCHESE Sí, che sfogar mi dovrei sopra di voi il primo, che sareste stato il mezzano, torcimanno.
DON GREGORIO Oh! alto là signor marchese.
MARCHESE Io son fuori di me (abbattuto si ferma).
DON GREGORIO Insulti a don Gregorio non si fanno. Siete degno di scusa, se la collera v'acceca, ma non offendete l'onor di un uomo onesto quale son io, Solo questa mane Enrico mi svelò l'arcano, pieno di lagrime e d'avvilimento. Era venuta la giovane a piangere anch'essa nell'atto che giungeste; allorché per risparmiarvi una sorpresa simile, non potendola far uscire, la celai nelle mie camere. La necessità di farle nutrire il figlio m'indusse ad andare io stesso a prenderlo, quando non so per qual sospetto siete venuto a sorprendermi. Giuro sul piú sagro dell'onore che nulla prima di questa mane io non sapeva di ciò; ad Enrico era riuscito celar la sua unione per il tratto di un anno, come agli occhi vostri, cosí ai miei.
MARCHESE Perfido! Traditore!
DON GREGORIO Quanto vi dico è vero, e lo protesto con mille miei giuramenti. Il male è fatto, rimedio alcuno non può esservi; date luogo alla ragione, e vi tranquillizzi il riflesso che potea accadere di peggio. La giovane è la figlia del colonnello Tallemani, che era a voi ben cognito, il di cui grado non è dissimile dal vostro; se non ha ricchezze suppliranno a queste le sue buone qualità, che la faranno degna dell'amore di vostro figlio e del vostro perdono.
MARCHESE Perdono! Uditemi don Gregorio. Io son fuori di me. Io non vedrò mai piú mio figlio... Senza il mio assenso... a mio scorno, fosse la figlia di un sovrano, aver moglie! un figlio!... Partano all'istante da questa casa, vadano raminghi vittime della fame: e sopra loro e loro figli la mia mano paterna scaglierà... (in furia).



Scena quinta

Gilda con figlio nelle braccia seguita da Enrico e detti.

GILDA Sospendete alla vista di una disperata, che prima di veder fulminato dalla vostra mano quest'innocente, vuol sbranarlo in quest'istante; mirate... (con finta risoluzione rivolgendosi verso il figlio in atto di trucidarlo).
MARCHESE Che fate scellerata! e siete madre! (arrestandola).
GILDA E voi che fate? E siete padre! (con voce ferma).
MARCHESE Oh cielo! qual risposta! (da sé, facendo un arresto).
GILDA Discacciate, minacciate, maledite, e siete padre? E non son peggiori questi fulmini che il furor di una madre contro di un figlio nel procinto di vederlo maledire.
ENRICO (Brava) (a Gilda).
DON GREGORIO Cospetto!
MARCHESE (Oh quale scossa mi diede una tal sorpresa!) (da sé).
ENRICO Son reo, merito il vostro sdegno, ma vi chiedo pietà.
GILDA Perdonate Enrico e punite me sola.
MARCHESE (Ah sento che merito rimproveri, e che son padre) (da sé).
GILDA Non fu per offendervi.
ENRICO Onore mi costrinse.
GILDA Se voi siete padre...
ENRICO Lo sono anch'io.
GILDA Amore ci trasportò.
ENRICO Fu per amore.
MARCHESE (Ed amore ed il dovere trionfino) (da sé). È questa veramente la figlia di Tallemani? (a don Gregorio).
DON GREGORIO È lei in persona.
MARCHESE Siete legittimi sposi?
ENRICO Si, lo siamo, ve lo giuro.
MARCHESE Vi benedisse il cielo?
GILDA Siatene certo.
MARCHESE (dopo qualche contrasto ed irresoluzione) Ebbene vi perdono, v'abbraccio e benedico anch'io voi e la vostra prole.
DON GREGORIO Oh! bravo marchese.
ENRICO Ah caro padre!
GILDA Io muoio dal contento (baciando il figlio).
DON GREGORIO Date qua quest'innocente, giacché per sorte dorme, non facciamo che in queste consolazioni avesse da pericolare.
GILDA Ah sí, a voi lo fido.
DON GREGORIO Non dubitate son pratico... poniamolo in letto. (Come somiglia al padre) (entra e ritorna).
MARCHESE Figli, fo del mio sdegno un sagrificio al cielo. Una voce superiore mi parla, mi rimprovera il mio soverchio rigore e mi presagisce un fortunato avvenire Deh voi non deludete le mie speranze.
ENRICO No padre mio.
GILDA Non temete, né supponete già che uccider volessi Bernardino mio, lo feci solo per iscuotervi.
MARCHESE Intendo, mi narrerete poi come avete potuto...
GILDA Sí, quando sarete piú calmato.
ENRICO Tutto sa don Gregorio.



Scena ultima

Leonarda, Pippetto e detti.

PIPPETTO Signor padre abbiamo, ascoltato tutto, e giacché avete le mani in pasta, proseguite; fate felici anche queste due anime amanti.
MARCHESE Cosa dite mai!
DON GREGORIO Corpo del mondo!
PIPPETTO Amore mi ha traforato il cuore.
MARCHESE Sciocco; cosa v'immaginate, che pretendereste? (con disprezzo).
PIPPETTO Unire le nostre mani come sono teneramente unite le anime nostre.
MARCHESE (Sogno o vaneggio?) (da sé). Dite da senno?
GILDA Enrico l'avresti creduto?
ENRICO Sicuro che Leonarda gli andava sempre intorno (fra di loro).
MARCHESA Don Gregorio.
DON GREGORIO Signor marchese io resto di stucco.
PIPPETTO Dunque... (Di' qualche cosa ancora tu, come ha detto quella...) (piano a Leonarda).
MARCHESE Burlate! E voi nell'età che siete, donna pazza, volete cimentar la mia sofferenza?
LEONARDA (Va male, facciamo della necessità virtú) (da sé). Signore, e potreste credere che io dicessi da senno? Io ho lusingato questo ragazzo, fingendo di concedergli le primizie de' miei affetti, a solo oggetto che altrove non cercasse divagarsi, ma in verità non ho mai sognato di pensare ad esso.
PIPPETTO Infida! Fellona! M'ingannasti tu dunque? Furono falsi i giuramenti, finte le tue lagrime? Amanti, amanti, se non fu verace quel bel labro, quale lo sarà mai!
MARCHESE Tacete stolto (sgridandogli).
PIPPETTO Sí, mio padre; il cielo mi punisce perché non ho dato orecchio alli vostri precetti. Credetemi che il distacco da quel cuore mi costa lagrime amare.
MARCHESE Don Gregorio, neppur di questo non v'eravate avveduto?
DON GREGORIO Signore, e chi mai avria potuto immaginare che una donna di quell'età...
LEONARDA Non m'insultate signor don Gregorio.
MARCHESE Voi ritiratevi e disponetevi a render conto se nella vostra condotta v'è stata malizia, profittando del poco spirito di questo ragazzo.
LEONARDA Per me vi convincerete che sono pura come il cristallo, vi obbedisco, ma non posso lasciar di dire che don Gregorio è la causa della mia rovina e che la sua gelosia mi fa trattare in questo modo (via).
MARCHESE Don Gregorio.
DON GREGORIO E che! gli dareste orecchio?
MARCHESE No, avete ragione; essa non merita fede. Vedo però da quanto mi accade, che la soverchia austerità ed il rigore non sono i mezzi per la buona riuscita de' figli.
DON GREGORIO E converrete meco che l'educazione de' giovani deve formarsi a forza di dolcezza, di consigli, d'esempio, e mostrando ad essi il mondo con prudenza nel suo vero aspetto, scevro tanto dal fanatismo de' suoi partigiani quanto dalla falsa illusione de' pregiudizi.
MARCHESE È vero; Pippetto intanto partirà fra giorni per fare un viaggio e conoscere un poco il mondo.
PIPPETTO Ed allontanarmi da quell'ingrata. (Pare impossibile, sotto quel volto un'anima mendace!) (da sé).
MARCHESE Voi don Gregorio lo accompagnerete, e vi servirà l'accaduto per rendervi piú accorto.
DON GREGORIO Lo farò, né fiderò mai i giovani poco esperti al fianco di donne avanzate, ancorché fossero piú vecchie del diavolo.
MARCHESE Voi miei figli rimarrete meco. Amatemi ed amatevi.
ENRICO Lo faremo di cuore.
GILDA Con tutta l'anima.
MARCHESE Lo spero; e veggasi cosí in un istante uscir me dall'inganno.
ENRICO Vostro figlio dal timore.
GILDA La sua sposa dagli affanni.
PIPPETTO Pippetto dalle mani della menzognera Leonarda.
DON GREGORIO Ed il povero aio dall'imbarazzo


Giovanni Giraud


nella foto la compagnia Amici della prosa, di cui sono stato per anni presidente, ne "L'aio nell'imbarazzo"

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