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sabato 19 febbraio 2011

IL GIUOCO DELLE PARTI

ATTO SECONDO



In casa di Leone Gala. Una strana sala da pranzo e da studio. Tavola apparecchiata e scrivania con libri e carte. Scaffali di libri e vetrine con ricche suppellettili da tavola. Uscio in fondo per cui si va nella camera da letto di Leone. Uscio laterale a sinistra, per cui si va nella cucina. La comune a destra.


Scena prima
Leone Gala, Guido Venanzi, Filippo detto Socrate.
Al levarsi della tela, Leone Gala, con berretto da cuoco e grembiule, è intento a sbattere con un mestolino di legno un uovo in una ciotola. Filippo ne sbatte un altro, parato anche lui da cuoco. Guido Venanzi ascolta, seduto.

LEONE (a Guido alludendo a Filippo) Ecco, sì: potrebbe anche essere il mio diavolo...
FILIPPO (burbero, seccato) Il diavolo che vi porti!
LEONE Impreca. E ora non posso più dire...
FILIPPO Ma che volete dire? Statevi zitto!
GUIDO Che siete Socrate, invece.
FILIPPO (a Leone) Con codesto Socrate voi dovete finirla! Perché io non lo conosco!
LEONE Come! Non lo conosci?
FILIPPO Nossignore. E non voglio averci da fare. Badate all'uovo!
LEONE Ci bado, ci bado...
FILIPPO E come lo girate?
LEONE Che cosa?
FILIPPO Il mestolo! il mestolo!
LEONE Eh, per il suo verso, non dubitare!
FILIPPO Avvelenerete codesto signore, a colazione, ve lo dico io, se seguitate a chiacchierare.
GUIDO No, che! Mi diverto tanto!
LEONE Gli faccio un po' di vuoto per aprirgli l'appetito.
FILIPPO Insomma, mi disturbate!
LEONE Ah, così dovevi dire!
FILIPPO Sissignore, sissignore... E che fate adesso?
LEONE Che faccio?
FILIPPO Ma seguitate a sbattere, perdio! Non bisogna allentare un momento!
LEONE Ecco, ecco.
FILIPPO È possibile che io debba avere gli occhi a quel che fa, gli orecchi a quel che dice, e la testa che mi vola via dietro a tutte le sciocchezze che gli scappano di bocca? Me ne vado in cucina!
LEONE Ma no, via! Sta' qua. Starò zitto.
Piano a Venanzi, ma in modo che Filippo lo senta:
Lo ha rovinato Bergson.
FILIPPO Ecco che tira fuori adesso questo Bergson!
LEONE Ma sì, perbacco!
A Venanzi:
Dacché gli ho esposto la teoria dell'intuizione, è diventato un altro. Era un formidabile ragionatore...
FILIPPO Io non ho ragionato mai, per vostra regola! E ve ne faccio subito la prova, se seguitate! Vi lascio qua tutto, e vi pianto, una volta e per sempre!
LEONE Capisci? E poi non debbo dire che Bergson me l'ha rovinato! Ma Bergson, va bene, posso esser d'accordo con te nella critica che fa della ragione...
FILIPPO E dunque, basta! Sbattete!
LEONE Sbatto, sbatto... Ma stammi a sentire! Quel che di fluido, di vivente, di mobile, di oscuro è nella realtà, sissignori, sfugge alla ragione...
A Venanzi, come tra parentesi:
Come le sfugge poi, non lo so, per il solo fatto che il signor Bergson può dirlo! Come fa a dirlo? Chi glielo fa dire, se non la ragione? E dunque non le sfugge, mi pare, è vero?
FILIPPO (gridando esasperato) Sbattete!
LEONE E sto sbattendo, non vedi? Sta' a sentire, Venanzi: è un bellissimo giuoco, questo che la ragione fa al signor Bergson, dandogli a credere di esser detronizzata e avvilita da lui, con infinita delizia di tutte le irragionevoli dame di Parigi! Sta' a sentire. Secondo lui, la ragione può considerare soltanto i lati e i caratteri identici e costanti della materia; ha abitudini geometriche, meccaniche; la realtà è un flusso ininterrotto di perpetua novità, e lei la spezzetta in tante particelle stabili e omogenee...
FILIPPO (Che non lo perde un momento di vista, sbattendo sempre nella sua ciotola, pian piano, curvo, gli s'appressa; coglie il punto in cui Leone, infervorandosi, smette un tratto di sbattere, e gli grida) E che fate adesso?
LEONE (con un soprassalto, rimettendosi subito a sbattere) Hai ragione... sì... ecco, sbatto.
FILIPPO Ma non vedete che codesto parlare della ragione non vi serve ad altro che a farvi perdere la testa?
LEONE Oh, senti, se la testa che perdo non deve servirmi ad altro che a sbattere un uovo, caro mio! Abbi pazienza! È necessario, sì, lo riconosco, sbattere le uova; e sono obbediente (ecco qua) a questa necessità che tu m'insegni...
GUIDO (interrompendo) Siete veramente divini tutti e due!
LEONE Nient'affatto! Sono divino io solo! Lui, da un pezzo in qua, corrotto da Bergson...
FILIPPO Vi prego di credere, che a me non mi ha corrotto nessuno!
LEONE Ma sì, caro mio: sei diventato così deplorevolmente umano, che non ti riconosco più! Lasciami un po' discorrere, perdio! Un po' di vuoto, mentre a furia di sbattere ho fatto il pieno in questa ciotola!
Si sente una forte scampanellata alla porta. Filippo posando la ciotola, si reca verso l'uscio a destra per andare ad aprire.
LEONE (posando la ciotola) Aspetta... aspetta... Vieni qua: slacciami prima questo grembiule...
Filippo eseguisce.
E porta in cucina anche questo.
Si leva il berretto e glielo dà.
FILIPPO Gli avete fatto onore, ve lo dico io!
Via per l'uscio a sinistra; lascerà in cucina il berretto e il grembiule di Leone e rientrerà poco dopo (mentre si svolgerà la scena seguente rapidissima, tra Leone e Guido) per prendere e portare in cucina anche le due ciotole con le uova sbattute, dimenticandosi di andare ad aprire. 




IL GIUOCO DELLE PARTI, di Luigi Pirandello (il dialogo filosofico all'inizio del secondo atto)



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