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venerdì 9 dicembre 2011

L'uomo dal fiore in bocca



L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
UN PACIFICO AVVENTORE
N. B. -Verso la fine, ai luoghi indicati, sporgerà due volte il capo dal cantone 
un'ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio cappellino dalle piume piangenti.
Si vedranno in fondo gli alberi d'un viale, con le lampade elettriche che 
traspariranno di tra le foglie. Ai due lati, le ultime case d'una via che immette 
in quel viale. Nelle case a sinistra sarà un misero Caffè notturno con tavolini 
e seggiole sul marciapiede. Davanti alle case di destra, un lampione acceso. 
Allo spigolo dell'ultima casa a sinistra, che farà cantone sul viale, un fanale 
anch'esso acceso. Sarà passata da poco la mezzanotte. S'udrà da lontano, 
a intervalli, il suono titillante d'un mandolino.
Al levarsi della tela, l'Uomo dal fiore in bocca, seduto a uno dei tavolini, 
osserverà a lungo in silenzio l'Avventore pacifico che, al tavolino accanto, 
succhierà con un cannuccio di paglia uno sciroppo di menta.
L'UOMO DAL FIORE. Ah, lo volevo dire! Lei dunque un uomo pacifico è... 
Ha perduto il treno?
L'AVVENTORE. Per un minuto, sa? Arrivo alla stazione, e me lo vedo 
scappare davanti.
L'UOMO DAL FIORE. Poteva corrergli dietro!
L'AVVENTORE. Già. E` da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi
tutti quegli impicci di pacchi, pacchetti, pacchettini... Più carico d'un somaro! 
Ma le donne - commissioni... commissioni... - non la finiscono più. 
Tre minuti, creda, appena sceso di vettura, per dispormi i nodini di tutti 
quei pacchetti alle dita; due pacchetti per ogni dito.
L'UOMO DAL FIORE. Doveva esser bello! Sa che avrei fatto io? Li avrei 
lasciati nella vettura.
L'AVVENTORE. E mia moglie? Ah sí le mie figliuole? E tutte le loro amiche?
L'UOMO DAL FIORE. Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.
L'AVVENTORE. Perché lei forse non sa che cosa diventano le donne 
in villeggiatura!
L'UOMO DAL FIORE. Ma sí che lo so. Appunto perché lo so.
Pausa
Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.
L'AVVENTORE. Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno
 per risparmiare. Poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, piú brutto è, 
piú misero e lercio, e piú imbizzarriscono a pararlo con tutte le loro galanterie 
più vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto è la loro professione... 
- "Se tu facessi una capatina in città, caro! Avrei proprio bisogno di questo... 
di quest'altro... e potresti anche, se non ti secca (caro, il "se non ti secca") ... 
e poi, giacché ci sei, passando di là..." - Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore 
ti sbrighi tutte codeste faccende? - "Uh, ma che dici? Prendendo una vettura..." 
- Il guajo è che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa.
L'UOMO DAL FIORE. Oh bella! E perciò?
L'AVVENTORE. Ho lasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in 
deposito alla stazione; me ne sono andato a cenare in trattoria; poi, per farmi 
svaporar la stizza, a teatro. Si crepava dal caldo. All'uscita, dico, che faccio? 
Sono già le dodici; alle quattro prendo il primo treno; per tre orette di sonno, 
non vale la spesa. E me ne sono venuto qua. Questo caffè non chiude, è vero?
L'UOMO DAL FIORE. Non chiude, nossignore.
Pausa
E cosí ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione?
L'AVVENTORE. Perché me lo domanda? Non vi stanno forse sicuri? 
Erano tutti ben legati...
L'UOMO DAL FIORE. No, no, non dico!
Pausa
Eh, ben legati, me l'immagino: con quell'arte speciale che mettono i giovani 
di negozio nell'involtare la roba venduta...
Pausa
Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... 
ch'è per se stessa un piacere vederla... cosí liscia, che uno ci metterebbe 
la faccia per sentirne la fresca carezza... La stendono sul banco e poi con 
garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. 
Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, 
vi abbassano l'altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, 
come un di piú per amore dell'arte; poi ripiegano da un lato e dall'altro 
a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano 
alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta 
a legare l'involto, e legano cosí rapidamente, che lei non ha neanche 
il tempo d'ammirar la loro bravura, che già si vede presentare 
il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.
L'AVVENTORE. Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione 
ai giovani di negozio.
L'UOMO DAL FIORE. Io? Caro signore, giornate intere ci passo. 
Sono capace di stare anche un'ora fermo a guardare dentro una bottega 
attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d'essere, vorrei essere 
veramente quella stoffa là di seta... quel bordatino... quel nastro rosso 
o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, 
ha visto come fanno? se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice 
e al mignolo della mano sinistra, prima d'incartarlo.
Pausa
Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l'involto appeso 
al dito o in mano o sotto il braccio... Li seguo con gli occhi, finché 
non li perdo di vista... immaginando... - uh, quante cose immagino! 
Lei non può farsene un'idea.
Pausa - Poi, cupo, come a se stesso:~
Ma mi serve. Mi serve questo.
L'AVVENTORE. Le serve? Scusi... che cosa?
L'UOMO DAL FIORE. Attaccarmi cosí - dico con l'immaginazione - 
alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d'una cancellata.
Pausa
Ah, non lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: - aderire, 
aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri... - ma non della gente 
che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, 
una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione 
può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle 
minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come 
lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; 
ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa quel particolare alito che 
cova in ogni casa? nella sua, nella mia. - Ma nella nostra, noi, non l'avvertiamo più, 
perché è l'alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sí...
L'AVVENTORE. Sí, perché... dico, deve essere un bel piacere codesto che 
lei prova, immaginando tante cose...
L'UOMO DAL FIORE (con fastidio, dopo averci pensato un po'). Piacere? Io?
L'AVVENTORE. Già... mi figuro...
L'UOMO DAL FIORE. Mi dica un po'. E` stato mai a consulto da qualche 
medico bravo?
L'AVVENTORE. Io no, perché ? Non sono mica malato!
L'UOMO DAL FIORE. Non s'allarmi! Glielo domando per sapere se 
ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno 
ad aspettare il loro turno per essere visitati.
L'AVVENTORE. Ah, sí. Mi toccò una volta d'accompagnare una mia 
figliuola che soffriva di nervi.
L'UOMO DAL FIORE. Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale...
Pausa
Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle 
seggiole imbottite, spesso scompagne... quelle poltroncine... E` roba 
comprata di combinazione, roba di rivendita, messa lí per i clienti; 
non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per sé, per le amiche 
della sua signora, un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe 
qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto portata qua nella sala 
dei clienti a cui basta questo arredo cosi, alla buona, decente, sobrio. 
Vorrei sapere se lei, quando andò con la sua figliuola, guardò attentamente 
la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando.
L'AVVENTORE. Io no, veramente...
L'UOMO DAL FIORE. Eh già; perché non era malato...
Pausa
Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male.
Pausa
Eppure, quante volte certuni stanno lí intenti a guardarsi il dito che fa 
segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! 
Pensano e non vedono.
Pausa
Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, 
il rivedere la seggiola su cui poc'anzi, in attesa della sentenza sul nostro male 
ancora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata da un altro cliente, 
anch'esso col suo male segreto; o là, vuota, impassibile, in attesa che un altro 
qualsiasi venga a occuparla.
Pausa
Ma che dicevamo? Ah, già... I1 piacere dell'immaginazione. - Chi sa perché, 
ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti 
stanno in attesa del consulto!
L'AVVENTORE. Già... veramente...
L'UOMO DAL FIORE. Non vede la relazione? Neanche io.
Pausa
Ma è che certi richiami d'immagini, tra loro lontane, sono cosí particolari 
a ciascuno di noi; e determinati da ragioni ed esperienze cosí singolari, 
che l'uno non intenderebbe più l'altro se, parlando, non ci vietassimo di 
farne uso. Niente di piú illogico, spesso, di queste analogie.
Pausa
Ma la relazione, forse, può esser questa, guardi: - Avrebbero piacere 
quelle seggiole d'immaginare chi sia il cliente che viene a sedere su loro 
in attesa del consulto? che male covi dentro? dove andrà, che farà dopo la visita? 
- Nessun piacere. E cosí io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono là, 
povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, è anche un'occupazione 
simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta 
occupando lei, e creda che non provo nessun piacere del treno che ha perduto, 
della famiglia che lo aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidi che posso 
supporre in lei.
L'AVVENTORE. Uh, tanti, sa!
L'UOMO DAL FIORE. Ringrazii Dio, se sono fastidi soltanto.
Pausa
C'è chi ha di peggio, caro signore.
Pausa
Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, 
ma così, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi... anzi... 
per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché 
veramente non debba importare a nessuno di finirla.
Con cupa rabbia:~
E questo è da dimostrare bene, sa? con prove ed esempi continui, 
a noi stessi, implacabilmente. Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa
 sia fatto, ma c'è, c'è, ce lo sentiamo tutti qua, come un'angoscia nella gola, 
il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, 
perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è cosí sempre ingorda di se stessa, 
che non si lascia assaporare. I1 sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. 
I1 gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. 
Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... 
a tante stupide illusioni... insulse occupazioni... Sí, sí. Questa che ora qua è una sciocchezza... questa che ora qua è una noja... e arrivo finanche a dire, 
questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, 
a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquisterà... 
che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... 
specialmente quando si sa che è questione di giorni. .
A questo punto dal cantone a destra sporgerà il capo a spiare la donna 
vestita di nero.
Ecco... vede là? dico là, a quel cantone... vede quell'ombra di donna? 
- Ecco, s'è nascosta!
L'AVVENTORE. Come ? Chi. . . chi era ?...
L'UOMO DAL FIORE. Non l'ha vista? S'è nascosta.
L'AVVENTORE. Una donna?
L'UOMO DAL FIORE. Mia moglie, già.
L'AVVENTORE. Ah! la sua signora ?
L'UOMO DAL FIORE (dopo una pausa). Mi sorveglia da lontano. 
E mi verrebbe, creda, d'andarla a prendere a calci. Ma sarebbe inutile. 
E` come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che piú lei le prende a calci, 
e piú le si attaccano alle calcagna.
Pausa
Ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. 
Non mangia, non dorme piú. Mi viene appresso, giorno e notte, cosí, 
a distanza. E si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta che tiene in capo, 
gli abiti. - Non pare piú una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono impolverati 
per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; e ha appena trentaquattro anni.
Pausa
Mi fa una stizza, che lei non può credere. Le salto addosso, certe volte, 
le grido in faccia: - Stupida! - scrollandola. Si piglia tutto. 
Resta lí a guardarmi con certi occhi... con certi occhi che, le giuro, 
mi fan venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. 
Aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi a distanza.
Di nuovo a questo punto, la donna sporgerà il capo.
Ecco, guardi... sporge di nuovo il capo dal cantone.
L'AVVENTORE. Povera signora!
L'UOMO DAL FIORE. Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? 
ch'io me ne stessi a casa, quieto, tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte 
le sue più amorose e sviscerate cure; a godere dell'ordine perfetto 
di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio 
che c'era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto
da pranzo. - Questo vorrebbe! Io domando ora a lei, per farle intendere 
l'assurdità... ma no, che dico l'assurdità! la màcabra ferocia di questa pretesa, 
le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, 
sapendo del terremoto che di lí a poco le avrebbe sconquassate, 
avrebbero potuto starsene tranquille sotto la luna, ordinate in fila lungo 
le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione 
edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, se ne sarebbero scappate! 
Immagini i cittadini di Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi 
placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, mettere le scarpe
 fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco 
delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti. 
- Le sembra possibile?
L'AVVENTORE. Ma forse la sua signora...
L'UOMO DAL FIORE. Mi lasci dire ! Se la morte, signor mio, 
fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente
 ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all'improvviso, 
lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice: "Scusi, permette? lei, egregio signore, 
ci ha la morte addosso ". E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... 
Sarebbe magnifica! Ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi. 
Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l'hanno addosso; nessuno la vede; 
ed essi pensano quieti e tranquilli a ciò che faranno domani e doman l'altro. Ora io,
Si alzerà.
caro signore, ecco... venga qua...
Lo farà alzare e lo condurrà sotto il lampione acceso.
qua sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... 
Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? 
Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... 
più dolce d'una caramella: - Epitelioma, si chiama. 
Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma... 
La morte, capisce? è passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: 
- "Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!"
Pausa
Ora mi dica lei, se con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa 
tranquillo e quieto, come quella disgraziata vorrebbe.
Pausa
Le grido: - Ah sì, e vuoi che ti baci? - "Sì, baciami" - Ma sa che ha fatto? 
Con uno spillo, l'altra settimana, s'è fatto uno sgraffio qua, sul labbro, 
e poi m'ha preso la testa e mi voleva baciare... baciare in bocca... 
Perché dice che vuol morire con me.
Pausa
E` pazza...
Poi con ira:
A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, 
io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perché, lei capisce, 
se mi si fa un momento di vuoto dentro... lei lo capisce, 
posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco... 
cavare la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, 
abbia perduto il treno...
Riderà.
No no, non tema, caro signore: io scherzo!
Pausa
Me ne vado.
Pausa
Ammazzerei me, se mai...
Pausa
Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... Come le mangia lei? 
con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà; si premono con due dita, 
per lungo... come due labbra succhiose... Ah, che delizia!
Riderà. - Pausa
Mi ossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura.
Pausa
Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra...
Pausa
E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello
 disterà un poco dalla stazione. - All'alba, lei può fare la strada a piedi. 
- I1 primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. 
Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò.
Pausa
Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.
Riderà. Poi:~
Buona notte, caro signore.
E s'avvierà, canticchiando a bocca chiusa il motivetto del mandolino lontano, 
verso il cantone di destra; ma a un, certo punto, pensando che la moglie sta li 
ad aspettarlo, volterà e scantonerà dall'altra parte, seguito con gli occhi dal 
pacifico avventore quasi basito.


Luigi Pirandello

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